Il Tirreno

Livorno

L’isola di Guarente: «Un residence all’ex colonia penale»

di Federico Lazzotti
L’isola di Guarente: «Un residence all’ex colonia penale»

Livorno, dopo la vittoria della lista unica, inizia il quarto mandato da sindaco di Capraia. L'Obiettivo: "Ripopolare e rilanciare il turismo"

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LIVORNO. L’avversario di Gaetano Guarente alle elezioni a sindaco di Capraia si chiamava quorum. E si è sgretolato già alle 19 di domenica 5 giugno quando 222 residenti (413 erano gli aventi diritto) si erano già presentati all’unico seggio, superando così la soglia del 50% degli aventi diritto. Ora per il “rais”, 64 anni ad agosto, comincia il quarto (e ultimo) mandato da primo cittadino: una sorta di egomonia iniziata in consiglio comunale nel 1993. E il giorno dopo il voto è tempo di bilanci e progetti. «È andata bene, la gente ha ratificato con un’ampia maggioranza il nostro progetto. Dunque questa esperienza politica con una lista unica può iniziare, ora tocca a noi non deludere la scommessa che abbiamo lanciato. Io sono positivo e dico che ce la possiamo fare».

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Invece agli scettici e a chi non è andato a votare cosa dice?

«A quelli che hanno ritenuto che questa offerta non sia meritoria dico di stare alla finestra e vedrete che non vi deluderemo. Come si dice: i clienti hanno sempre ragione, poi sta a te cucinare bene per farli tornare al tuo ristorante».

La prossima settima è in programma il primo consiglio comunale e la nomina del suo vice e dell’assessore?

«Ho già scelto ma ne dobbiamo parlare per capire le aspettative e la disponibilità di ognuno. Un posto in giunta comunque sarà per una delle due new entry (Marida Bessi e Antonella Vito) è una cosa che sento di voler fare sia a livello sia etico che morale».

Facciamo un passo indietro e analizziamo le preferenze: il più giovane tra i candidati, Marco Romano, è stato quello che ha preso il maggior numero voti. Sorpreso?

«Questo è importante ed era quello che mi spettavo. L’ho già chiamato per fargli i complimenti. Lui ha una vita davanti, ma se avrà voglia di interessarsi e rappresentare l'isola ne avrà tutte le possibilità. Quello che posso dire è appena che sarà possibile lo porterò con me negli impegni istituzionali».

Passiamo al programma. A livello concreto quale sarà il primo atto che farete?

«Niente di eclatante, mano mano che andremo avanti analizzeremo i progetti».

Ad esempio?

«Il recupero della struttura dell’Aghiale, all’interno dell’ex colonia penale. C’è un progetto per una struttura ricettiva. Ora dovremo comprenderne la natura e la serietà degli interlocutori. Questo sarà un bel termometro per il consiglio comunale».

Capraia è un paradiso naturale, come si fa a creare sviluppo mantenendo questa caratteristica?

«Attraverso il recupero di ciò che già c’è con l’aiuto degli investitori. Sull’isola, ad esempio, abbiamo 57mila metri cubi di catapecchie, tutti fabbricati dell'ex colonia, vederli andare giù mi sembra un delitto, alcuni sono stati affidati attraverso gli usi civici all'agricoltura, altri devono servire per strutture turistiche».

Turismo fa rima con trasporti: servano quasi tre ore per arrivare e il costo del biglietto è di oltre 20 euro per i non residenti e sale nel fine settimana...

«È un tema che va affrontato in una visone complessiva di crescita. La qualità non è malvagia, ma è sui costi che bisogna lavorare. Nel fine settimana prevale il principio dell'aumento e per noi è una iattura. La domenica la nave deve venire. Che senso ha che costi di più quando dovrebbe costare di meno? La cosa andrà discussa con la Regione che mette 13 milioni di euro all'anno per il servizio affidato a Toremar».

Altro punto chiave è il Parco, c'è un progetto per ridisegnarne i confini, a che punto è?

«È all'ordine del giorno in consiglio Regione per essere ratificato. Va bene la tutela ambientale ma va messa a rendita. Nel 1989 i confini furono tirati senza una valutazione scientifica. Ora vogliamo sbloccare la zona del Reciso e delle calette la vicine, un posto bellissimo. Oltre a questo c'è il progetto di mettere in sicurezza il paradiso delle cernie per portarci i subacquei».

Tra 5 anni chiuda gli occhi e guardi Capraia, cosa vede?

«Da un punto di vista ambientale la vedo com'è oggi. Non mi stanco mai di guardarla, sia dal mare che da terra. Mi piacerebbe che ci fossero più giovani, ma è ovvio che questo ripopolamento debba passare da un livello occupazionale. Dunque portare qualche attività in più sull'isola e implementare quello che già c'è, come la Maricultura (la società che alleva il pesce). Dovessero trasferirsi una decina di famiglie sarebbe già un successo, per mantenere la scuola e guardare con più fiducia al futuro».

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