Il Tirreno

Livorno

da piazza della repubblica

Metalmeccanici da tutta la Toscana in corteo a Livorno per lo sciopero nazionale

Metalmeccanici da tutta la Toscana in corteo a Livorno per lo sciopero nazionale

Venerdì 10 giugno la manifestazione nella città bersagliata dalla crisi: sarà unitario, non accadeva dal 2008

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LIVORNO. «Durante la crisi abbiamo perso oltre mille posti di lavoro nel settore metalmeccanico ma ancora contiamo circa 4mila operai meccanici nella grande e media impresa: un pezzo, quindi, fondamentale della nostra economia che siamo determinati a difendere». Parte da qui la Fiom Cgil livornese per annunciare che venerdì 10 – in occasione dello sciopero nazionale dei metalmeccanici di otto ore indetto da Fiom, Fim e Uilm – «la Toscana è a Livorno».

Già, perché sarà la nostra città a ospitare la manifestazione regionale con cui le tute blu vogliono far sentire la propria voce di fronte allo «stallo nella trattativa per il rinnovo del contratto nazionale».

Le modalità sono state invece oggetto a Firenze di un’altra presentazione ad opera dei segretari regionali di Fim (Alessandro Beccastrini), Fiom (Massimo Braccini) e Uilm (Vincenzo Renda). Sono già una ventina i pullman prenotati per portare nella città dei quattro mori le tute blu da tutte le province toscane. Previsto un corteo per le vie della città, con concentramento alle ore 9,30 in piazza della Repubblica e comizio finale in piazza del Luogo Pio, con interventi delle delegate e dei delegati delle aziende toscane con le conclusioni, a nome di tutte e tre le sigle sindacali, affidate a Michela Spera, della segreteria nazionale Fiom Cgil.

«Era dal 2008» che non c’era uno sciopero di tutte e tre le sigle dei metalmeccanici unite, ribadisce Simone Puppo, responsabile Fiom nel settore componentistica: «Da allora a oggi sono cambiate molte cose, la rappresentanza politica dei lavoratori è venuta meno così come la coesione sociale». Poi aggiunge: «Nei luoghi di lavoro siamo forti, facciamo contrattazione e risolviamo i problemi, ma non abbiamo riferimenti: nessuna rappresentanza politica, non un modello contrattuale forte ed è venuta meno la solidarietà. Siamo chiamati a fare i conti con questa realtà e cercare di cambiarla: per questo scioperiamo».

È stata l’occasione per ricordare che Livorno è «una città simbolo della crisi del settore che, nonostante tutto, resta un polo cardine della componentistica auto in Italia».

Occhi puntati sul fatto che «le eccellenze ancora presenti sul territorio sono molte: basti pensare a Pierburg, Magna, Wass, senza contare il corpo sociale nell'indotto Eni, protagonista di tante battaglie, e quanti impiegati nelle imprese più piccole e nelle eccellenze della nautica, con capofila il cantiere Azimut Benetti». La Fiom livornese lo ripete rivendicando il proprio ruolo come «sindacato di riferimento» in una fase in cui «le Rsu di numerosi stabilimenti stanno discutendo i contenuti degli accordi integrativi», oltre alle tante battaglie sul territorio «da cui non siamo usciti vinti».

«In assenza di un modello contrattuale, chiediamo di poter rinnovare il contratto nazionale con le stesse regole degli altri», dice David Romagnani, responsabile dell'organizzazione Fiom di Livorno: «Un contratto che dia un aumento a tutti e non solo ad alcuni. Il contratto più rappresentativo nel manifatturiero è oggi strumento del tentativo di scardinare il valore del contratto collettivo nazionale di lavoro».

Da Firenze i tre segretari rincarano la dose: alt a Federmeccanica che vuol smontare il contratto nazionale. «Non è in discussione tanto l'entità dell'aumento salariale, quanto l'impostazione stessa della contrattazione. Ci propongono uno schema che esclude dall'aumento in busta paga più del 90% dei lavoratori».

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