Il Tirreno

Livorno

Torna alla ribalta la gallina “amaranto”

Torna alla ribalta la gallina “amaranto”

Personaggio cult dei cartoni Usa (e dei maglioni di Moschino): ovunque è conosciutissima, ma non qui da noi

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Catenone d'oro al collo, occhiali da sole un po' tamarri, ghignetta parecchio guascona: mancano solo le infradito (ma le sneaker vanno abbastanza bene lo stesso) all'identikit tutto labronico del gallo che per Moschino è stato realizzato da Jeremy Scott, grande capo degli stilisti della casa milanese. Maglioni da 540 dollari l'uno con il disegno di Foghorn Leghorn, che fin dal dopoguerra è uno dei personaggi-mito dei Looney Tunes.

Basterebbe questo a dire che le galline (e i galli) livornesi sono una icona internazionale: li conoscono in mezzo mondo, figurarsi che negli Usa così come in Europa (soprattutto in Olanda) si conta una infinità di club di avicultori o anche solo di appassionati. Ovunque tranne che a Livorno.

Già, perché la gallina “amaranto” non è entrata nel Pantheon delle piccole grandi cose che sentiamo come tasselli del nostro puzzle identitario. Colpa probabilmente del fatto che sa di campagna: e noi – in un territorio comunale che praticamente coincide con quello della città – questo spicchio rurale dell’identikit l’abbiamo tagliato via. Eppure le nostre campagne a sud di Bolgheri producono alcuni fra i migliori vini al mondo. Eppure la numero due nazionale di Confagricoltori è una livornese doc (Cinzia Pagni), con azienda agricola alla Leccia. Senza dimenticare cosa significano il buon bere e il buon mangiare: fra le ricette “alla livornese” c’è il cacciucco ma ci sono anche le triglie, il “5 e 5” di Gagarin è finito perfino sulla bibbia britannica dei buongustai e anche il ponce idem.

La gallina, però, era rimasta lontano dai riflettori. Almeno qui da noi: finché non è arrivata la Pro Loco livornese guidata da Mario Lupi, con il progetto-pilota del quale Giuseppe Chionetti è il responsabile.

All’iniziativa di domani al museo di via Roma 234 ci sarà anche la superstar del settore: il gallo livornese di Ugo Cavagnini, allevatore bresciano di Castenedolo, che ha vinto a Metz il titolo di campione d’Europa di categoria.

Raccontano i promotori dell’iniziativa che, al pari degli emigranti, la gallina livornese se n’è andata a costruire la propria fortuna dall’altra parte dell’Atlantico: se l’età dell’oro – si afferma – è per le varie razze di polli l’Ottocento, va detto che agli inizi di quel secolo viene inviato in America dal porto labronico un carico comprendente galline livornesi.

«L’apprezzamento e la diffusione della gallina livornese nel mondo – spiegano i promotori presentando il progetto – deriva dal rapido accrescimento, dalla sua rusticità e dalla elevata produzione di uova (può arrivare fino a 300 uova all’anno) che presentano un tuorlo dal giallo molto intenso, dal gusto deciso e corposo, dalla struttura proteica fuori dal comune». Di più: «Se montato, può incorporare tre volte l’aria di un tuorlo qualsiasi», è quel che lo rende «apprezzato nel confezionamento delle creme in pasticceria e della pasta all’uovo per la sua coloritura gialla più intensa».

Non sono solo gli Usa ad apprezzare le galline livornesi: al di là della Manica, nel 1876 nasce il “Leghorn Club”, che è il primo club di razza avicola nella storia dell’avicoltura. Non resta affatto un qualcosa di isolato: fra gli avicoltori di mezzo mondo si moltiplicano le associazioni per la diffusione di questa razza. A cominciare da Olanda e Belgio: immaginatevi convention annuali, un sito web trilingue dedicato agli appassionati (www.leghorn.nl), una rivista pubblicata tre volte all’anno in olandese la cui testata curiosamente suona “De Livorno”, una sfilza di iniziative e perfino spettacoli...

Dietro le quinte dell’appuntamento di domenica c’è anche la riconquista dello spazio della gallina livornese sia come emblema locale sia per la riappropriazione dei propri standard nel mondo degli addetti ai lavori.

Cos’era accaduto? La gallina era sparita dal nostro mondo, tanto locale che nazionale. Risultato: a dettare gli standard di riferimento erano diventati gli inglesi (con un loro tipo di Leghorn) e i tedeschi (che neanche facevano riferimento a Livorno ma genericamente alla “italianer”. All’appuntamento di domenica ci saranno esperti del rango di Fabrizio Focardi e Geri Giastra, che hanno restituito alla gallina livornese i propri standard originari: come se, diciamo così, potessimo tutti, noi e il resto d’Europa, riscoprire la gallina livornese doc.

Mauro Zucchelli

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web