Il Tirreno

Livorno

Uccise il cane Snoopy: a processo per lo sparo

di Lara Loreti
Uccise il cane Snoopy: a processo per lo sparo

Livornese di 38 anni rinviato a giudizio per aver colpito l’animale dalla finestra. Il dolore della proprietaria del meticcio, il responsabile è pentito e reo confesso

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LIVORNO. Il 4 agosto 2015 dal suo terrazzo in via Don Davide Albertario sparò al piccolo meticcio Snoopy, trafiggendolo a morte. Nei giorni scorsi, Massimiliano Giunta, portuale livornese di 38 anni, è stato rinviato a giudizio per aver ucciso il cane “per crudeltà o senza necessità”, usando una carabina. E secondo il capo di imputazione, avrebbe fatto fuori anche un piccione, sempre con la stessa arma. Un reato - il 544 bis del codice penale - punito con la reclusione da quattro mesi a due anni.

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L’udienza preliminare, avvenuta in presenza del pm e dell’avvocato della difesa, Filippo Di Rocca, ha dunque stabilito che Giunta dovrà essere processato. La prima udienza è stata fissata per il 13 gennaio 2017. La difesa deve ancora decidere se patteggiare o se procedere con il dibattimento. Una cosa è certa: il 38enne ha ammesso le sue responsabilità, confessando ai carabinieri, davanti al magistrato, il suo gesto. Un colpo sparato in un momento di non lucidità – è la sua difesa – da una persona che ama gli animali, tanto da aver avuto dei cani in casa nel passato. Lui stesso aveva raccontato di aver sparato dopo «essere rientrato a casa dal turno di notte» e di aver premuto il grilletto dalla finestra «solo per fare smettere il cane di abbaiare perché non riuscivo a dormire». L’arma utilizzata, che è stata sequestrata dai carabinieri nel corso delle indagini, è una carabina ad aria compressa, in libera vendita insieme ai pallini, che sono in dotazione: un’arma disponibile sul mercato apparentemente non pericolosa ma che invece può uccidere. Come nel caso del cane di Corea.

Quella mattina della scorsa estate, erano le 7.30 circa e Snoopy, sette anni, era in terrazza, in un appartamento in via Don Davide Albertario. La sua padrona, Anna Rita Vincenzoni, stava andando al lavoro in via Marradi, accompagnata da suo marito. A meno di 50 metri, sulla stessa strada, c’è l’abitazione dove si trovava Giunta. Snoopy abbaiava e il 38enne - come lui stesso ha dichiarato, confessando le sue responsabilità - era infastidito dal rumore. E così ha imbracciato la carabina e ha premuto il grilletto. Il cane è morto qualche minuto dopo, ai piedi di Filiberto Lucisano, il marito di Rita, che era appena rincasato dopo 10-15 minuti. Aveva già visto da fuori che in terrazza il cane non c’era, ma aveva pensato che fosse dentro casa. «Quando ho aperto la porta - aveva detto Filiberto - me lo sono visto venire incontro: arrancava e dopo un passo, l’ultimo, è stramazzato al suolo».

La storia di Snoopy ha creato dispiacere in città e molta solidarietà alla proprietaria del cane. La donna è addolorata e ancora sconvolta per l’evento, ma non serba rancore. Come lei stessa ha più volte ripetuto, non se la sente di incontrare il 38enne, ma dice no a gogne e linciaggi. La giustizia farà il suo corso. La figlia Arianna Lucisano, scrivendo alla Lega nazionale per la difesa del cane (Lndc), ha detto: «Con questo rinvio a giudizio il tribunale ha dato finalmente risalto a un crimine compiuto contro un animale. Senza il sostegno della Lega, non avrei creduto che saremmo arrivati a questo».

 

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