Gioco
Venditore picchiato in un locale, lo sfogo della titolare: quel cliente mai più da noi
Dopo l’aggressione in centro, la titolare del locale contro il cliente-picchiatore «Violenza inammissibile sotto gli occhi anche di alcuni bambini scioccati»
LIVORNO. «Mio marito non vuole più che quella persona entri nel nostro locale, noi siamo per l'accoglienza e siamo assolutamente contrari ad ogni forma di violenza». Non usa mezzi termini Francesca, la titolare del locale nei pressi di piazza Grande dove l'altro ieri è esplosa una bomba di follia, fatta di spinte e calci, da parte di un cliente - un livornese, padre di famiglia con tanto di moglie e figlia piccola presenti - infastidito dalla presenza di un venditore senegalese. Intanto proprio oggi il fatto sarà regolarmente denunciato in questura da parte dell’unica persona che è intervenuta in aiuto del giovane di colore, il consigliere comunale Marco Bruciati.
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Una furia di spinte e calci. Sono da poco passate le 13.30, i tavoli all'aperto sono tutti pieni. Ci sono famiglie con bambini che mangiano. Una giornata come mille altre. Il ragazzo di colore arriva e chiede, di tavolo in tavolo, agli avventori se vogliono comprare qualcosa. Lui è uno dei tanti che entrano ed escono da quella porta in pieno centro, ogni giorno, in nome di uno spirito di solidarietà che contraddistingue il locale. Ad un certo punto cambia lo scenario: un uomo si alza all’improvviso, spinge il venditore a terra, lo prende a calci e inveisce contro di lui, come racconta sia la titolare che Marco Bruciati, il consigliere comunale di Buongiorno Livorno, il solo ad intervenire in difesa del giovane straniero. Tutto accade davanti agli occhi di tante persone, sedute che, tra indifferenza e paura, non muovono un dito.
Ero in cucina e ho sentito un tonfo. «Io ero in cucina, ho sentito un tonfo, tutto è successo in un attimo: quando sono andata in sala ho visto questo giovane di colore che era stato spinto a terra, all'ingresso del locale, e che veniva preso a calci. Ho iniziato a tremare», continua lei che mai ha vissuto in passato episodi del genere. Francesca ringrazia Bruciati. Prima come cittadino, poi come amministratore pubblico, per essersi messo nel mezzo, dicendo all'aggressore di piantarla. Poi Bruciati denuncerà pubblicamente l'episodio su Fb avvenuto per l’appunto in un locale pubblico.
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Non faremo più entrare questo cliente nel nostro locale. «Io sono rimasta impietrita - prosegue la donna ancora sconvolta e dispiaciuta - non ho reagito direttamente perché ero da sola e mio marito non c'era: forse è stato meglio, perché se fosse stato presente sarebbe intervenuto con decisione. Anche lui non tollera la violenza e una follia del genere non è giustificabile in alcun modo. Vedevo gli sguardi dei bambini presenti, compresa la figlia dell'aggressore, erano tutti scioccati». Lei che da tempo è abituata a stare al pubblico, mai sbattendo fuori dalla porta nessuno, di una cosa è certa, insieme al marito: «Quel cliente non entrerà più nel nostro locale».
Francesca, oltretutto, conosce la persona che ha aggredito il giovane immigrato. «Viene da noi spesso e non mi aspettavo che potesse avere quel genere di reazioni. Era completamente fuori controllo. Non ha chiesto scusa né a noi né alle persone che erano a mangiare nel locale. Ovviamente per gesti del genere non ci sono giustificazioni, ma almeno il gesto era dovuto» .
L’indifferenza generale mi ha sconvolto. Oltre alla scarica di follia, un altro aspetto della vicenda che sconvolge Francesca è l’indifferenza generale nella quale tutto è successo.
«A parte Bruciati nessuno è intervenuto, c'erano tante persone a mangiare, ma nessuno ha mosso un dito, nè ha proferito parola per aiutare questo ragazzo a terra dolorante», prosegue nel racconto. La titolare rivive, fotogramma per fotogramma quell’attimo. «Dopo l’aggressione quell’uomo ha tentato di giustificarsi, dicendo qualcosa al riguardo del comportamento del venditore ma era fuori di sè», continua. L’indifferenza generale in cui si è consumata l’aggressione ha colpito subito anche lo stesso consigliere comunale. Così Bruciati, dopo averlo sottratto alle percosse, è stato il solo a aiutare il ragazzo a rialzarsi e a raccogliere la sua roba, che nel frattempo era finita sparpagliata sotto mezzo portico di via Grande, come racconta lo stesso consigliere. Il giovane, una volta “in salvo”, se ne è andato via, con il suo borsone pieno di oggetti e di dolore. «Addirittura uno degli avventori presenti ha detto al picchiatore che aveva ragione, che gli immigrati sono troppi ma che non gli conveniva fare così che poi ci poteva rimettere: era meglio se stava zitto», dice ancora la donna. Forse sarebbe stato opportuno avvertire carabinieri o polizia, ma la titolare era sotto choc.
Accoglienza e rispetto nel nostro locale. Francesca non vuole comunque strumentalizzare l’accaduto. «Lo avrei volentieri evitato», puntualizza. Ma, considerato l’episodio, ci tiene a sottolineare che il suo è un locale dove da sempre regnano accoglienza e rispetto. «La nostra è una famiglia che fa dell’integrazione un pilastro della nostra vita e non scendo nei dettagli - spiega - E anche l’attività che abbiamo aperto nel centro di Livorno è all’insegna di questi valori: non abbiamo problemi a far entrare i venditori, così come quelli che vendono le rose e non abbiamo mai avuto problemi. Così continueremo a fare», chiude la commerciante.
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