Il Tirreno

Livorno

Aamps chiede alle casse comunali 13 milioni per fare il concordato

di Giulio Corsi

Il presidente Castelnuovo: «Il piano si fonda sul ribaltamento di tutti i crediti Tia sulla tassa rifiuti» L’amministrazione garantirà quei soldi ed esclude che ci siano ulteriori aumenti della Tari dal 2018

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LIVORNO. Sono ore frenetiche negli uffici comunali, dove i dirigenti stanno lavorando ad un atto che dia il via libera ad un maxi-sostegno finanziario del Comune al piano di concordato di Aamps con 12 milioni di euro più Iva (13.3) in quattro anni, ma che allo stesso tempo escluda - almeno per il momento - un ulteriore aumento della tassa sui rifiuti per il quadrienno 2018-2021.

L'impresa non sembra semplice, perché come è palese si tratta di due impegni che difficilmente stanno insieme: da una parte conciliare la necessità di Aamps di avere liquidità per soddisfare al massimo i creditori, e dall’altra la volontà politica più volte ribadita dal sindaco Nogarin e dall’assessore Lemmetti di non confermare (in questo caso addirittura incrementare) l'aumento della Tari, che nel triennio 2015-2017 è già costato un più 14% annuo di media sulle tasche dei livornesi.

L’intenzione dell’amministrazione è di portare la delibera nel consiglio comunale di venerdì in modo da permettere ad Aamps di presentare in tribunale il piano di concordato entro la dead-line del 25 giugno.

Se, come si ipotizzava ieri sera, l’atto sarà firmato stamani dai dirigenti, verrà presentato venerdì mattina in commissione bilancio e arriverà nel pomeriggio in consiglio per l’approvazione. In quel contesto dovrà essere approvata anche una variazione al bilancio 2016-2018, che prevederà nel 2018 un aumento della pressione tributaria Tari di una prima tranche da 4.25 milioni di euro (equivalente ad un più 15.8% di Tari, aumento che però sarebbe bloccato dalla delibera in elaborazione negli uffici).

LA RICHIESTA DI CASTELNUOVO. La richiesta dei 13.3 milioni (2.5 in più rispetto a quanto l’ex presidente Iacomelli e il presidente dei revisori Carpano chiedevano lo scorso dicembre per la ricapitalizzazione) l'ha messa per scritto il presidente dell'azienda di via dell'Artigianato Federico Castelnuovo, in una lettera inviata il 25 maggio al sindaco Nogarin.

«Il piano di concordato che stiamo redigendo - scrive - si fonda sul presupposto che Aamps sia in grado di coprire i crediti Tia non riscossi attraverso un incremento dei corrispettivi annui derivanti dalla tariffa pagata dal Comune nel periodo compreso tra 2018 e 2021 in ossequio al disposto del Dl 78/2015», cioè il decreto che prevede la possibilità per i Comuni di ribaltare in tassa i crediti Tia inesigibili.

ALTRI 12 MILIONI DI CREDITI TIA. E qui si riapre la famigerata partita dei benedetti crediti Tia inesigibili: quanti sono? Come aveva anticipato il Tirreno un mese fa, citando il dossier presentato al tribunale delle imprese dal presidente del collegio sindacale Carpano, si tratta di 25.6 milioni di euro, dunque più del doppio di quelli dichiarati inesigibili l'anno scorso nel contestato bilancio 2014, approvato da Nogarin contro il parere dei revisori.

Attenzione: in realtà i crediti dichiarati inesigibili da Sorit ad ora sono 9.9 milioni (anche se comunque il Comune ne aveva trasformati 11.4 in aumento della Tari nel triennio 2015-2017). «Ma i restanti - scrive Castelnuovo - sono comunque inesigibili con la ragionevole aspettativa di incassarne 1.2».

SOLDI FONDAMENTALI PER IL CONCORDATO. Ora quei soldi Aamps li chiede al Comune.

Il presidente Castelnuovo fa anche la suddivisione dei flussi finanziari attesi da via dell’Artigianato dal 2018 al 202: 4.25 milioni più Iva nel 2018, 4.15 più Iva nel 2019, 1.8 più Iva nel 2020 e altrettanti nel 2021: totale 13.3.

Si tratta di una partita fondamentale per la stesura del piano di concordato e Castelnuovo lo ribadisce due volte nella lettera: «La risposta del Comune su questo capitolo costituisce elemento essenziale del redigendo piano di concordato», scrive.

VENERDÌ L’ATTO IN AULA. Cosa farà il Comune? Come dicevamo, gli uffici si trovano da giorni al lavoro per la stesura di una delibera che preveda l'erogazione di quei soldi all'azienda, ma che ad oggi escluda un ulteriore aumento della Tari.

La formula che è stata trovata è legata al minor costo del servizio di Aamps che sarà previsto nel piano industriale. In sostanza: l’azienda potrà prevedere nel piano di concordato il flusso finanziario richiesto di 13 milioni di euro, ma il Comune non verserà un euro in più rispetto ad oggi e dunque non chiederà ai cittadini ulteriori tributi. Ciò avverrà attraverso un super-efficientamento aziendale - per ora solo ipotizzato - per il quadriennio 18-21 che dovrebbe comportare minori costi per 13 milioni.

TRE NODI. Restano tre nodi principali. Il primo: ci sono servizi essenziali effettuati oggi da Aamps che rischiano di essere tagliati per permettere un abbassamento dei costi di questo spessore? Il secondo: se è vero che la Tari non sarà aumentata, è altrettanto vero che l’efficientamento previsto dal piano industriale non comporterà sgravi per i cittadini che continueranno a pagare una Tari non ridotta. Il terzo riguarda il bilancio comunale e potrebbe vedere entrare in scena i revisori del Comune per il rischio di creare ulteriore insoluto nelle casse dell’amministrazione garantendo entrate ad Aamps che non sono a loro volta garantite dall’incertezza della riscossione della Tari.

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