Gioco
Orgoglio amaranto, è qui la nostra storia
Dalla prima vittoria in casa dell’Alabastri in Eccellenza fino al batticuore in Uefa e agli anni di Nicola
di FABRIZIO PUCCI
È stato tutto bellissimo. Dalla prima vittoria in casa dell'Alabastri Volterra nel settembre 1991 il giorno del debutto in Eccellenza firmata da Walter Cardinali...ai 4000 che un anno e mezzo più tardi invasero Voghera per lo scontro al vertice in quello che si chiamava Campionato Nazionale Dilettanti.
Siamo passati attraverso cocenti delusioni. La semifinale playoff C2 persa con il Castel di Sangro nel 1995 e la finale persa ai rigori a Ferrara proprio 20 anni fa, nel giugno del 1996. Eravamo 10mila per una partita secca che valeva la promozione in C1 e non la Champions League. Promozione che conquistammo nel 1997 a Reggio Emilia contro la Maceratese e quella volta eravamo appena 15mila. L'anno dopo: nove vittorie iniziali consecutive. Il sogno di tornare in B dopo 26 che si infranse a Perugia. E al Curi noi eravamo 20mila. Poi dopo Bonaldi, Protti. E Jaconi e quel gruppo di immortali. Un altro spareggio perso, a Como nel 2001 - anche quello al minuto 120' - ma ormai il germe della rinascita cresceva veloce.
Potevano solo fermarci per un attimo, poi l'onda amaranto non avrebbe potuto che travolgere tutto e tutti. Il 28 aprile 2002 – come dice Lamberto Giannini – la catarsi: Treviso. Gianpiero Piovani che sale fino in cielo arrampicandosi alla rete dopo che Igor Protti ha segnato il gol più importante della sua e della nostra vita perché la mia generazione fino al 2002 la B l'aveva vista solo in tv.
E non è tutto. Le vicende umane che si sono mischiate con quelle sportive. Sentimenti che si sono mischiati fino all'incredibile impossibilità di distinguere tra tifosi-giocatori e giocatori-tifosi. Poi Donadoni, Mazzarri. Il ritorno in serie A dopo 55 anni. Ho visto nonni livornesi piangere, quella notte a Piacenza, perché la loro ultima serie A l'avevano vista che erano ragazzi. La prima a San Siro con le bandane e la clamorosa vittoria negata per una svista arbitrale. Cristiano capocannoniere, il presidente Ciampi all'Ardenza.
Il passaggio di consegne tra Igor e Cristiano.
Poi la Coppa Uefa: l'indimenticabile notte di Belgrado con la lucida follia del campione del mondo Marco Amelia improvvisatosi goleador. Infine Auxerre...E anche lì un'altra arrampicata sulla rete, quella di Lucarelli. Infine Barcellona: le ramblas colorate d'amaranto. Poi le retrocessioni. Le decisioni cervellotiche della proprietà. Errori, ma anche risalite. Quella del 2009 con un'altra icona: Alessandro Diamanti. E quella del 2013 con Davide Nicola fantastico timoniere di un gruppo temprato dalla morte di Morosini. Già Piermario, al cui ricordo ci inchiniamo tutti con commozione e un dolore che non passa mai.
Ora lo scempio della serie C da affrontare comunque a testa alta perché amaranto significa che non appassisce. E a quella povera gente che ora infesta i social con la sua misera gioia dico: siete penosi. Una storia come questa, non riuscirete a viverla neanche se rinascete un milione e mezzo di volte.
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