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Livorno

il proprietario del quEen victoria

«Sborso ogni anno 4500 euro, ma non voglio rischiare»

di Federico Lazzotti
«Sborso ogni anno 4500 euro, ma non voglio rischiare»

LIVORNO. Giancarlo Guidi, 73 anni, storico proprietario del Queen Vicotria pub di via Torino, i conti della serva sull’antenna li fa rapidamente: «Pago 407 euro all’anno per il canone Rai e 375...

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LIVORNO. Giancarlo Guidi, 73 anni, storico proprietario del Queen Vicotria pub di via Torino, i conti della serva sull’antenna li fa rapidamente: «Pago 407 euro all’anno per il canone Rai e 375 euro ogni due mesi per l’abbonamento a Mediaset Premium. Facendo la somma - prosegue - sono circa 4500 all’anno per dare ai nostri clienti la possibilità di guardare le partite di calcio in diretta e non solo. Figuratevi che fino a tre anni fa avevamo anche Sky, ma a un certo punto era diventato troppo costoso restare abbonati, per quella piattaforma - ricorda - il costo mensile è di 300 euro».

È snocciolando i costi fissi che i proprietari di bar e ristoranti devono affrontare per la Tv che forse è possibile capire meglio perché la finanza abbia scovato un piccolo esercito di furbetti disposti a rischiare una multa per non pagare il canone Rai.

«Cosa dico ai miei colleghi multati? Dico che hanno fatto bene - si lascia scappare Guidi - ma io non ho mai voluto rischiare, ecco perché ho sempre pagato gli abbonamenti. La prima volta ho fatto il contratto quanto il Livorno passò dalla serie C alla serie B, ormai sono trascorsi quasi vent’anni. Ma allora far vedere le partite voleva dire avere un ritorno economico. Al pub i tifosi venivano per vedere la partita. Ora questa abitudine è andata via via scomparendo. Ma per noi che siamo aperti da 44 anni questo servizio è rimasto».

Eppure i trucchi per aggirare la legge ci sarebbero, eccome. «Quello più comune - racconta - è portare al circolo oppure al bar la scheda che il proprietario ha in casa. A quel punto il costo dell’abbonamento è quello di una normale famiglia ma permette di far vedere ai clienti la partita o il programma con un certo risparmio».

Ovviamente questo trucco conviene fino a che nel locale non bussa la finanza com’è avvenuto in una cinquantina di esercizi dall’inizio del 2016 ad oggi. E allora sono cavoli amari.

«Effettivamente il gioco non vale la candela - ammette Guidi - perché non fare l’abbonamento alla Tv è come non fare lo scontrino. Fino a che ti va bene hai un guadagno, ma prima o poi arriva il giorno in cui ti fanno un controllo. E allora rimpiangi di non aver pagato quando era il momento. Anche a me - conclude - sono venuti a fare una verifica. E quel giorno sono stato contento di essere in regola».

@fedelazzotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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