Il Tirreno

Livorno

Spaccio di cocaina a Livorno: sette indagati e due arresti nella maxi inchiesta

di Federico Lazzotti
La finanza al lavoro (foto di archivio)
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La finanza al lavoro (foto di archivio)

Livorno, perquisizioni della finanza in mezza città. Tre delle persone finite nei guai abitavano nell’ex sede Enel occupata sugli scali D’Azeglio

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LIVORNO. Almeno sette indagati e una quindicina di perquisizioni tra Livorno e Stagno tra martedì 24 e giovedì 26 maggio. Tra queste alcune sono state compiute in tre appartamenti all’interno dell’ex palazzo sede Enel, sugli Scali D’Azeglio, lo stabile occupato due anni fa. E poi arresti - almeno due - e il ritrovamento e successivo sequestro di tre chili di droga.

Sono questi i numeri, ancora parziali e dunque incompleti, dell’ultima operazione della guardia di finanza contro lo spaccio di droga (in particolare cocaina) in città. Agli atti, in oltre un anno di accertamenti, sarebbero state raccolte anche diverse intercettazioni telefoniche finite nel fascicolo.  «Stiamo ancora lavorando - spiega chi indaga - ecco perché per il momento non possiamo confermare o aggiungere niente rispetto all’indagine».

Quello che è certo è che l’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Massimo Mannucci, sta cercando di far luce su una presunta rete di spaccio della quale fa parte un gruppo composto da tunisini e italiani, legati tra di loro da un vincolo di parentela. Tra i sette indagati, non a caso, compaiono i nomi di tre fratelli: Meher Tebini, 29 anni, soprannominato “Nakka”, Houcine Ben Majed Tebini, 35, meglio conosciuto come “Fathi”, e Ahmed Tale, ribattezzato “Moncef” o “Banana”. Oltre a loro nei guai Luca Genchi, 24 anni, e Gugliemo Genchi, 69. Indagato anche Angelo Baldi, 52 anni, e Simone Stoppa, 38.

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Nel decreto di perquisizione con il quale i finanzieri si sono presentati martedì mattina all’alba nel palazzo Mauro Gordato sono elencati alcuni episodi che vengono contestati ai sette indagati. Ecco che dai documenti emergono anche i luoghi dello spaccio: dal parcheggio del “Burgher King” in via Firenze dove il 2 marzo scorso è stata registrata la cessione di una dose di cocaina, alle vicinanze del “Bar Veloce” (entrambi gli esercizi commerciali sono estranei alle indagini).

Oltre alla lista di cessioni di sostanze stupefacenti, secondo la ricostruzione degli investigatori, il basista del gruppo si nascondeva dietro al nome di Simone Stoppa che si sarebbe prestato all’acquisizione, al trasferimento e alla custodia di sostanze stupefacenti per conto di Meher Tebini.

È in questo quadro indiziario che a partire dall’alba di martedì i finanzieri hanno dato il via a una quindicina di perquisizioni in mezza città. Il nucleo delle fiamme gialle oltre agli appartamenti all’interno dell’ex sede dell’Enel, hanno bussato in via Santa Fortunata, dove abita Luca Genchi e hanno visitato anche un’abitazione in uso allo stesso Genchi sul viale del Risorgimento; in via Vincenzo Malenchini, casa della nonna della compagna di Majed Tebini; in via di Salviano dove ha la residenza Simone Stoppa, ma anche in un appartamento in via Triste dove il trentottenne ha una sorta di pied-a-terre.

Ma le perquisizioni a caccia di prove a sostegno dell’impianto accusatoria hanno riguardato anche un terreno nella zona del Limoncino, un container affittato in via Irlanda e quattro macchine che abitualmente venivano usate da altrettanti indagati.

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