Il Tirreno

Livorno

Raspanti e Cepparello lasciano Buongiorno

di Juna Goti
Raspanti e Cepparello lasciano Buongiorno

L’ex candidato sindaco e l’ex presidente dell’associazione entrano nel gruppo misto «Sì, voteremmo la sfiducia ai 5 Stelle». E lanciano un nuovo progetto di centrosinistra

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LIVORNO. «No, non era più casa nostra...». Nella galassia della politica livornese e dei suoi equilibri è di fatto un terremoto. Perché nonostante i diretti interessati cerchino di non alzare i toni, di usare parole politically correct, di non fare la parte di quelli che si erano tanto amati e ora divorziano, la notizia non può passare inosservata. Anzi, dopo lo strappo interno ai Cinque Stelle, con l’espulsione di tre consiglieri comunali, è forse il passaggio più rilevante dal punto di vista squisitamente politico da quando nel 2014 le elezioni hanno consegnato un nuovo assetto alla città: Andrea Raspanti e Giovanna Cepparello lasciano Buongiorno Livorno. Non due volti qualsiasi, ma l’ex candidato sindaco da 14.000 voti (nonché capogruppo) e l’ex presidente e capolista della forza politica di sinistra che hanno contribuito a fondare e che due anni fa, al debutto, è schizzata al terzo posto dopo Pd e M5S.

Fine dell’amore, le strade si dividono: ieri Raspanti e Cepparello hanno formalizzato l’uscita dall’associazione e stamani formalizzeranno l’uscita dal gruppo che d’ora in poi sarà rappresentato solo da Marco Bruciati. Resteranno consiglieri e confluiranno nel gruppo misto, ma formeranno un sottogruppo «indipendente e staccato» - hanno sottolineato ieri - da quello dell’ex grillino Marco Valiani (che a questo punto perderà la carica di capogruppo). Il nome è da decidere.

Perché? La rottura era nell’aria da tempo, come raccontammo il 23 aprile, quando Raspanti dichiarò di non sentirsi più né rappresentato né rappresentativo della «sensibilità prevalente» dentro Bl. Oggi ci sono due fatti che fotografano meglio di ogni altra parola la situazione: da una parte il nuovo direttivo dirama una nota in cui sottolinea che un commissariamento del Comune sarebbe il male dei mali, il «più velenoso», quello che «non vogliamo»; dall’altra Raspanti e Cepparello dicono a chiare lettere che non la presenterebbero loro ma sarebbero «pronti a prendere in considerazione una mozione di sfiducia motivata e ben fatta» al sindaco M5S Filippo Nogarin, e «ad accollarci qualche mese di commissariamento».

Due posizioni agli antipodi, che raccontano il profondo confronto interno degli ultimi mesi tra l’area più moderata e quella più di sinistra. «Un confronto che ha dato modo di arrivare a comprendere le ragioni dell’uscita nostra e di altri, evidenziando la distanza fra ciò che noi ritenevamo più opportuno per Livorno e ciò che pensava la maggioranza interna».

Raspanti e Cepparello premettono che la loro «decisione drammatica» è stata «accolta con rispetto e comprensione dagli organismi associativi» e che resteranno nella stanza con Bruciati. Per la serie: niente di personale e «non formeremo un polo anti-Bl». Ma la profonda frattura politica è un fatto.

Distanze profonde su come intendere il futuro della città, sui rapporti con i 5 Stelle, sul giudizio nei confronti dell’amministrazione Nogarin. Lo dice Raspanti: «C’è un giudizio diverso rispetto all’orientamento di voto che avevamo dato al ballottaggio. Allora aveva un senso storico, il cambiamento si ottiene quando si azzarda, ma il M5S non si è dimostrato all’altezza del rischio e per quanto ci riguarda abbiamo visto abbastanza, non ha più niente da dare a questa città». E ancora: «Nogarin aveva il mandato di riunificare Livorno, risollevarla economicamente, mettere a frutto le energie soffocate dal Pd, invece ha fallito». «L’atteggiamento giustizialista del M5S - rincara Cepparello - è pericoloso, ha diviso la città in buoni e cattivi, il caso Aamps è emblematico».

Ok, ma adesso? I due consiglieri - ora battitori liberi e corteggiati da più parti, Pd compreso - daranno vita a un nuovo percorso politico guardando anche verso le prossime elezioni? La risposta è sì: un movimento «progressista» e «di centrosinistra». «La mia breve carriera politica - risponde a margine Raspanti - mi dà atto di essere una persona che si è sempre mossa in spregio a tutte le convenienze. Non ho voluto far valere il peso dei miei voti alle amministrative, non ho forzato la mano quando ci sono state le elezioni regionali, non ho mai assecondato i tentativi di avvicinamento che ci sono stati in questi due anni da tante direzioni. La mia è una scelta di coscienza e politica: a un certo punto mi sono accorto che rimanere dentro Bl avrebbe comportato l’impossibilità di portare avanti le mie convinzioni. La decisione asseconda un bisogno di indipendenza, di libertà politica, anche per l’espletamento dei compiti di consigliere».

Quindi arriva al dunque: «Il nuovo gruppo che formeremo in consiglio sarà il seme di un progetto politico che abbiamo per questa città. Un progetto che punta a offrire un soggetto promotore di una logica di confronto più ampia, più inclusiva, che possa riunire attorno a obiettivi concreti e valori progressisti. Non vuol dire fare la rivoluzione, ma creare una città migliore rispetto a quella che abbiamo visto finora».

Incalzato Raspanti non chiude al dialogo con nessuno, ma dice di non voler aderire a schieramenti tradizionali e di non considerare a oggi una priorità il dialogo con le segreterie di partito. «Il progetto - riprende - parte adesso e si basa sull’attenzione che tante persone, che non sono mai state in Bl o che erano in Bl e sono uscite, hanno manifestato per il lavoro che abbiamo fatto in consiglio e per i temi che abbiamo cercato di sostenere. Elaboreremo un manifesto politico che dia il senso del nostro impegno e della prospettiva».

«So - conclude - che mi vengono attribuiti i progetti più fantasiosi: chi mi dà in parlamento con Civati, chi in lista con il vescovo e Ruggeri. Parole che spesso sono solo lo specchio delle tensioni interne ad altri partiti. Per quanto mi riguarda dico che il rapporto con il Pd è un rapporto con un partito che in città non ha ancora voluto fare davvero i conti con il passato e con le ragioni della sconfitta».

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