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Travolse e uccise una donna in auto, il pirata di Vicarello condannato a otto anni
Livorno, Simone Carmignani, 28 anni, era alla guida della macchina che il 31 agosto 2015 ha investito Rosa Anna Lo Bianco prima di scappare. Il giudice ha revocato la patente al giovane e disposto un risarcimento di 400mila euro
LIVORNO. «Lo sa che da quel giorno non sono mai più passato per quella strada, proprio non ce la faccio, è più forte di me...E comunque vada il processo nessuno potrà mai restituirmi mia moglie e la nostra felicità». Santo Bontempo, 51 anni, professione paracadutista, è vedovo dalla mattina del 31 agosto scorso, quando Rosa Anna Lo Bianco, 54 anni, originaria di Cefalù, è stata travolta e uccisa mentre faceva jogging lungo la strada provinciale 555 che collega Mortaiolo a Vicarello, in località Le Murelle. «L’avevo appena salutata».
Marteì 7 giugno il militare ha atteso per ore, in compagnia dei due figli davanti all’aula dell’udienza preliminare, prima di poter ascoltare il giudice Antonio Pirato leggere il dispositivo con il quale ha condannato a otto anni complessivi Simone Carmignani, 28 anni, accusato di omicidio colposo, omissione di soccorso e guida sotto l’effetto di droghe. Quella maledetta mattina di fine estate, infatti, c’era il giovane impiegato alla guida della Opel Astra nera che ha investito la donna, casalinga con mille passioni, prima di fuggire e mettere in scena un goffo tentativo di depistaggio fingendo di essere stato vittima di un furto.
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Ad aggravare la posizione dell’imputato ci si sono messe anche le analisi tossicologiche alle quali è stato sottoposto e che hanno riscontrato tracce di cannabis e cocaina nel suo organismo. «Due giorni prima a una festa ho fumato uno spinello, mi hanno offerto della cocaina e ho fatto un tiro. Ma nel momento in cui è avvenuto l’incidente non ero sotto l’effetto di droghe», ha spiegato durante l’udienza di convalida tre giorni dopo la tragedia. Anche ieri mattina, il ventottenne, arrestato e portato in carcere il giorno dell’incidente prima di essere trasferito agli arresti domiciliari, ha ripetuto di «essere stato ingannato dal sole» che non gli avrebbe permesso di vedere la figura della donna che correva in senso opposto al suo senso di marcia.
«Stavo andando al lavoro - è la versione del giovane - ed ero diretto verso la Fi-Pi-Li per poi raggiungere Montopoli. Mentre percorrevo la strada provinciale avevo il sole in faccia, era basso e ricordo che non riuscivo a vedere bene davanti a me. A un certo punto una macchina che proveniva nella direzione opposta ha invaso la mia corsia. A quel punto ho sterzato velocemente per evitare l’incidente». Una versione che non ha convinto né la famiglia della vittima, né gli esperti che hanno ricostruito lo schianto. «Avevo lasciato mia moglie pochi minuti prima - prosegue il marito - e non ricordo che ci fosse il sole».
Il dispositivo. La sentenza firmata dal giudice Antonio Pirato è molto articolata. Quattro, infatti, i capi d’imputazione sui quali il giudice si è dovuto esprimere nel processo che si è svolto con rito abbreviato garantendo all’imputato uno sconto di un terzo sulla pena complessiva. Per l’omicidio colposo - si legge nel dispositivo - il giudice ha condannato Carmignani a cinque anni e quattro mesi, un anno e otto mesi, invece per il reato che riguardava l’omissione di soccorso e il successivo tentativo di depistaggio con una chiamata ai carabinieri nella quale ha raccontato del (falso) furto dell’auto. «Ho visto il corpo a terra e ho perso la testa», ha raccontato al giudice; infine otto mesi di arresto è la condanna per la guida sotto l’effetto di droghe.
Oltre a questo, nella sentenza ci sono diverse postille, a cominciare dalla pena accessoria: l’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici. Alla quale va aggiunta la revoca della patente di guida all’imputato e la confisca dell’autovettura sulla quale ha commesso il delitto. C’è poi, a margine del dispositivo, un lungo capitoletto che riguarda il risarcimento del danno nei confronti della famiglia della vittima.
«Simone Carmignani - si legge - viene condannato a risarcire, in via generica, il danno sofferto dalle parti civili (il marito, i figli e i parenti della vittima) rimettendo le parti dinanzi al giudice civile competente per la liquidazione del danno». Dunque il processo penale avrà un secondo atto. Intanto però condanna «l’imputato, in via provvisionale immediatamente esecutiva al pagamento di 100mila euro in favore del coniuge e dei figli e 50mila euro per ciascuna delle altri parti civili». Per un totale di 400mila euro.
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