Il Tirreno

Livorno

Spaccio in città, 17 arresti e 27 denunce

di Francesca Suggi
Spaccio in città, 17 arresti e 27 denunce

Operazione antidroga, uno dei principali fornitori è un super tifoso amaranto. Sequestrati 18 chili tra cocaina e hashish

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LIVORNO. Mister "Tribuna Coperta" è un tifosissimo della squadra Amaranto, lo stadio la sua seconda casa. In codice con "un abbonamento" intendevano 50 grammi di hashish, con il termine 1 biglietto, 15 grammi. E il suo “ci troviamo allo stadio” significava un luogo preciso (non l'Armando Picchi) dove consegnare le dosi. Lui è Claudio Bruselli, 45 anni livornese: è l'uomo, arrestato i primi di gennaio insieme alla compagna, la 35enne, Cristina Lombardi (ora per entrambi la Procura ha chiesto una proroga delle indagini e oggi risultano lui ai domiciliari e lei indagata in stato di libertà), a dare il nome a una delle più importanti operazioni anti-droga messe a punto dal secondo nucleo operativo della guardia di finanza di Livorno. In totale sono 17 le persone, di cui sette livornesi, arrestate per spaccio, 27 denunciati, 18 chili tra cocaina e hashish sequestrati, oltre a 7mila euro in contanti. Il tutto in sei mesi. Da novembre ad oggi.

«Si tratta di un duro colpo allo spaccio di droga in città, tra pusher e fornitori: tra i destinatari, ci teniamo a sottolineare, ci sono spesso adolescenti che fanno uso di sostanze all'insaputa della famiglia. Qualche genitori è addirittura venuto a ringraziarci per aver fermato in tempo il proprio figlio», spiega il comandante provinciale della guardia di finanza Paolo Borrelli. Da Shangai al centro città, passando per gli scali D'Azeglio fino a Stagno e Salviano: si parla di un giro di spaccio di 7,8 chili di sostanza al mese. La maxi inchiesta - le indagini sono dirette dal sostituto procuratore Massimo Mannucci della Procura della Repubblica di Livorno - fatta di perquisizioni, analisi dei tabulati, intercettazioni, pedinamenti, ha coinvolto una cinquantina di finanzieri, insieme alle unità cinofile.

Zio, nipote, fratelli: pusher imparentati. Tre gruppi distinti. Non c'è associazione tra le "famiglie" dello spaccio operanti in città: ognuno ha le sue zone, i propri clienti e smercia autonomamente. Salvo poi darsi una mano e rifornirsi, nel caso che qualcuno di loro abbia finito la dose di sostanza richiesta. Ci sono i livornesi, i tunisini, i magrebini, gli albanesi, riuniti in tre bande. «Tra loro c'erano comunque legami di parentela e vincoli familiari - continua, andando nei dettagli il tenente colonnello Carlo Bastone, al comando del Gruppo - Spesso questi pusher spacciavano in bici e non è stato facile acquisire fonti di prova».

Parole in codice, linguaggio calcistico. Addirittura in alcuni casi si utilizzano termini del mondo del calcio per “capirsi”. Spacciatori e consumatori in codice amaranto, nella fattispecie, per vendere e comprare droga. Da qui il nome dato dalla finanza all’intera operazione, ovvero “Tribuna Coperta”. «Mi serve un abbonamento». «Ho bisogno di un biglietto». A ricevere queste richieste, spesso prima di entrare allo stadio, è un ultras del Livorno Calcio, Claudio Bruselli: un abbonamento equivale, in gergo, a 50 grammi di hashish; il biglietto, invece, a 15 grammi. Il tifoso spaccia anche così. I suoi traffici telefonici sono bollenti - come dicono i militari delle fiamme gialle - pure prima di vedere le partite del suo amato Livorno. E' il tenente colonnello Carlo Bastone, al comando del Gruppo, a spiegare. «Lo spunto del nome dell’intera operazione ci è stato dato da uno dei maggiori coinvolti, il livornese Bruselli, che usava nomi in codice sempre legati al mondo calcistico: tipo che con un abbonamento intendeva 50 grammi di hashish, un biglietto (per una partita del Livorno) equivaleva a 15 grammi».

I luoghi dello spaccio: via Grande zona “rossa” per l’hashish. E’ Claudio Scarselletta, il capitano alla guida del 2° nucleo operativo del gruppo della finanzaad andare nei dettagli sui luoghi dello spaccio cittadino. All’aperto, oppure a domicilio - soprattutto nel tardo pomeriggio e sulla sera - i pusher spesso in bicicletta girano in lungo e in largo la città. Una telefonata e quelli partivano: via Grande nell’ambiente è considerata la zona dell’hashish. In via Magenta sono stati rinvenuti 6 chili di hashish in alcuni borsoni nascosti dietro una stampante, in uno scantinato; e ancora alle cantine sugli Scali Novi Lena per arrivare alla periferia, in via Bixio dove tutta l’indagine è cominciata. «Qui avveniva lo stoccaggio della merce», specifica il capitano.

Dietro al battiscopa, oppure sottoterra. I militari delle fiamme gialle non mancano di raccontare i luoghi più “originali” dove veniva nascosta la droga. «In un appartamento era stata nascosta la cocaina addirittura dietro al battiscopa, in un intercapedine realizzata nel muro - dicono - Non è stato facile scovarla, anche perché il fiuto dei cani antidroga non arriva a scoprire questo genere di stupefacente. Il ritrovamento grazie ad una nostra intuizione». Altro luogo curioso in cui è stata trovata dell’hashish è stata una proprietà immobiliare disabitata a Limoncino. «La droga era nascosta sottoterra, praticamente spostavi una zolla e la trovavi», chiudono.

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