Gioco
Muore per infarto a 57 anni allenatrice di calcio
Livorno, Stefania Luciani guidava le Juniores del Sorgenti: lavorava a Guasticce. Il funerale giovedì 2 giugno
LIVORNO. Di Stefania Luciani resteranno la determinazione e la grinta. Qualità che non moriranno mai: le ha inculcate nelle sue bimbe, le esordienti della squadra Juoniores Sorgenti che lei allenava con passione e dedizione totale, insieme all’amico e collega Flavio Carola. S’è spenta ieri a 57 anni, all’improvviso, a causa di un infarto. Anni fa aveva subito un’angioplastica, ma si era ben ripresa e aveva ricominciato la sua vita senza problemi. Stefania andava a mille: lavorava alla Intier (ex Motrol) a Guasticce e appena staccava, correva al suo vero amore: il calcio. Adorava le sue allieve e anche il Livorno calcio, che seguiva da sempre. E già progettava la prossima trasferta: l’8 giugno a Bologna per la fase interregionale del campionato femminile.
Ma non ce l’ha fatta. Stefania Luciani s’è spenta nella sua abitazione, in via Stenone, dopo un malore che se l’è portata via in pochi minuti. A circondarla di attenzioni e d’amore il suo compagno Alessandro Cioni e il figlio Riccardo, 32 anni, oltre a tutti i parenti e gli amici. In primis Martina Lecchini: «Per me è stata una madre, un’amica, una sorella».
Viveva a Shangai ma il suo quartiere storico, dove tutti la conoscevano, era quello delle Sorgenti. Negli ultimi anni, prima della squadra femminile delle esordienti - ragazze dai 13 ai 17 anni - aveva anche allenato i bambini piccoli, sui 10-12 anni. «La sua vita era il calcio - racconta con dolore l’amico Flavio - Appena aveva un minuto libero, lei correva a dare due calci al pallone: era più forte di lei». Del resto stiamo parlando di una passione che Stefania si portava dietro da anni e anni. Infatti, prima di sedere in panchina - si fa per dire perché Stefania era scatenata, per il suo grande entusiasmo, e non stava mai ferma - Luciani era stata una brava giocatrice. Era stata in campo fino al 1999, anno in cui aveva avuto un problema di salute. «L’ultima stagione l’ha giocata nell’ex Real Sorgenti Labrone: lei era forte, ma fisicamente molto esile - racconta Flavio - ma comunque, da quando ha smesso di giocare, è sempre stata o allenatrice o nella dirigenza delle squadre delle Sorgenti».
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Ma il coraggio che aveva Stefania e la sua verve interiore compensavano tutto il resto. «Lei, per me e mia moglie, non era solo una collega e una brava calciatrice e allenatrice. Era un’amica vera - continua il racconto di Flavio Carola - passavamo insieme il tempo libero, condividevamo cene e vacanze. E lei era una leader grazie al suo carattere gioviale. Era sempre sorridente e disponibile con tutti: non le ho mai sentito dire un no».
L’ultima volta, Flavio aveva visto la sua amica appena due giorni fa, poche ore prima del malore fatale. «Era venuta al campo, aveva salutato le bimbe - racconta lui, addolorato - e ci eravamo dati appuntamento a Bologna, per la trasferta. Era così contenta...».
Tutta la squadra è in lutto e anche l’intero mondo del calcio giovanile, dove la 57enne era molto nota.
L’ultimo saluto a Stefania Luciani ci sarà domani alle 10.30 dalla camera mortuaria al cimitero comunale dei Lupi. La salma sarà cremata e poi - come lei stessa aveva sempre desiderato - le sue ceneri saranno sparse in mare.
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