Gioco
Un rosso chiamato Tirreno, così i Mazzei coronano il sogno
Grosseto, la dinastia dei viticoltori del Chianti Classico festeggia venti anni in Maremma e lancia un nuovo vino doc prodotto dai vitigni della tenuta di Belguardo
MARINA DI GROSSETO. È trascorso un ventennio da quando i marchesi Mazzei, i Signori del vino toscano, hanno messo radici nella Maremma dei butteri, tra Grosseto e Montiano: a Montebottigli. Per festeggiare la ricorrenza, i prìncipi del Chianti portano a battesimo l’ultimo vino nato nella tenuta maremmana di Belguardo: si chiama il Tirreno. È «un vino intelligente» lo definisce – e poi ci spiegherà il perché – Francesco Mazzei, rappresentante della Dinastia della tradizione vitivinicola toscana, la cui storia era cominciata nel 1400, nella straordinaria tenuta di Fonterutoli, nel Senese, a cinque chilometri da Castellina in Chianti, dove la famiglia possiede 650 ettari di terreno.
L’evento. Siamo sulla spiaggia di Fiumara, lungo la strada che da Marina di Grosseto porta a Castiglione della Pescaia (e viceversa). È l’ora di pranzo: una brezza marina rende gradevole persino lo stare sotto il sole. Proprio questo venticello – che dal mar Tirreno arriva ai vitigni di Montebottigli senza trovare barriere – è uno dei motivi per cui i Mazzei hanno deciso di investire in Maremma: immaginiamo quale benefico effetto può avere sulle uve questa brezza di mare? A La Fiumara (il 30 maggio) Mazzei ha organizzato un evento in grande stile per presentare il suo Tirreno. Gli ospiti – il bel mondo della ristorazione maremmana e toscana – se ne stanno al fresco sotto bersò ombreggiati da tendaggi bianchi e celesti: aspettando che i calici vengano riempiti di Tirreno. E intanto noi ci facciamo raccontare come e perché è nato il nuovo nettare.
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Passato e presente. «Proprio perché avevamo una storia secolare nel Chianti Classico – dice Francesco Mazzei – avevamo voglia di qualcosa di nuovo. Nel 1996 la Maremma ci sembrò un punto di approdo (un posto di mare dove esisteva già un Morellino), ma non scontato». Dopo ventiquattro generazioni, durante le quali i vini di Fonterutoli hanno conquistato la fama mondiale, ci si è fermati insomma a riflettere: «Mio fratello Filippo ed io – continua il Signore del vino – sentivamo l’esigenza di creare qualcosa di diverso, qualcosa di nuovo. E di nostro». Da qui l’arrivo nel Grossetano, dove oggi la famiglia Mazzei ha 34 ettari di terreno: dove? «A una decina di chilometri da Alberese – risponde il produttore dei vini doc – Sono le prime colline che si affacciano sull’Ombrone: la brezza di mare non incontra barriere e dona alle uve una particolare salinità… una speziatura». C’è dunque la tenuta storica, quella di Fonterutoli nel Chianti Classico, e poi c’è la tenuta di Belguardo, nel cuore della Maremma grossetana, da cui vengono le uve del Tirreno e dove il vino viene prodotto. Castellina in Chianti e le colline dell’Ombrone: luoghi vicini, ma con caratteristiche pedoclimatiche diverse: «Era questo l’obiettivo – dice Mazzei – e oggi coroniamo un sogno».
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Il Tirreno. Dopo vermentini e morellini, Francesco e Filippo Mazzei avevano voglia di novità. Il Tirreno è un rosso: e per questo spariglia le carte delle aspettative. Il nome Tirreno ricorda il mare, il mare sulla tavola porta il pesce e con il pesce si pasteggia a “bianco”. E invece no: sarebbe una cosa scontata. Il nome dell’ultimo vino nato in casa Mazzei è piuttosto legato con un filo rosso al luogo in cui maturano le sue uve: i vigneti di Belguardo, che si affacciano sul mar Tirreno e godono del quasi provvidenziale effetto delle sue brezze. Contrariamente a quanto il senso comune pensa, «i migliori vini rossi si fanno in riva al mare – dice il viticultore – mentre i bianchi al top si fanno in “montagna” perché hanno bisogno di temperature fresche». E vediamo l’identikit: è un Maremma Doc, uvaggio bordolese (richiama un po’ Bolgheri), con aggiunta di un tocco di alicante che in Maremma è indigeno.
Vino furbo. «Il Tirreno è un vino intelligente – dice Mazzei – Buono, con carattere, che racconta i sapori del mare e con un costo non eccessivo: 16-18 euro a bottiglia; per questo prezzo la gente deve dire: “cavolo … però!”». Per il primo anno (il 2016) la produzione è di 50.000 bottiglie, ma i numeri sono destinati a crescere; il 50% verrà assorbito dal mercato interno del Belpaese, il resto dall’export.
Chi c’era. Sulla spiaggia di Fiumara a bere il Tirreno e a godersi i piatti a base di pesce degli chef Alessandro Marineddu (La Fiumara) e Mirko Rossi (Il Doretto) c’erano tanti ospiti: gli agenti della Mazzei come Luca Manganelli, ma anche Giancarlo Francia de La Rosa dei Venti di Albinia, Massimiliano Ciregia de L’Osteria del mare (ex Votapentole) di Castiglione, Luciano Lenzi dell’Enoteca Castiglionese, Leonardo Peccianti de La Locanda dei Medici e Moreno Cardone dell’Uva e il Malto, entrambi (questi ultimi) di Grosseto.E tanti altri chef e enotecari della Maremma e della Toscana del wellness.
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