Il Tirreno

Livorno

«Licenziata per colpa di un panino»

di Gianni Tacchi
«Licenziata per colpa di un panino»

Daniela Gori cacciata dal Conad di via Baroni le colleghe scioperano e accusano il proprietario

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LIVORNO. Licenziata per… un panino. Sembra una barzelletta, invece è tutto vero. E non c'è niente da ridere, perché siamo davanti a un caso delicato. La lettera di licenziamento è arrivata martedì scorso a Daniela Gori, 44 anni, dipendente del punto vendita Conad di via Baroni, in zona stazione. Ma cos'è successo? È lei stesso a raccontarlo. «Un mese fa -dice - ho fatto colazione al supermercato con un panino preso al banco della gastronomia. Ho tolto l'etichetta adesiva (il prezzo era di circa un euro, ndr) e l'ho messa nel portafogli, pensando di pagare a fine turno come sempre. Però, dopo aver timbrato l’uscita e aver fatto la spesa, alla cassa mi sono dimenticata di quel panino. E lì è intervenuto il proprietario del negozio (Guido Startari, residente a Cecina, ndr), probabilmente mi stava tenendo d’occhio...».

Così è iniziata questa vicenda. «Ma la colazione l’hai pagata?», questa - dice lei - la domanda di Startari. «Pensavo di averlo fatto - continua la commessa - invece l’etichetta era ancora nella borsa. A quel punto volevo pagare il panino, ma lui mi ha fermato e mi ha detto che l’azienda non sarebbe certo fallita per così poco... Però mi ha dato subito una settimana di ferie, a partire dal giorno successivo». Il preludio al licenziamento, anticipato da una sanzione disciplinare («la prima della mia vita») e da una sospensione. E non è servito neanche il colloquio con il responsabile del personale del Conad.

SCIOPERO E CAOS. Così, ieri, le sue colleghe - una decina in totale, tutte tranne una - hanno scioperato in segno di solidarietà. Sostenute dal sindacato a cui sono iscritte (l’Usb, l’Unione sindacale di base) e dal Coordinamento lavoratori lavoratrici livornesi, si sono presentate alle 5.30 fuori dal supermercato, non permettendo il rifornimento ai camion. “Licenziare per un panino è da infami! Se colpiscono uno, colpiscono tutti”, “Conad... persone come cose”, “Per noi imprescindibili, fondamentali ed essenziali sono i diritti e le dignità dei lavoratori”: ecco gli striscioni, preparati giocando con gli slogan pubblicitari del Conad, portati dal Comitato e attaccati all’esterno del punto vendita, rimasto chiuso in mattinata. Startari è spuntato intorno alle 6, nel cuore di questa manifestazione civile portata avanti da 50-60 persone, ed è stato scortato all’interno dalle forze dell’ordine.

DUBBI E ACCUSE. Ma il proprietario non era solo: con lui c’erano la moglie e il nipote, assunti recentemente con contratti a tempo determinato. «Forse l'inserimento da pochi mesi di due suoi parenti nel supermercato - si legge nel volantino firmato dalle dipendenti - l’ha spinto a volersi liberare di altri dipendenti storici (la Gori lavora lì dall’apertura, da 13 anni, e aveva un contratto a tempo indeterminato come tutte le altre, ndr) con pretesti vergognosi, ma noi non ci stiamo. Tra l’altro, dieci giorni prima di questo caso, c’era già stato un richiamo disciplinare nei confronti di un’altra lavoratrice. Insomma, da due anni (quindi dall’arrivo di Startari, che ha preso il supermercato nel marzo del 2014, ndr) l’ambiente non è più sereno, purtroppo con la nuova gestione il clima è cambiato». Questa la versione delle dipendendenti, che poi raccontano una frase che il titolare avrebbe rivolto a una stagista prima di entrare nel punto vendita: «Loro le licenzio tutte, ma mi serve un po’ di tempo. A te conviene entrare subito, altrimenti non presentarti più». E così è entrata, spinta proprio dalle lavoratrici. Che hanno continuato a manifestare per tutto il giorno.

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