La protesta
Più di mille in duomo per Santa Giulia
Il vescovo dedica l'omelia ai martiri cristiani e alla minaccia del terrorismo. "L'Europa non sia quella della moneta e delle banche, dev'essere soprattutto valori: guai se restiamo in silenzio, è un peccato di omertà culturale e etica"
LIVORNO. Santa Giulia, il miracolo non l’avrà fatto la sera di venerdì sera 20 stadio raddrizzando le mani del portiere Pinsoglio nel match-salvezza, ma domenica 22 in duomo sì: nel pieno del pomeriggio in una giornata quasi estiva, oltre mille persone hanno partecipato alla messa, e ancor di più alla successiva processione fino al Porto Mediceo. In onore di santa Giulia: in una città senza ghetto che rivendica un dna multiculturale, la patrona non poteva che essere una ragazza extracomunitaria martire in nome dei propri ideali di fede.
Ed è proprio su martirio e valori che ha insistito il vescovo Simone Giusti: se per tradizione l’omelia episcopale di Santa Giulia è un messaggio di tipo civile, stavolta il presule l’ha spesa non tanto per questioni locali, magari su una città più o meno retrocessa, quanto semmai per invitare ad alzare lo sguardo all’Europa. Non come roba lontana bensì come qualcosa che entra nelle nostre vite e che esige un nostro protagonismo qui e ora.
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Due gli spunti dai quali il vescovo fa decollare il proprio ragionamento: da un lato, il crescente numero di cristiani assassinati o perseguitati nel mondo per la loro fede; dall’altro, l’avvicinarsi della minaccia dell’islamismo fondamentalista con gli attentati in Europa (Parigi e Bruxelles). Proprio riguardo a questi ultimi, monsignor Giusti sembra voler togliere di mezzo l’idea che la religione sia solo un pretesto e che in realtà dietro ci siano potenti interessi economici. No, Giusti intravede quel che chiama «un pseudo-misticismo» con forte connotazione di un distorto spiritualismo religioso.
Macché violenza del “sacro”, cioè di tutte le religioni in blocco: «Cristo disarma l’odio» rifiutando la legge del “dente per dente”. Poi rincara su due versanti. L’uno: «Né respingimenti né muri», come predica il Papa, ma «ben ben vengano più controlli e più intelligence», dunque un “grazie” alle forze dell’ordine. L’altro: «L’Europa non può essere solo moneta e banche, ha bisogno di essere cultura, valori e spirito». Non batte il tasto delle radici cristiane dell’Europa ma chiede al Vecchio Continente di non limitarsi «a essere un sacco vuoto» perché senza una propria identità – avverte – non esiste dialogo. Insomma, «non può bastare la sola tolleranza» che talvolta sconfina nell’indifferenza: bisogna avere «valori alti». Nel mirino l’atteggiamento di «tanti di noi cristiani», il cui silenzio è «omertà culturale e etica».
E' una sferzata che invita l’Europa a compiere "un grande esame di coscienza" perché "ha svuotato la propria cultura di riferimenti ideali, di valori alti, di principi morali, omologando tutto in una dimensione nichilista per cui va bene tutto e il contrario di tutto". Risultato: "l’uomo europeo è sostanzialmente vuoto spiritualmente". Ma "un sacco vuoto da solo non sta in piedi, si riempie delle prime cose che lo suggestionano": ed è per questo - afferma il vescovo - che il relativismo "non è in grado di contrastare culture che si presentano con ideali magari turpi, con azioni sanguinarie, è il caso del Daesh, ma capaci di suggestionare animi fragili, perché vuoti".
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Livorno? L’unica sottolineatura è dedicata all’«opera-segno», cioè al nuovo centro Caritas all’ex Villaggio Scolastico di Corea (per il quale ringrazia pubblicamente il sindaco, presente alla celebrazione, per la licenza edilizia).
Al termine della messa – musicata per la prima volta dal compositore Pietro Magnani, vincitore del premio Santa Giulia (ed eseguita dai musicisti dell’istituto Mascagni) – i fedeli sono arrivati in processione fino all’Andana degli Anelli, fra i vessilli di realtà ecclesiali o civiche (come le associazioni, i gruppi e le confraternite) e i figuranti della Livornina in magnifici costumi.
Dall’anfiteatro da dove ai tempi di Cosimo II è, in certo modo, iniziata una nostra storia portuale, davanti al reliquiario della patrona il vescovo ha benedetto la città e il porto mentre da rimorchiatori, navi e motovedette partiva il fischio delle sirene come saluto.
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