Il Tirreno

Livorno

Matteoli: Nogarin flop ma non è colpa sua «Noi di Fi non esistiamo»

di Enrico Paradisi
Matteoli: Nogarin flop ma non è colpa sua «Noi di Fi non esistiamo»

L’ex ministro vedrebbe bene l’ex Pci Guerrieri all’Authority «A Livorno è urgente un congresso, alt alle nomine dall’alto»

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LIVORNO. «Ho smesso trentun anni fa di fare il consigliere comunale a Livorno, ma alcuni dei problemi che c'erano allora sono rimasti intonsi: tali e quali». Sono secche e dure le parole di Altero Matteoli, senatore di Forza Italia, presidente della commissione lavori pubblici a Palazzo Madama, che con l'occhio di ex ministro, vede una città che annaspa. Lo dice tornando a Livorno per presentare il suo comitato per il no al referendum.

«Noto una grande aggressione nei confronti di Nogarin: sicuramente è stato un po' curioso all'inizio, e il giudizio sui due anni di esperienza di mandato rimane negativo, ma dare la colpa a lui dello stato in cui si trova la città sarebbe un errore che non mi sento di fare, anche se c'ha messo del suo. A partire da questo piano del traffico con queste rotonde che per arrivare dalla Baracchina Rossa a qui, in Camera di Commercio ci vuole chissà quanto».

Per Matteoli il sindaco M5s «sicuramente ha sbagliato, sicuramente ha dimostrato massima inesperienza, ma se vogliamo parlare di Livorno e perché si trova in questa situazione bisogna partire da lontano». Livorno e il suo destino restano sempre più legati al porto anche per il senatore forzista, e lo spiraglio futuro per la città resta sempre e comunque lo sviluppo portuale.

«Il porto è stato per anni in mano a una famiglia senza possibilità che la città e nemmeno l'amministrazione comunale potesse mettere bocca – attacca Matteoli – e il porto si è ridotto ai minimi termini, un porto che ha delle potenzialità enormi. E il piano di recupero portuale dell'area del vecchio cantiere Orlando, su cui c'è anche la mia firma, visto che all'epoca ero ministro? Sono passati tutti questi anni e vedo che ancora non è finito, mi pare che non si sia realizzato un granché. Quindi le responsabilità ci sono, e vanno ascritte anche alle amministrazioni precedenti, perché per 60 anni questa città è stata governata senza la possibilità di alternativa».

La ricetta per uscirne? Non è semplice a dirsi, ma l'economia portuale rimane centrale per Matteoli. «O il porto cammina o la città non cammina». La Darsena Europa in questo senso può essere un buon punto di riferimento per il rilancio futuro, anche se però, dice Matteoli, nessuno ti cala i risultati dall'alto. Quindi la responsabilità rimane ancorata anche a chi opera sul territorio, così come nel caso della riforma delle Autorità portuali: «Lunedì prossimo ho un incontro con l'Assoterminal di Genova per un confronto – spiega ancora l'ex ministro – ma anche da questo punto di vista l'Authority di Livorno non si è ancora fatta viva nella commissione che presiedo, e abbiamo già cominciato ad esaminare il provvedimento che ci ha inviato il ministro Delrio».

Sul futuro presidente della nuova autorità unificata secondo Matteoli, Luciano Guerrieri potrebbe essere l'uomo giusto. «Non faccio nomi – risponde Matteoli – ma riconosco un fatto: che Guerrieri a Piombino ha fatto benissimo. Non viene dalla mia area politica, lo sappiamo, viene dal Pci, ma è arrivato il momento di usare onestà intellettuale. L'uomo è valido, conosce i problemi e sono convinto che farebbe bene. Spero che Delrio, ma soprattutto a livello locale, venga individuato: il ministro mette la firma, ma le prime mosse si fanno in Regione e a Livorno».

Il tema dell'isolamento, anche istituzionale, riaffiora anche qui: «E poi Livorno, posso sbagliare - aggiunge - ma si è staccata in questi ultimi tempi anche dalla Regione. E non mi riferisco solo a oggi che c'è un'amministrazione grillina. Anche prima c'è stata una conflittualità tra Regione e amministrazione comunale nonostante fossero dello stesso colore politico».

Quanto al futuro del centrodestra, resta un enigma. «A Livorno non esiste il partito: sono qui per dar vita a un comitato per il no al referendum costituzionale, ma lo faccio con la mia Fondazione perché il partito è totalmente inesistente. E non ha colpa la coordinatrice provinciale, hanno colpa coloro che hanno diviso il partito».

Oltre la menzione per la solitaria consigliera Amato, unica esponente forzista in Consiglio: «Amato ha un merito, studia i problemi si informa, ma da sola, senza avere un partito alle spalle è chiaro che è difficile». Il rimedio per Matteoli è uno solo: un congresso a Livorno dove si elegge il presidente provinciale e non si nomina calato dall'alto.

Nessuna stampella a Pd o a Grillo, dice Matteoli: «Gli spazi ci sono ancora nel centrodestra sia a livello nazionale che a livello locale», conclude: «E' incredibile che solo sulla carta qui esista il centrodestra: e soprattutto la destra, perché a Livorno le grandi battaglie con la sinistra le ha fatte solo la destra, ora che la sinistra è andata in crisi e i grillini hanno dimostrato la totale incapacità di governare. Dobbiamo rimetterci in moto, perché gli spazi e gli uomini ci sono: solo sono rimasti delusi da come non è stato gestito il partito».

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