Il Tirreno

Livorno

L’anziano malato e il suo angelo

Ottantenne rischia di soffocare per monossido di carbonio, lo salva un carabiniere

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LIVORNO. In cucina piccoli legni inceneriti, usati per cucinare perché il gas non c’è. In giro per la casa escrementi e rifiuti di ogni tipo, sporcizia ovunque. Una vita ai margini, nel cuore della città, in un elegante condominio non lontano da Fabbricotti. Un anziano ottantenne, gravemente malato, giovedì sera è stato salvato per un soffio. Il suo appartamento era saturo di monossido di carbonio. Sarebbero bastati pochi altri minuti per far accadere una tragedia, secondo le rilevazioni dei vigili del fuoco. A prendersi cura di questo anziano, sospeso tra un passato con un impiego in porto e un futuro sempre più precario, è Simone, un carabiniere del comando di viale Fabbricotti. È stato lui, giovedì, a chiamare aiuto e a evitare il peggio. Immediato l’intervento della polizia, che monitorava la zona, insieme a quello dei vigili del fuoco e dell’ambulanza, che poi ha portato l’ottantenne all’ospedale. Simone è rimasto con lui fino a notte fonda.

È lo stesso militare dell’Arma a raccontare la storia che lo lega all’anziano. «La prima volta lo vidi per strada, magro ed emaciato: si sentì male in via Marradi, all’uscita dell’ufficio postale. Arrivò l’ambulanza, ma lui rifiutò il ricovero. Allora, visto lo stato in cui stava, l’ho accompagnato io a casa - racconta il carabiniere - La sera stessa gli portai la spesa. Ma mai avrei immaginato una situazione del genere, di tale degrado. Da allora non l’ho più perso di vista. Nei mesi passati sono andato spesso a trovarlo, a portargli qualcosa da mangiare o semplicemente a chiedergli come stava». Simone entra in confidenza con l’ottantenne, che gli racconta la sua storia. Una storia normale, come tante, fatta di lavoro, famiglia, passatempi. Poi si invecchia, si resta vedovi, ci si ammala. Una grave patologia, che sta consumando l’anziano. Lui, in preda a un totale sconforto, s’è lasciato andare, più volte ha rifiutato le cure. Ed è finita che è stato abbandonato a se stesso da tutti, anche dai servizi sociali. Ma sulla sua strada Qualcuno ha messo un angelo custode: «Cerco solo di aiutarlo - dice Simone - E quando non lo vedo per un po’ , mi preoccupo».

È quello che è successo giovedì sera. Simone già da qualche giorno non vedeva e non sentiva l’ottantenne: «Ho provato a bussare, niente. Allora mi sono preoccupato e ho temuto il peggio. Ho chiamato i soccorsi e abbiamo scoperto che la situazione era più grave di quel che si potesse immaginare. Cucinare in quelle condizioni vuol dire mettere a rischio anche il palazzo. Bisogna intervenire, aiutarlo. Ora è in ospedale, spero che possano fare qualcosa di risolutivo per lui». (l.l.)

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