Il Tirreno

Livorno

Sfrattata dal palazzo occupato dopo l’arresto del compagno: «Aiuto, io e i miei figli in strada»

Federico Lazzotti
Il palazzo Mauro Gordato
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Il palazzo Mauro Gordato

Livorno, lo sfogo di Cristina Nisi, 24 anni, compagna di Meher Tebini: noi non ci entriamo niente con lo spaccio di droga

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LIVORNO. Lui in carcere e la moglie con due figli senza più un tetto dove vivere. L’altra faccia dell’inchiesta della guardia di finanza sullo spaccio di droga in città è nelle parole di Cristina Nisi, 24 anni, compagna di Meher Tebini, 29 anni, uno dei tre fratelli tunisini finiti nei guai.

«Martedì mattina alle 6 - racconta - la bimba era in bagno perché aveva la febbre e stava male di stomaco, i finanzieri hanno buttato giù la porta e sono entrati. A Meher - prosegue - hanno messo le manette e lo hanno portato via. Da quello che ho capito nell’appartamento dentro al palazzo Mauro Gordato dove vivevamo da circa un anno, i finanzieri hanno trovato anche della droga, ma di quella roba io non ne sapevo nulla. Lui andava spesso in Tunisia ma per vendere telefonini e motorini».

Adesso la vita di Cristina e dei suoi figli è cambiata radicalmente. Le regole, infatti, all’interno del palazzo gestito dal Comitato dell’Ex caserma occupata, sono chiare: chi fa uso di droghe o si rende protagonista di violenze all’interno della struttura perde immediatamente il diritto alla casa.

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«Martedì - ricorda la donna - dopo l’arresto del mio compagno e del fratello c’è stata una riunione nella quale è stato deciso di sfrattarci: ci hanno tolto le chiavi, sia a me che a mia cognata, e adesso non abbiamo più un posto dove andare, ma tutta la mia roba è ancora la dentro».

Nelle ultime 24 ore Cristina ha lasciato i figli dalla madre, che vive in un ’altra Regione, ed è tornata a Livorno per cercare una soluzione.

«Sto aspettando l’emergenza abitativa da un anno e mezzo - ricorda - e ora non so dove sbattere la testa. Capisco che se mio marito ha fatto qualcosa di sbagliato debba pagare, ma noi in questa storia non ci entriamo niente. Eppure ci abbiamo rimesso».

Cristina da quando è tornata a Livorno vive da un’amica. «Ho chiesto anche la borsa lavoro - ammette - ma per adesso la situazione è bloccata. Come ho conosciuto mio marito? Sette anni fa in piazza Cavallotti. Ma allora non pensavo certo che sarebbe finita in questo modo».

 

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