Il Tirreno

Livorno

Aamps non gestirà più il servizio rifiuti

di Giulio Corsi
La sede di Aamps in via dell'Artigianato: da gennaio 2017 potrebbe diventare la sede livornese di RetiAmbiente
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La sede di Aamps in via dell'Artigianato: da gennaio 2017 potrebbe diventare la sede livornese di RetiAmbiente

Regione e Ato avvertono il commissario giudiziale: con l’affidamento a Retiambiente la società livornese non avrà più titolo. Il Comune mai ha formulato richieste di deroghe, né ha revocato la delibera che stabiliva l’entrata nella maxi-azienda

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LIVORNO. Non appena RetiAmbiente diventerà operativa, forse già alla fine di questo 2016, Aamps non avrà più titolo per gestire il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti in città, che passerà invece proprio alla nuova maxi-partecipata della spazzatura. A prescindere dal fatto che il Comune di Livorno nel 2008 decise l’affidamento del servizio ad Aamps fino al 2030.

L’ipotesi era già finita sul tavolo nei dibattiti tecnico-politici riguardanti il futuro della società di via dell’Artigianato, ma stavolta a metterla nero su bianco sono la Regione e l’Ato. Che in una lettera a firma di Franco Borchi (direttore generale dell’Ato) e di Edo Bernini (direttore del settore ambiente della Regione) hanno informato della situazione il commissario giudiziale Fabio Serini, nominato dal tribunale di Livorno per la procedura di concordato di Aamps.

Nella lunga nota di cui Il Tirreno è venuto in possesso, Ato e Regione formulano un chiarimento squisitamente normativo inerente la legge regionale 69 del 2011 (quella che ha istituito l’Autorità per il servizio dei rifiuti). Un atto dunque puramente istituzionale. Il cui peso però si sente tutto. E apre un interrogativo enorme sul senso di un piano industriale e di concordato con prospettive temporali e imprenditoriali minime.

MAI RITRATTATA LA DELIBERA PER ENTRARE IN RETIAMBIENTE. I due direttori fanno un excursus del percorso che ha portato alla nascita della maxi-società della Toscana costiera e soprattutto ricordano come la deliberazione 151 del consiglio comunale di Livorno del 30 novembre 2011, che stabiliva di partecipare alla costituzione di RetiAmbiente, «non è mai stata revocata».

Una sottolineatura che ricorda tanto le parole dell’ex assessore all’ambiente Giovanni Gordiani, che poco prima di essere trombato, aveva affermato che «né io, nè il sindaco ci si è mai impuntati per uscire dalla società. Non c'è mai stata nelle nostre discussioni, anche in giunta, questo input». Ma ricorda pure le accuse verso Nogarin dei grillini dissidenti Valiani, Grillotti, Mazzacca e Pecoretti, contrarissimi all’entrata in RetiAmbiente.

Il punto della nota dell’Ato e della Regione tuttavia non è politico. Ma tecnico. E nel rewind su ciò che il Comune di Livorno ha fatto o non ha fatto per non entrare nella super-azienda, si evidenzia che «sono state approvate altre deliberazioni di carattere programmatico con cui si è indicato, in alcuni casi, l'obiettivo della conservazione in capo ad Aamps dell'affidamento in house ed in altri la preferenza per un modello di affidamento in house per l'intero Ato Toscana Costa».

In sostanza scrivono Regione e Ato «il Comune di Livorno non ha mai formulato particolari richieste di deroghe o soluzioni transitorie concordate astrattamente suscettibili di una qualche valutazione. Il Comune ha soltanto rivendicato, con atti programmatici un'autonomia decisionale rispetto alle deliberazioni assunte dall'Autorità che non è riconosciuta dalle vigenti disposizioni di legge».

LA LEGGE NON PERMETTE PERCORSI AUTONOMI. Se questa è la posizione ambigua del Comune di Livorno - al no a parole non sono seguiti atti amministrativi chiari -, Regione ed Ato sottopongono all’attenzione del commissario giudiziale di Aamps anche la normativa e la giurisprudenza sull’obbligo di conferimento e sull’assenza di strade alternative.

Si legge nella nota, citando una decina di sentenze di vari Tar: «Gli eventuali conflitti tra le amministrazioni locali coinvolte non possono che trovare la loro composizione attraverso la mediazione politica esplicabile all'interno degli organi dell'organizzazione sovracomunale; fermo restando che, alla fine, è la maggioranza che decide, e che i provvedimenti dell'organizzazione sovracomunale - se adottati nel rispetto del procedimento di formazione della volontà degli organi collegiali, ed indenni da vizi di legittimità - risultano vincolanti anche per la minoranza. Così che il singolo ente locale non può intraprendere percorsi autonomi e scegliere modalità di gestione del servizio diverse da quelle individuate dall'Autorità».

Il che significa che «i Comuni, pur conservando il potere di disporre in ordine agli affidamenti sino all'effettivo avvio del servizio da parte del gestore unico di ambito, non possono tuttavia adottare medio tempore decisioni suscettibili di pregiudicare l'obiettivo della gestione unitaria».

E d’altra parte - ricordano Ato e Regione - lo stesso Comune di Livorno con delibera di giunta 503 del 2012 prendeva atto che l'affidamento a RetiAmbiente doveva intendersi disposto sino alla «effettiva gestione da parte della società di ambito o del soggetto che avrà ottenuto l'affidamento del servizio di ambito».

PERSONALE E ATTIVITÀ DI AAMPS COMUNQUE IN RA. La conclusione del quadro che i direttori dell’Ato e del settore ambiente della Regione prospettano al commissario giudiziale di Aamps non lascia grandi margini sul futuro della società di via dell’Artigianato.

«A decorrere dal momento in cui, completata la procedura di scelta del socio privato, diverrà efficace il contratto di servizio che l'Autorità stipulerà con RetiAmbiente, Aamps non sembra più avere titolo per proseguire nello svolgimento dei servizi attualmente gestiti. Questi dovranno viceversa far capo a RetiAmbiente in qualità di gestore unico. Tale conseguenza giuridica si realizza indipendentemente dal mancato conferimento in RetiAmbiente delle azioni di Aamps detenute dal Comune di Livorno».

Il personale di Aamps e la sua attività, così come gli impianti, tra l’altro sono elemento fondante del piano industriale di RetiAmbiente. Il che significa che i lavoratori non hanno niente da temere perché passerebbero alla nuova società. Mentre si aprirebbe una diatriba sull’impiantistica, a partire dall’inceneritore: finirebbero a RetiAmbiente? E i creditori con quali beni sarebbero tutelati?

«I servizi di raccolta e trasporto di rifiuti, gestione impiantistica e gli altri servizi svolti da Aamps sono una componente essenziale del Piano Straordinario previsto dalla legge regionale, recentemente aggiornato. Il Comune di Livorno ha impugnato tale delibera, ma il ricorso è stato rigettato dal Tar Toscana (Sez. II, 4 marzo 2016, n. 389) riconoscendo la piena legittimità e coerenza del piano».

MA IL PIANO INDUSTRIALE? Ma un altro punto interrogativo sorge davanti a questo quadro: quale piano industriale e di concordato in continuità può essere pensato (e accettato dai creditori e dal tribunale) se davvero le prospettive di vita di Aamps sono praticamente segnate come sostengono Regione e Ato?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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