Il Tirreno

Livorno

Si è spento a 91 anni l’editore Bruno Di Batte

È stato dirigente socialista e fra i fondatori di Amnesty a Livorno. La passione per la cultura e lo sport

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LIVORNO. Lutto in città nel mondo dell'editoria. Si è spento nella notte tra sabato e domenica Bruno Di Batte, notissimo tipografo ed editore livornese, circondato dall'amore dei suoi cari, in primis la figlia Silvia.

Di Batte aveva 91 anni e ha rappresentato un pezzo di storia della città: era malato da tempo, ma non si è mai arreso e fino a poco tempo fa continuava comunque a farsi vedere nell'azienda al fianco della figlia Silvia. Per una vita Di Batte ha gestito la tipografia di famiglia fondata nel 1872 da un avo di Bruno, Otello Debatte, poi nel corso degli anni è cresciuta diventando anche casa editrice (sempre mantenendo l’antica denominazione “Debatte” al posto della grafia corretta del cognome).

Ha trascorso l’esistenza in mezzo ai libri. La sua passione per la cultura si è “cibata” della migliaia e migliaia di pagine lette da autodidatta perché – come racconta la figlia – le esigenze di famiglia aveva imposto che lavorasse fin da giovanissimo, in tipografia era un asso nella composizione: «Arrivò perfino il preside in tipografia a chiedere al nonno di mandarlo a scuola e mio padre si nascose dietro il bancone con il magone. Poi recupererà guadagnandosi il diploma studiando la notte per fare le serali».

Figurarsi che poco tempo fa aveva ancora riconosciuto alcuni programmi di sala del Goldoni del ’34 che lui stesso aveva composto: li avevano trovati i familiari sui banchi di un antiquario.

È stato attivo nella politica e in generale nella vita della città: è stato a Livorno fra i fondatori di Amnesty International con Renato Menasci, ed è stato un dirigente socialista apprezzato e rispettato (ma non aveva mai voluto sgomitare per fare carriera o conquistare un posto al sole). «Del resto, – come ricorda Massimo Bianchi, ex vicesindaco socialista – la sua tipografia era un punto di riferimento per le attività di noi socialisti: oggi la politica si fa su Facebook, allora no».

«Con Bruno la comunità socialista livornese perde un sincero compagno che da sempre ha trovato riferimento nella contestuale storia della intera famiglia Di Batte molto nota a Livorno per i vari impegni e soprattutto per la storica militanza socialista», scrive il segretario socialista Aldo Repeti ricordandone l’«essenza più profonda degli ideali socialisti che fino all'ultimo ha rappresentato».

Non è senza motivo il riferimento alla tradizione socialista di famiglia: sul Tirreno, nel 2009, era lo stesso Bruno a raccontare un episodio che aveva riguardato il padre Otello quando il gerarca fascista Armando Verzi arrivò di persona con gli scagnozzi in tipografia per urlargli tutto il suo odio.

Sul blog ebraico Comuitando Gadi Polacco invece lo ricorda così: «Il pensiero corre a quando,da allora noi ragazzini, sopportava con grande senso ironico, pazienza e citazioni liriche (comune grande passione) le nostre incursioni in tipografia: da allora stima e simpatia sono per me legate al suo nome».

Era appassionato di musica (soprattutto lirica) e di sport: boxe ma principalmente calcio. Era stato giocatore in gioventù e ora era un tifoso del Livorno calcio: che dispiacere vederlo ritornare nelle serie minori con la retrocessione. «Una persona con passioni vere e forti, ma non un fanatico»: è la descrizione della figlia Silvia. Alla famiglia le condiglianze del Tirreno.

Oggi ci sarà l'ultimo saluto: la salma partirà da casa con un corteo funebre curato dalla Svs: attorno alle 11,30 al cimitero comunale dei Lupi è prevista la cremazione. Non era religioso e non è prevista un rito ma, come aveva chiesto ai familiari, sarà recitata una preghiera ebraica: sentiva la vicinanza alla religione della moglie e della figlia («in casa lo chiamavamo “ebreo onorario”»), tant’è che è stato presidente dell’associazione Italia-Israele.

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