Gioco
«Delitto al mercato, chiediamo giustizia»
A giugno la Cassazione. La figlia: «Il giudice d’appello ha escluso la premeditazione e la procura non ha voluto fare ricorso»
LIVORNO. «Mia sorella ed io siamo addolorate ed esasperate da tutta questa vicenda. Ora possiamo solo aspettare la sentenza definitiva della Cassazione. Ma anche se per l’assassino di mio padre sarà confermata la condanna a 16 anni, il vero ergastolo lo patiamo noi, che non potremo mai più abbracciare nostro padre».
Rabbia e un filo di rassegnazione nelle parole di Claudia Costanzo, figlia di Claudio Costanzo, ucciso a 60 anni a coltellate nel febbraio 2013. Omicidio per cui è stato condannato in due gradi di giudizio, in primo e in appello, Alfredo Andreucci, 59 anni, imprenditore edile che la vittima ben conosceva. Ma mentre nel primo grado del giudizio la sentenza è stata di 30 anni di carcere (con rito abbreviato), con l’aggravante della premeditazione, in appello la giudice Maria Grazia D’Onofrio ha ridotto la condanna a 16 anni. Come emerso nel corso del processo, quella mattina Andreucci era uscito di casa per incontrare Costanzo con un coltello in tasca, arma che poi avrebbe usato per colpire l’amico. Tuttavia, in appello, il giudice di Firenze ha escluso la premeditazione. Le figlie della vittima, assistite dall’avvocato Alessandro Breschi, avrebbero voluto ricorrere contro questa decisione. Ma la Procura di Firenze, a cui spettava questo eventuale passo, non ha ritenuto di procedere in questo senso. Lo spiega lo stesso legale. «Noi abbiamo sollecitato la procura fiorentina a fare appello contro la decisione del giudice di escludere la premeditazione. E a questo scopo abbiamo anche presentato un’istanza a Firenze - spiega l’avvocato Breschi - Ma la procura ha deciso di non presentare il ricorso. Una scelta che noi non condividiamo, ma che spetta a loro. Il 21 giugno ci sarà l’udienza in Cassazione, che si pronuncerà sul ricorso presentato dall’imputato». L’avvocato spera nella conferma della condanna: «Per noi il reato è più che provato - aggiunge il legale - come è emerso dai due gradi di giudizio, ci auguriamo quindi che la Cassazione confermi con condanna. Poi valuteremo un eventuale rito civile».
Ma le sorelle Costanzo non ci stanno: da anni vivono un tormento molto forte, che nel tempo è aumentato: «Accettiamo con fatica l’esclusione della premeditazione. Come è possibile che una persona esca di casa con un coltello, lo usi per uccidere, senza premeditare il delitto? E allora perché aveva con sé quell’arma? - si chiede Claudia Costanzo - Nel corso di questi tre anni in tribunale ne abbiamo sentite di tutti i colori. Ci sono state anche testimonianze che hanno colpito direttamente la memoria di nostro padre. Noi non ne possiamo più, siamo devastate da tutta questa storia. E soffriamo anche per i nostri ragazzi, mio figlio e i miei due nipoti, che sono stati privati con tale violenza del nonno».
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