Gioco
La Livorno Galoppo lascia il Caprilli per ora non apre
Elettricità ko, attrezzature al curatore fallimentare, ipotesi nere per i lavoratori De Santi: costretti a dire no, costi insostenibili, il Comune non ci è venuto incontro
LIVORNO. La Livorno Galoppo ha deciso di fare un passo indietro. Ieri ha comunicato ufficialmente che non gestirà in sub concessione l’ippodromo: a giugno inoltrato i lavori per rimettere in piedi l’impianto non sono ancora partiti, con la Labronica in fallimento i costi per accedere alla struttura stanno lievitando e il Comune non sembra essere andato incontro alle richieste della società per abbassare le spese di gestione. Insomma, il gioco non varrebbe la candela. Così ora il Caprilli rischia di tornare nel baratro e di restare chiuso.
Com’è noto la Livorno Galoppo avrebbe dovuto gestire l’ippodromo in sub concessione da Alfea, la società pisana che dopo aver vinto il ricorso contro il Comune ha tutto il diritto di entrare in possesso dell’impianto. Fino a oggi si è lavorato perché il Comune e Alfea firmassero la concessione trentennale e in contemporanea Alfea e Livorno Galoppo firmassero la subconcessione. Ma oggi l’ex direttore Paolo De Santi lo dice a chiare lettere: «La Livorno Galoppo si è vista costretta a comunicare che non può proseguire, perché in ultima analisi è venuto fuori che i costi sarebbero insostenibili».
I motivi? Prima di tutto De Santi spiega che «il curatore fallimentare della Labronica corse, per rimettere a disposizione l’impianto e le attrezzature, chiede una somma importante, che si aggira attorno ai 100.000 euro. L’inventario non è ancora stato definito, ma sta di fatto che si vogliono vendere le attrezzature (dai trattori all’impianto di illuminazione) per chiudere il fallimento». «Di fronte a questo - riprende il lavoratore - la Livorno Galoppo ha fatto una nuova valutazione, ha chiamato gli otto dipendenti e ha fatto presente le difficoltà. Considerando che non sono ancora stati fatti i lavori alla cabina elettrica e che per questo le corse di giugno e inizio luglio sono già compromesse».
«Non tutti i soci - rivela De Santi - erano convinti della situazione, così la Livorno Galoppo ha chiesto un aiuto anche ai lavoratori, proponendo una formula purtroppo molto pesante: in particolare per gli amministrativi è stato previsto un part time al 50%, che significa lavorare e riscuotere sei mesi su dodici, meno dell’Aspi. La società non era in condizione di proporre altro, considerando che il 2016 sarà in perdita già in partenza».
«Come lavoratori - spiega - ci siamo riservati di dare una risposta, ma per cercare di alleggerire i costi di gestione della società, abbiamo proposto al Comune di farsi carico della manutenzione del verde, facendola fare alla stessa ditta che si occupa del verde in città. Il sindaco si era reso disponibile, ma nell’incontro che lunedì il sindacato ha avuto con l’assessora Martini e i tecnici del municipio è venuto fuori che questa proposta non è sostenibile. Così la Livorno Galoppo ha chiamato Alfea e ha spiegato di non poter gestire l’impianto».
«Con questi presupposti - è la conclusione amara dell’ex direttore - vedo impossibile che l’ippodromo apra. L’unico elemento che potrebbe far cambiare queste condizioni è che il sindaco ci chiami e trovi una soluzione. In fondo è stato il Comune ad aggravare la situazione decidendo per il fallimento della Labronica, se ne faccia carico...».
E ora? Ieri abbiamo contattato i vertici di Alfea, che però non hanno voluto rilasciare dichiarazioni. La società potrebbe anche firmare la famosa concessione trentennale col Comune e gestire direttamente l’ippodromo, ma l’impressione è che ci sia un irrigidimento dei pisani che a questo punto vogliono che il Caprilli - oggi in stato di abbandono - sia prima rimesso in condizioni di piena agibilità.
Non è un caso che ieri sulla pagina Facebook “No alla chiusura del Caprilli” sia comparsa una foto con la scritta “game over”: la rappresentante Micol Fenzi ha criticato duramente l’amministrazione comunale parlando anche di «presa in giro del sindaco».
Juna Goti
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