Italia
«Sborso ogni anno 4500 euro, ma non voglio rischiare»
LIVORNO. Giancarlo Guidi, 73 anni, storico proprietario del Queen Vicotria pub di via Torino, i conti della serva sull’antenna li fa rapidamente: «Pago 407 euro all’anno per il canone Rai e 375...
LIVORNO. Giancarlo Guidi, 73 anni, storico proprietario del Queen Vicotria pub di via Torino, i conti della serva sull’antenna li fa rapidamente: «Pago 407 euro all’anno per il canone Rai e 375 euro ogni due mesi per l’abbonamento a Mediaset Premium. Facendo la somma - prosegue - sono circa 4500 all’anno per dare ai nostri clienti la possibilità di guardare le partite di calcio in diretta e non solo. Figuratevi che fino a tre anni fa avevamo anche Sky, ma a un certo punto era diventato troppo costoso restare abbonati, per quella piattaforma - ricorda - il costo mensile è di 300 euro».
È snocciolando i costi fissi che i proprietari di bar e ristoranti devono affrontare per la Tv che forse è possibile capire meglio perché la finanza abbia scovato un piccolo esercito di furbetti disposti a rischiare una multa per non pagare il canone Rai.
«Cosa dico ai miei colleghi multati? Dico che hanno fatto bene - si lascia scappare Guidi - ma io non ho mai voluto rischiare, ecco perché ho sempre pagato gli abbonamenti. La prima volta ho fatto il contratto quanto il Livorno passò dalla serie C alla serie B, ormai sono trascorsi quasi vent’anni. Ma allora far vedere le partite voleva dire avere un ritorno economico. Al pub i tifosi venivano per vedere la partita. Ora questa abitudine è andata via via scomparendo. Ma per noi che siamo aperti da 44 anni questo servizio è rimasto».
Eppure i trucchi per aggirare la legge ci sarebbero, eccome. «Quello più comune - racconta - è portare al circolo oppure al bar la scheda che il proprietario ha in casa. A quel punto il costo dell’abbonamento è quello di una normale famiglia ma permette di far vedere ai clienti la partita o il programma con un certo risparmio».
Ovviamente questo trucco conviene fino a che nel locale non bussa la finanza com’è avvenuto in una cinquantina di esercizi dall’inizio del 2016 ad oggi. E allora sono cavoli amari.
«Effettivamente il gioco non vale la candela - ammette Guidi - perché non fare l’abbonamento alla Tv è come non fare lo scontrino. Fino a che ti va bene hai un guadagno, ma prima o poi arriva il giorno in cui ti fanno un controllo. E allora rimpiangi di non aver pagato quando era il momento. Anche a me - conclude - sono venuti a fare una verifica. E quel giorno sono stato contento di essere in regola».
@fedelazzotti
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