Il Tirreno

Livorno

Uccise il coinquilino, subito il processo per il delitto di corso Amedeo

Federico Lazzotti
Massimo Spagnoli e il luogo del delitto
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Massimo Spagnoli e il luogo del delitto

Livorno, chiesto il giudizio immediato per Massimo Spagnoli: dopo la coltellata mortale ha lavato l’arma. L'avvocato punta a dimostarre la legittima difesa 

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LIVORNO. Massimo Spagnoli comparirà davanti alla corte d’Assise del tribunale di Livorno il prossimo 12 ottobre per la prima udienza del processo per l’omicidio del coinquilino. Il pubblico ministero Daniele Rosa ha infatti chiesto il giudizio immediato per l’ex artigiano che la notte del 12 marzo scorso ha ucciso con una coltellata al cuore Ion Neogovici, 47 anni, al termine di una lite furibonda nel fondo trasformato in appartamento che i due dividevano da tre mesi in corso Amedeo.

L’accusa nei confronti del pensionato, in carcere dalla notte del delitto e difeso dall’avvocato Edoardo Castagnola, è quella di omicidio volontario. «Non è escluso - spiega il legale - che chiederemo di essere giudicati con rito abbreviato». Secondo il pm, che ha coordinato le indagini della polizia, ci sono prove evidenti di colpevolezza. Ora il processo dovrà soprattutto chiarire se si sia trattato di un omicidio volontario oppure se la contestazione potrà essere rivista (omicidio preterintenzionale o eccesso di legittima difesa) evitando la condanna l’ergastolo all’imputato.

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Un elemento fondamentale che il pm userà per dimostrare la sua tesi, riguarda quello che è avvenuto subito dopo l’aggressione. Spagnoli dopo aver sferrato il fendente avrebbe lavato l’arma forse per depistare le indagini. Un elemento che se confermato in aula potrebbe aggravare la posizione dell’imputato.

Eppure, lo stesso settantenne, nei due interrogatori a cui è stato sottoposto, ha sempre ripetuto di non voler uccidere ma di essersi solo difeso. «Il pomeriggio di sabato - ha detto - avevamo litigato per l'acqua calda: avevo acceso il boiler prima di uscire - verso le tre - ma quando sono tornato a casa, alle sei, era vuoto. Ho protestato, mi sono arrabbiato e lui mi ha aggredito: mi ha messo le mani al collo. Gli ho detto di non farlo più, ho anche chiamato sua cugina e le ho spiegato che in vita mia nessuno mi aveva mai picchiato e non volevo che succedesse di nuovo. Qualche ora dopo l'ha rifatto: mi ha dato uno schiaffo perché gli ho detto di abbassare il volume della televisione: non volevo che i vicini chiamassero il proprietario e magari ci buttasse fuori. Ecco perché è cominciata la lite...».

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