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Droga, maxi operazione: mister spaccio è un tifoso amaranto e gli ordini partono anche fuori dallo stadio

Droga, maxi operazione: mister spaccio è un tifoso amaranto e gli ordini partono anche fuori dallo stadio

Livorno, dei 17 arrestati sette sono i livornesi: tra le frasi in codice usato anche il gergo calcistico

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LIVORNO. Mister "Tribuna Coperta" è un tifosissimo della squadra Amaranto, lo stadio la sua seconda casa. In codice "un abbonamento" poteva valere 50 grammi di hashish, 1 biglietto 15 grammi. E il suo “ci troviamo allo stadio” significava un luogo preciso (non l'Armando Picchi) dove consegnare le dosi. Lui è Claudio Bruselli, 45 anni livornese: è l'uomo, arrestato i primi di gennaio insieme alla compagna, la 35enne, Cristina Lombardi (ora entrambi in stato di libertà, perché scaduti i termini della carcerazione preventiva ma le indagini vanno avanti), a dare il nome a una delle più importanti operazioni anti-droga messe a punto dal secondo nucleo operativo della guardia di finanza di Livorno con 17 persone, di cui sette livornesi finiti in carcere per spaccio, 27 denunciati, 18 chili tra cocaina e hashish sequestrati e oltre a 7mila euro in contanti. Il tutto in sei mesi. Da novembre ad oggi.
«Si tratta di un duro colpo allo spaccio di droga in città, tra pusher, fornitori e consumatori: tra i destinatari, ci teniamo a sottolineare, ci sono spesso adolescenti che fanno uso di sostanze all'insaputa della famiglia. Qualche genitori è addirittura venuto a ringraziarci per aver fermato in tempo il proprio figlio», spiega il comandante provinciale della guardia di finanza Paolo Borrelli.

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Da Shangai al centro città, passando per gli scali D'Azeglio fino a Stagno e Salviano: si parla di un giro di spaccio di 7,8 chili di sostanza al mese. La maxi inchiesta - le indagini sono dirette dal sostituto procuratore Massimo Mannucci - fatta di perquisizioni, analisi dei tabulati, intercettazioni, pedinamenti, ha coinvolto una cinquantina di finanzieri, insieme alle unità cinofile.


Zio, nipote, fratelli: pusher imparentati. Tre gruppi distinti. Non c'è associazione tra le "famiglie" dello spaccio operanti in città: ognuno ha le sue zone, i propri clienti e smercia autonomamente. Salvo poi darsi una mano e rifornirsi a vicenda, nel caso che qualcuno di loro abbia finita la dose di sostanza richiesta. Ci sono i livornesi, i tunisini, i magrebini, gli albanesi. «Tra loro c'erano comunque legami di parentela e vincoli familiari - continua, andando nei dettagli il tenente colonnello Carlo Bastone, al comando del Gruppo - Spesso questi pusher spacciavano in bici e non è stato facile acquisire fonti di prova».


Linguaggio in codice amaranto per spacciare. E' Bastone a spiegare l'originale nome dato all'operazione antidroga, "Tribuna coperta", appunto. «Lo spunto ci è stato dato da uno dei maggiori coinvolti, il livornese Bruselli, tifosissimo della squadra calcistica del Livorno, che usava nomi in codice sempre legati al mondo calcistico: tipo che con un abbonamento intendeva 50 grammi di hashish, un biglietto (per una partita del Livorno) equivaleva a 15 grammi. La sua attività era sempre molto sostenuta anche fuori dallo stadio, prima dei match».


I luoghi dello spaccio: via Grande zona “rossa” per l’hashish. E’ Claudio Scarselletta, il capitano alla guida del 2° nucleo operativo del gruppo della Finanza ad andare nei dettagli sui luoghi dello spaccio cittadino. All’aperto, oppure a domicilio - soprattutto nel tardo pomeriggio e sulla sera - i pusher spesso in bicicletta girano in lungo e in largo la città. Una telefonata e quelli partono: via Grande nell’ambiente è considerata la zona dell’hashish. In via Magenta sono stati rinvenuti 6 chili di hashish in alcuni borsoni nascosti dietro una stampante, in uno scantinato; e ancora alle cantine sugli Scali Novi Lena per arrivare alla periferia, in via Bixio dove tutta l’indagine è cominciata, a novembre. «Qui avveniva lo stoccaggio della merce», specifica il capitano.


Ecco i nomi degli arrestati. Nel gruppo dei livornesi arrestati, ci sono lo zio settantenne Guglielmo Genchi e il nipote Luca Genchi, 30 anni. E ancora Simone Stoppa 35 anni, Gabriele Ceccarini, 32 anni, il tifosissimo del Livorno Claudio Bruselli di 45 anni, la compagna Cristina Lombardi, 35 anni (ora in stato di libertà perché scaduti i termini, ma le indagini vanni avanti), Yari Tinti 22 anni.
Tra gli albanesi i due fratelli Florjan e Nejan Dervishi di 30 e 24 anni; il gruppo dei pusher tunisini, tutti di età compresa tra i 25 e i 30 anni, sono i fratelli Meher e Majed Tebini e Fede Behamini (alias Monceff). I magrebini finiti in manette sono il 40enne Mohydine Khaboud, zio di Said Zaidi e Amin Redouan che hanno dai 25 ai 30 anni. Due dei 17 arrestati sono già stati rilasciati e attualmente risultano solo denunciati in stato di libertà.

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di Redazione web