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Allievo cadde in Accademia Navale e restò paralizzato, condannato il comandante
Livorno, il contrammiraglio Pierpaolo Ribuffo nel 2009 era responsabile del palazzo Allievi, il giudice ha disposto una pena pecuniaria e una provvisionale di 80mila euro
LIVORNO. La sera del 22 gennaio 2009 Pierpaolo Ribuffo, 51 anni, oggi comandante dell’Accademia Navale di Livorno, era il responsabile del palazzo Allievi. Da quella struttura precipitò, da un’altezza di circa sei metri dopo aver sfondato un lucernaio, l’aspirante guardiamarina Pier Alberto Buccoliero, 20 anni al terzo anno di studi e da allora costretto su una sedia a rotelle.
Dopo oltre sette anni dall’incidente e a due mesi dalla prescrizione del reato di lesioni aggravate, il contrammiraglio, tornato a Livorno nel febbraio scorso a guidare la scuola di formazione della Marina Militare, è stato condannato a tre mesi di reclusione, sostituiti con una pena pecuniaria e il risarcimento del danno nei confronti dell’ex cadetto con una provvisionale di 80mila euro.
Assolti, invece, dal giudice Carlo Cardi gli altri cinque imputati. A cominciare dall’allora responsabile dell’Accademia Raffaele Caruso, 62 anni, passando per i sottufficiali Manfredo Gatteschi Lapi, preposto alla sottoarea del palazzo Allievi, Gianguido Manganaro, 46, preposto per i locali al primo piano della struttura, come i colleghi Luca Ancomelli, 46, e Alberto Sodomaco, 47.
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«Sono contento per la decisione del giudice - spiega Buccoliero che non ha mai perso un’udienza - ma quelli che ho passato sono stati anni di sofferenza e di attesa per una sentenza che sembrava non dover arrivare mai. Soprattutto negli ultimi mesi mi sentivo come sospeso. Ci sono state diversi rinvii per arrivare a questa udienza, ora finalmente siamo usciti da questo limbo e un po’ di giustizia è stata fatta».
L’ormai ex guardiamarina, oggi è un atleta parolimpico e la settimana scorsa ha conquistato il suo secondo titolo mondiale nel kayak. «Devo ancora festeggiare quella vittoria - ammette - domani sarà l’occasione giusta per rendere omaggio sia alla medaglia che a questa sentenza. Intanto però voglio ringraziare il mio avvocato, Serena Perna, perché senza di lei non sarei mai arrivato fino a dove sono adesso».
In attesa di leggere le motivazioni del giudice (il magistrato ha fissato in trenta giorni il deposito in cancelleria), per capire la sentenza di condanna è necessario riprendere in mano la requisitoria del pubblico ministero Antonella Tenerani quando descrive la posizione processuale di Ribuffo.
«Egli era - si legge - dirigente assegnato al Palazzo allievi. E sappiamo che ai sensi della definizione di legge, era la “persona che, in ragione delle competenze professionali e di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, attua le direttive del datore di lavoro organizzando l’attività lavorativa vigilando su di essa”».
Proprio l’assenza in Accademia di un piano per la sicurezza è stato al centro del processo. «Egli - va avanti il pm - era pertanto tenuto in quanto dirigente all’attuazione della comunicazione 266 e alla verifica del rispetto quantomeno delle consegne e di quanto disciplinato in merito alle regole di condotta per la parte in cui esse potessero servire in concreto a prevenire qualche pericolo». Infine, «Ribuffo ha completamente dimenticato - conclude il pm - i compiti attinenti alla sicurezza a lui spettanti, evidentemente confidando anch’egli sullo spirito militare e sul rispetto (insufficiente) di ordini e divieti».
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