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GUASTICCE: dopo il ricorso di lipu e comitato

Centrale a biomasse, altolà dal Tar «Il Comune deve cambiare l’iter»

Centrale a biomasse, altolà dal Tar «Il Comune deve cambiare l’iter»

GUASTICCE. Dal Tar arriva l’altolà alla centrale a biomasse messa in preventivo fra Guasticce e Stagno. La bocciatura non vale tanto come una cancellazione definitiva del progetto dell’impianto in sé:...

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GUASTICCE. Dal Tar arriva l’altolà alla centrale a biomasse messa in preventivo fra Guasticce e Stagno. La bocciatura non vale tanto come una cancellazione definitiva del progetto dell’impianto in sé: è però uno stop all’iter seguito finora sulla base della normativa regionale perché ritenuta in contrasto con quella comunitaria.

A portare la questione sul tavolo della giustizia amministrativa erano stati il comitato Collesalviamo l’Ambiente e la Lipu, difesi dall’avvocata Lucia Casale, mediante un ricorso congiunto al Tar annunciato pubblicamente nel dicembre scorso.

Dunque, i giudici amministrativi hanno stabilito di dichiarare in parte inammissibile il ricorso e per il resto invece di accoglierlo «nei sensi e nei limiti di cui in motivazione».

Nel mirino – come spiega la legale – era, ad esempio, il fatto che non bisogna solo guardare allo standard di potenza della centrale ma anche alla localizzazione non lontano da un’area ecologica tutelata come l’Oasi della Contessa, che ha un complesso equilibrio e ospita specie rare.

Si tratta peraltro di una materia complessa: di fronte all’istanza di procedura abilitativa semplificata presentata da due aziende agricole nel dicembre 2014 il Comune di Collesalvetti aveva ritenuto di potersi far forte di una legge regionale del 2010. Ma è proprio quella normativa regionale che secondo il Tar bisogna contestare: tanto che stabilisce di disapplicarla in nome del fatto che le norme cormunitarie sono ad essa sovraordinate. L’indirizzo della giurisprudenza è tale che non occorre neanche passare, come accadeva tempo addietro, da pronunciamenti della Corte Costituzionale: è prevalso man mano l’orientamento a una disapplicazione decentrata nei vari casi che le situazioni concrete producono.

La disapplicazione riguarda il fatto che il via libera all’impianto potesse arrivare senza compiere la valutazione di impatto ambientale e neppure fosse necessario anche soltanto la verifica che a tale valutazione di impatto ambiente dovesse essere assoggettato.

Di contro, però, la sentenza del Tar non detta al Comune di Colle un provvedimento che tolga di mezzo la centrale: non fa altro che rimettere in carreggiata l’iter, affidandone però la titolarità al municipio locale.

L’avvocata Casale ricorda che siamo in un campo innovativo ma tiene a precisare di aver segnalato già nella diffida dell’ottobre scorso il precedente di un caso riguardante la Regione Marche finito sotto il tiro della Corte Costituzionale nel maggio 2013 per una legge analoga.

È evidente che i ricorrenti puntino a «una valutazione più attenta» dell’impatto ambientale – rileva la legale – che tenga conto anche dei rilievi presenti nel piano di bacino e nel piano di indirizzo territoriale (e delle significative problematiche che portano con sé dal punto di vista della compatibilità di una struttura del genere in tale localizzazione). Non solo: il fatto che l’operazione biomasse finisca per diventare assoggettabile alla valutazione di impatto ambientale dovrebbe riportare sotto i riflettori l’argomento con una consultazione pubblica, uno studio preliminare e la possibilità di presentare controdeduzioni. Insomma, come rileva l’avvocata Casale, «un cammino più sorvegliato sotto il profilo dell’impatto ambientale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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