Gioco
Quei 300 chili di cocaina mai giunti in porto
Lo scalo labronico protagonista del grosso giro di spaccio in Toscana: era atteso un carico kolossal
LIVORNO. Le telefonate si inseguono come cavalli imbizzarriti nelle celle dei quartieri livornesi. I broker della droga dell’inchiesta Akuarius dei carabinieri e della finanza, si danno da fare giorno e notte per procurare e poi piazzare la roba. Movimentano decine di chili di droga, i carabinieri nel corso dei 9 mesi di indagine, ne sequestrano una sessantina. Ma il sospetto è che il giro di affari sia molto più ampio. In porto il via vai di container provenienti soprattutto dalla Colombia, ma anche dalla Repubblica Dominicana, non dà tregua. I principali procacciatori di roba (i membri del gruppo la chiamano fatture, pellame e documenti) sono Giuseppe Raucci, che poi sappiamo che fine abbia fatto, e il suo amico Rincon Fabian, 33 anni, residente al mercato.
Sono proprio loro due gli artefici di un grosso colpo: 300 chili di cocaina di altissima qualità in arrivo dalla Colombia in città. I due si sentono quotidianamente con i fornitori colombiani, alcuni dei quali sono anche in collegamento con il gruppo romano (quello dello zucchero spacciato per coca). Ma poi qualcosa va storto. E i 300 chili non arrivano più. Ma gli affari non mancano. E neanche i clienti. A Livorno, secondo quanto emerso dalle indagini, ce ne sono almeno 6 e sono tutti coinvolti nell’inchiesta. Oltre a quelli che sono considerati i capi, Yuri Cambi e Carmine Balzano, ci sono (tutti ai domiciliari) Riccardo Del Vivo, 67 anni della Bastia, Ivano Sighieri, 66, di Colline, Manuel Morgon, 33, di Torretta, e Artan Kollcaku, albanese di 46 anni, senza dimora ma spesso in città. (l.l.)
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