Gioco
«Federazione del mare con Pisa e meno burocrazia nell’edilizia»
Le ricette per rilanciare la città alla tavola rotonda dei costruttori Ance organizzata con Confindustria e gli Ordini di ingegneri e architetti in Fortezza. Le parole del viceministro alle Infrastrutture Nencini
LIVORNO. "Non esiste altro porto in Italia dove si sia concentrata una tal massa di impegni sul fronte degli investimenti pubblici: mi riferisco al fatto che alla Darsena Europa si affianca la realizzazione di infrastrutture ferroviarie di primaria importanza". Il viceministro Riccardo Nencini ne fa il fiore all'occhiello alla tavola rotonda dei costruttori Ance organizzata con Confindustria e gli Ordini di ingegneri e architetti in Fortezza Vecchia: anche se il governo tramite il Cipe mette sul tavolo 50 milioni mentre il grosso ricade su Regione (250) e Authorirty (quasi 300), sta di fatto che in tandem con il maxi-appalto della direttissima ferroviaria in Darsena Toscana è una montagna di investimenti pubblici mai vista a queste latitutini. Resta da tradurla in operatività (e in occupazione, come lamentano i comitati disoccupati).
A tal riguardo da Gabriele Gargiulo, dirigente dell'Authority, arriva la conferma che ci sono molte richieste informali di chiarimenti da operatori internazionali e che nell'ente si sta pensando a prorogare la scadenza del bando.
Ma, sul fronte del porto, il numero due del ministro Delrio dice anche altre due cose. L'una: attenti che nella riforma degli accorpamenti non era affatto scontato che Livorno restasse capofila. L'altra: il 48% del Pil toscano si realizza nel triangolo Prato-Pistoia-Firenze (che "presto con le nuove infrastrutture si allargherà a Lucca"), la costa deve crescere anche come peso specifico e la via migliore per farlo è "una federazione del mare che metta insieme Livorno e Pisa".
Basti pensare che metterebbero insieme un aeroporto e un porto la cui rilevanza varca in entrambi i casi i confini nazionali. E non è tutto, aggiunge per ribadire che "qui c'è una piattaforma economica appetibilissima". Il riferimento è all'autostrada tirrenica: a chi gli chiede quali impasse la blocchino, il viceministro risponde circoscrivendoli al fatto che Bruxelles contesta i tempi della concessione alla società autostradale ma che le divergenze "non sono incolmabili".
C'è il tempo anche per una sottolineatura che riguarda in realtà il cuore del convegno: la svolta nell'organizzazione dei costruttori confindustriali che adesso non chiedono più di consumare altro suolo. Nencini indica uno scenario: a livello nazionale si contano 130-140mila alloggi pubblici inutilizzati perché non abitabili. Di più: Roma sarebbe rivoluzionata se si riuscisse a riusare "anche solo un quarto dei 250 chilometri di binari in abbandono che l'attraversano".
Per Claudio De Albertis, numero uno dei costruttori di Confindustria a livello nazionale, con il consumo di suolo e la vecchia impostazione "cementivora" non si va da nessuna parte. Lo dicono le cifre: 1) fino a 7-8 anni fa si costruivano 460mila nuove case all'anno e non c'era problema a venderle, adesso siamo a poco più di un terzo (160mila); 2) le licenze edilizie per nuove case sono "scese ai livelli del 1936"; 3) nei prossimi dieci anni "non si arriverà mai agli standard quantitativi anteriori al 2007". Detto questo, la cura è la trasformazione radicale del fare edilizia: attenzione alla qualità del costruire perché poi le conseguenze si vedono nei costi di "funzionamento" ma anche occhio al fronte delle manutenzioni. Nel mirino anche le contraddizioni con cui la macchina pubblica guarda a questa svolta: a cominciare dai paradossali effetti boomerang di talune normative sia in campo tecnico che nel settore fiscale.
Come creare uno "Sblocca-Livorno"? Stefano Frangerini, presidente dell'Ance provinciale, invita a una svolta anche l'apparato pubblico in vista del nuovo Prg: semplificare e sburocratizzare è il miglior modo per far decollare l'economia. A ciò si aggiunga l'esigenza di un cambio di passo: invece di dire cosa si deve fare, meglio precisare cosa non si deve e lasciare campo alla capacità di intervento dandole i limiti entro i quali dispiegarsi. Un po' come quando De Albertis invita a uscire dalla logica della progettazione disgiunta dall'esecuzione proprio in nome di un salto in avanti in direzione della qualità dell'edificare.
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