Il Tirreno

Livorno

«Vogliamo Daniela al lavoro»

di Francesca Suggi
«Vogliamo Daniela al lavoro»

Licenziata per un panino, il quartiere sta con la commessa e firma la petizione

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LIVORNO. «Siamo qui per sostenere Daniela, vogliamo che torni al lavoro perché lei, come tutte, sono bimbe fantastiche, cordiali e professionali». E ancora: «Un panino non si ruba, è solo un brutto pretesto che Daniela non si merita e se non sarà reintegrata non metterò più piede in quel negozio». «Là dentro c’è una brutta atmosfera, se c’è qualcuno che deve andare via è il titolare». Tante voci, un solo desiderio, quello che torni al lavoro Daniela Gori, la commessa del punto vendita Conad di via Baroni, licenziata per un panino. Loro sono decine di abitanti-clienti del supermercato, in prima fila alla manifestazione, per dimostrare che il quartiere della stazione sta con la 44enne livornese, da 13 anni tra quegli scaffali. A parte gli affezionati, là fuori dal negozio, c’è il Coordinamento lavoratori e lavoratrici livornesi, c’è il sindacato Usb e ci sono quasi tutte le colleghe di Gori - insieme a quelle di altri punti vendita - che hanno scioperato per “quella bimba speciale”. E ovviamente c’è lei, che si definisce vittima di un episodio assurdo, che le è costato una lettera di licenziamento. «Giovedì abbiamo avuto un primo tentativo di conciliazione con l’azienda - spiega Diego Perez di Usb - L'esito è stato negativo: noi chiedevamo due cose, da una parte la derubricazione della sanzione, da licenziamento a sospensione e dall’altra il trasferimento della lavoratrice in un altro punto vendita Conad. L’azienda ci ha detto no, ha proposto una soluzione economica, della serie "prendi i soldi e vai via", Gori giustamente ha rifiutato, perché vuole il reintegro, ovvero riavere ciò che le è stato tolto ingiustamente, il suo posto di lavoro. La lotta continua». Là fuori tra striscioni e solidarietà si raccolgono firme a sostegno della commessa, per ora sono 600 e sono destinate a crescere. All’interno del negozio c'è il titolare, Guido Startari, di Cecina. «E' già stato detto quello che serve, non dico altro». Nessuna possibilità di ripensamento? «Non ho da dire niente in merito», ci liquida.

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