Gioco
«Un nuovo progetto senza mercenari»
Nogarin: si è chiuso un ciclo, ma la passione non retrocede serve gente come quella della risalita dagli inferi di 14 anni fa
LIVORNO. «È necessario un nuovo progetto, degno di Livorno, che, facendo a meno dei mercenari del pallone, venga portato avanti da atleti orgogliosi di indossare l'amaranto come una seconda pelle e da una società che voglia condividere la stessa passione, e non certo per mero business». Dice proprio così Filippo Nogarin: «Mercenari del pallone». Forse è questo il passaggio più degno di nota del commento che il sindaco ha affidato alla sua pagina Fb dopo il ko degli amaranto.
Un post dal titolo “La passione non retrocede”, dove scrive che con il Livorno che «precipita in LegaPro», «probabilmente si è chiuso, definitivamente, un ciclo». «Ieri sera a tifare sugli spalti dell'Armando Picchi - parte da qui Nogarin - c'era mister Jaconi, assieme a Protti, Doga, tra gli artefici, 14 anni fa, della vittoria del campionato di C1 che ha permesso ai colori amaranto di calcare non solamente i campi di serie A e B, ma quelli europei con la storica partecipazione alla Coppa Uefa».
Dice di seguire con «crescente passione la squadra» - pur essendo un «tifoso occasionale» - e «quando mi è stato possibile sono andato in Curva Nord dove l'attaccamento ai colori amaranto non si è mai spento: uno spettacolo nello spettacolo». «Una tifoseria "scomoda" - è la chiosa che strizza l’occhio ai tifosi - degna di una città ribelle come Livorno, che si è spesso occupata di sociale e politica». Poi entra così nel merito della partita: «Grida vendetta perché abbiamo accarezzato, per oltre un tempo, lo spareggio ai play out per poi veder tutto infrangersi anche per scelte arbitrali discutibili». «Ma non deve essere questa una scusa - scrive - per una squadra che, con una partenza lampo, aveva illuso in tanti. I livornesi hanno una passione vera per i colori amaranto e meritano molto di più perché la passione non retrocede!».
Ed è qui che scrive: «È necessario un nuovo progetto degno di Livorno che, facendo a meno dei mercenari del pallone, venga portato avanti da atleti orgogliosi di indossare l'amaranto come una seconda pelle e da una società che voglia condividere la stessa passione, e non per mero business. Come hanno fatto i protagonisti della risalita dagli inferi di 14 anni fa».
(j.g.)
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