Il Tirreno

Livorno

Villa Mimbelli ferita tra crepe e cedimenti

di Francesca Suggi
Villa Mimbelli ferita tra crepe e cedimenti

L’assessore annuncia lavori entro fine anno «Ma noi l’abbiamo trovata distrutta»

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LIVORNO. C’è un tesoro, il tesoro della città, custodito dentro a quella dimora ottocentesca quasi completamente transennata, con l’intonaco che cade a pezzi, guano di piccione e crepe ovunque.

L’occhio di un forestiero che dovesse passare dal parco di villa Mimbelli difficilmente potrebbe immaginare che là dentro ci sono capolavori in mostra che portano la firma di grandi maestri macchiaioli e post-macchiaioli, da Fattori a Lega, Signorini, Ulvi Liegi fino ai divisionisti Benvenuti e Nomellini.

La sede del museo cittadino intitolato proprio a Giovanni Fattori lancia l’sos. E’ un grido inascoltato da anni, a dire il vero e lo dimostra proprio l’immagine odierna del palazzo: un gioiello sempre più ferito, con tre lati su quattro ingabbiati, al centro di un parco frequentatissimo in città.

«Villa Mimbelli non si è sciupata ieri, ma l’altro ieri: noi l’abbiamo trovata che cadeva a pezzi e abbiamo fatto un percorso di messa a sistema per organizzare iniziative che rivitalizzassero il museo, per arrivare ad accendere un mutuo di 300mila euro ed inserire la ristrutturazione della villa nel piano triennale delle opere pubbliche e far partire i lavori entro la fine dell’anno», spiega l’assessore alla Cultura, Serafino Fasulo, rimandando le colpe a chi c’era prima, vale a dire all’amministrazione Pd: «Abbiamo trovato questa stupenda villa distrutta nel fisico e nel morale».

Basta fare un giro per toccare con mano il declino di questa struttura aristocratica, costruita dall’architetto Vincenzo Micheli su commissione dell’ammiraglio Francesco Mimbelli e di sua moglie Enrichetta Rodocanacchi. Solo l’ingresso principale della villa è accessibile, senza barriere di protezione per i visitatori.

L’ultimo intervento conservativo è datato 22 anni fa, poi più niente. E la bellezza che sfuma, lasciando spazio al degrado.

«La passata amministrazione non aveva blindato i soldi da destinare alla ristrutturazione della villa, perché erano legati ad oneri di urbanizzazione e ad alienazioni», precisa Fasulo. Che - sempre sull’onda della differenza tra amministrazione di prima e di dopo - ci tiene a sottolineare che i visitatori sono tornati al museo e che l’attenzione per le iniziative organizzate è massima.

«Abbiamo ritirato fuori opere che venivano tenuti nel deposito da 30 anni, l’attenzione sui pittori locali o sui livornesi d’azione è massima, per non parlare dell’iniziativa sull’arte contemporanea Toscana 900: abbiamo riportato l’interesse della collettività verso il museo della città».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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