Sicurezza
Licenziata per un panino, il quartiere sta con Daniela Gori - Video
Livorno, nuovo sciopero davanti alla Conad di via Baroni a sostegno della commessa: seicento per ora le firme raccolte. Fallito il primo tentativo di conciliazione con l'azienda per il reintegro della donna
LIVORNO. Seicento firme destinate a crescere e un intero quartiere che si stringe attorno a Daniela Gori, la commessa, dipendente del punto vendita Conad di via Baroni, che sarebbe stata licenziata per un panino. Lei "la bimba speciale", come la definiscono gli abitanti che da anni si servono in quel supermercato. Qui rione stazione: dopo lo sciopero di sabato scorso, ecco che anche oggi, sabato 11 giugno, si torna a manifestare davanti al market a sostegno di Daniela e di tutte le lavoratrici - una decina in tutto - che stanno lottando per la loro collega licenziata nei giorni scorsi. Là fuori tra striscioni e solidarietà ci sono i membri del Coordinamento lavoratori e lavoratrici livornesi, c'è il sindacato Usb, ci sono quasi tutte le colleghe di Gori che hanno fatto sciopero.
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Tante le persone che chiedono di poter firmare la petizione a sostegno della commessa. E ovviamente c'è lei, che si definisce vittima di un episodio assurdo che le è costato una lettera di licenziamento. Intanto il market è comunque aperto, all'interno c'è anche il titolare, Guido Startari che non vuole rilasciare ulteriori dichiarazioni: "E' già stato detto tutto quello che serve: quelo che è accaduto per me ha rappresentato una grave lesione del clima di fiducia che c'è in negozio". Nessuna possibilità di ripensamento quindi? "Non ho da dire niente in merito", ci liquida.
La vicenda. E' Gori a raccontare ciò che è successo un mese fa: «Un mese fa -dice - ho fatto colazione al supermercato con un panino preso al banco della gastronomia. Ho tolto l'etichetta adesiva (il prezzo era di circa un euro e venti) e l'ho messa nel portafogli, pensando di pagare a fine turno come sempre. Però, dopo aver timbrato l’uscita e aver fatto la spesa, alla cassa mi sono dimenticata di quel panino. E lì è intervenuto il proprietario del negozio probabilmente mi stava tenendo d’occhio...». Così è iniziata questa vicenda. «Ma la colazione l’hai pagata?», questa - dice lei - la domanda di Startari. «Pensavo di averlo fatto - continua la commessa - invece l’etichetta era ancora nella borsa. A quel punto volevo pagare il panino, ma lui mi ha fermato e mi ha detto che l’azienda non sarebbe certo fallita per così poco... Però mi ha dato subito una settimana di ferie, a partire dal giorno successivo». Il preludio al licenziamento, anticipato da una sanzione disciplinare («la prima della mia vita») e da una sospensione. E non è servito neanche il colloquio con il responsabile del personale del Conad.
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Il primo tentativo di conciliazione fallito. Giovedì 9 giugno tra l'azienda e il sindacato Usb si è svolto un tentativo di conciliazione. "L'esito purtroppo è stato negativo - spiega Diego Perez di Usb - la Conad ha proposto una soluzione economica non quantificata, della serie "prendi i soldi e vai via", Gori giustamente ha rifiutato, perché vuole il reintegro, ovvero riavere ciò che le è stato tolto ingiustamente, il suo posto di lavoro. La lotta continua".
La voce del quartiere. Tanti gli abitanti del quartiere che si sono dati appuntamento davanti al punto vendita per firmare la petizione. Molti di loro sono indignati e dicono di non volersi più servire in quel supermercato. "Un sacrificio certo, ma all'interno la tensione si tocca con mano e poi dopo un'ingiustizia del genere io lò dentro non ci metto più piede", racconta Francesca Gigliotti che è andata pure all'interno del punto vendita per dire la sua al titolare. Come lei, sono tante le voci a sostegno della commessa: "Noi senza queste bimbe non si può vivere, sono tutte speciali, compresa Daniela mi hanno sempre aiutato a non curvarmi per fare la spesa visto che ho 90 anni, sono buone, sensibili, brave e competenti", aggiunge tra le altre, la 90enne Amelia Pucci.
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