Il Tirreno

Livorno

L’ok ad Iren non c’è A rischio 86 milioni di investimenti

di Giulio Corsi
L’ok ad Iren non c’è A rischio 86 milioni di investimenti

Nogarin frena e il 10 giugno i piemontesi potrebbero andarsene Ma così salterebbero spostamento del Rivellino e gara reti gas

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LIVORNO. Rischia di saltare in aria l’operazione che doveva portare la multi-utility Iren ad alzare la propria partecipazione all’interno di Asa con un aumento di capitale da 25 milioni e altri 61 milioni di investimenti annunciati sul territorio.

La crociata ideologica-politica legata allo slogan dell’acqua pubblica e portata avanti dai sindaci di Livorno, Suvereto e Volterra, sta infatti impantanando l’iter e se nel giro di 14 giorni non ci sarà una virata netta rispetto agli sviluppi delle ultime ore, il progetto svanirà.

Alle 16 di venerdì 10 giugno scadrà infatti l’offerta della romana Acea per rilevare il 40% di azioni che Iren possiede dentro Asa. Quel giorno, se Iren non avrà avuto il via libera dai Comuni soci ad alzare la propria quota fino al 49% e modificare lo statuto in modo da far valere il suo ruolo di partner industriale e avere ritorno di dividendi e consolidamento del bilancio, la società torinese non potrà far altro che scegliere la strada della vendita, salutando Asa e incassando una trentina di milioni da Acea, la quale però dopo aver sborsato per subentrare e per piantare la sua bandierina anche su Livorno, uno dei pochi angoli di Toscana dove ancora non c’è, non avrebbe alcuna intenzione né motivazione di spendere altri capitali su via del Gazometro.

Il risultato, se così andassero le cose, è presto detto: Livorno e il resto della provincia perderanno 86 milioni di investimento, di cui 54 subito e gli altri nei prossimi tre anni. Un epilogo che si commenta da solo.

Tanto per fare un esempio concreto: non verrebbe realizzato lo spostamento del Rivellino dalla Venezia all’area dell’ex Trw e salterebbe la conseguente riqualificazione urbanistica del quartiere e del centro storico, ma anche il rinnovamento di un'infrastruttura fondamentale per la città.

Ma Asa non potrebbe neanche partecipare alla gara per le reti del gas, che oggi vale tra l’altro 68 posti di lavoro, e che rappresenta business di crescita dai ghiotti contorni a cui sembra inopportuno rinunciare.

I fronti tra i soci pubblici di Asa, come noto, sono contrapposti da tempo: da una parte c’è il sindaco Nogarin (36%) con i colleghi di Suvereto (0.4%) e Volterra (1.5%), che sventolano - da realtà ed esigenze completamente diverse - la bandierina dell’acqua pubblica. Dall’altra ci sono i sindaci degli altri territori, quasi tutti di marca Pd, capitanati da Collesalvetti (2.2%), Rosignano (4.2%) e Cecina (2.2%) che invece ritengono «una follia rinunciare ad un simile investimento sui territori».

Ieri mattina, durante l’assemblea dei primi cittadini - che doveva essere preparatoria all’assemblea dei soci prevista per domani, decisiva a sua volta nell’imboccare il percorso dell’aumento di capitale - i fronti anziché avvicinarsi sulla base della proposta del sindaco di Collesalvetti Lorenzo Bacci (che aveva lavorato con successo a tenere Iren al 49% rispetto alla richiesta iniziale del 51% ottenendo ugualmente il maxi-investimento), si sono allontanati.

Il sindaco di Livorno Nogarin ha preteso che si rispettasse strettamente l’ordine del giorno, che prevedeva la nomina dei membri del consiglio di sorveglianza, e ha glissato sulla proposta di Iren. Anzi, è tornato a rilanciare l’ipotesi che il Comune di Livorno sfruttando il diritto di prelazione, possa aumentare la propria quota in Asa.

Lasciata nel cassetto lidea dell'azionariato popolare («1 euro a cittadino per riprendersi Asa» fu la sua proposta sei mesi fa), Nogarin non ha però specificato con quali soldi il Comune potrebbe comprarsi le azioni di Iren (valore 30 milioni).

Iren è rimasta dunque fuori dalla porta e sul tavolo c’è stata solo la nomina dei membri del nuovo cds di Asa: per Livorno saranno Nicola Ceravolo, giovane 5 Stelle trombato alla regionali, l’altro grillino Nicola Giusti e Franco Lovascio proveniente dal mondo Usb.

Con quale mandato i tre entreranno nel cds di Asa? Dopo gli abboccamenti che c’erano stati nelle ultime settimane tra l’amministrazione comunale livornese e i vertici di Iren, sembrava che potesse esserci l’intesa sulla proposta-Bacci, ma la frenata di ieri, che ha impedito la partecipazione di Iren all’incontro e non permetterà domani di affrontare in assemblea l’aumento di capitale, racconta come Livorno abbia cambiato orientamento intanto all’insegna di un concetto: non può essere Iren a dettare l’agenda. Pur sapendo bene però che il 10 il partner privato venderà.

La posizione dei sostenitori del no la spiega bene il sindaco di Suvereto Parodi, le cui scelte - coerenti fin dall’inizio in nome dell’acqua pubblica - non sembrano tuttavia essere compatibili con le esigenze di investimenti e dunque con la concretezza delle politiche di governo di una città come Livorno che vale 50 volte Suvereto. «Iren ci ha fatto una proposta indecente - dice Parodi -. Con un escamotage l'aumento di capitale la portrebbe al 49,9% ma di fatto con diritto di voto nelle assemblee ordinarie del 53,7%».

Se questo è il pretesto strategico o la motivazione ideologica, il risultato è tuttavia un altro: Livorno e la provincia rischiano seriamente di perdere 86 milioni di euro d’investimenti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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