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Livorno

Sciopero generale per dare uno scossone

Sciopero generale per dare uno scossone

«Livorno deve aprire»: i 4 punti di Cgil Cisl Uil all’attivo dei delegati. Più competitivi e più attrattivi per avere investimenti

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LIVORNO. I sindacati Cgil Cisl Uil mettono sul tavolo l’arma dello sciopero generale: e stavolta non è per dare l’altolà bensì per dire un sì. A sostegno, cioè, della piattaforma unitaria – illustrata dal numero uno cislino Giovanni Pardini – che il fronte confederale del nostro territorio indica in un poker di punti come lo strumento per rimettere in moto l’economia e, di riflesso, l’occupazione. Al termine dell’attivo dei delegati nella sede Cisl, è il leader Cgil Maurizio Strazzullo a riassumere tutto in una sorta di slogan: «Se a Piombino la parola d’ordine era “Piombino non deve chiudere”, qui sarà “Livorno deve aprire”».

Il riferimento è esplicitamente all’idea di una ripartenza. Come? Cgil Cisl Uil chiedono un confronto per «creare le condizioni di competitività e di attrattività». Curioso che siano i sindacati a pensare a come calamitare gli investimenti e come rendere competitivo un territorio? No, se pensiamo –aggiunge Strazzullo – che «l’Accordo di programma ce lo siamo conquistato, ma o entro fine mese la fase di “ascolto” porta concreti progetti imprenditoriali o avremo fatto filosofia».

I quattro punti cardinali del fronte sindacale sono questi. Prima di tutto, il sostegno al reddito per chi è senza lavoro: servono politiche attive, formazione e lavori di pubblica utilità ma anche «soldi extra da parte del governo». Secondo tassello: più sprint per far partire «processi di sviluppo industriale (investimenti, infrastrutture, potenziamento del porto)». Questione numero tre: la sostituzione delle vecchie centrali dismesse con «nuove centrali tecnologicamente avanzate». Infine, la spinta a un ruolo forte della pubblica amministrazione: e qui l’accento è alla richiesta di uscire dall’impasse sull’ospedale per ristrutturarlo o crearne uno nuovo, oltre che attivare le “case della salute”.

Non è mancato un botta e risposta fra il sindaco di Livorno e i dirigenti sindacali su Aamps: da un lato, Nogarin a difendere la propria posizione sul concordato rimproverando ai sindacati di aver perso la bussola rispetto a un tempo, quando davvero difendevano i lavoratori; dall’altro, il fronte sindacale a ribattere che «la stabilizzazione dei precari l’abbiamo chiesta noi prima che la giunta decidesse per il concordato, meglio sarebbe stato se qui ci avesse dato una data per il confronto sul piano industriale e finanziario».

Dalla sponda dell’Authority, il commissario Gallanti ha indicato che il porto è in controtendenza rispetto alla crisi economica della città: nel primo trimestre di quest’anno il traffico dei container è aumentato del 14%.

Gallanti è tornato a insistere su una idea: anticipare la fase 2 della maxi-Darsena. Tradotto: non solo il terminal contenitori che prevede un piano pubblico-privato «da oltre 860 milioni di euro» (per il quale è attualmente in pista il doppio bando), ma anche la realizzazione del successivo terminal destinato alle “autostrade del mare”. A giudizio del commissario, non sarebbero necessari enormi investimenti: le opere foranee sarebbe quelle realizzate già per la prima fase e le attrezzature necessarie sono assai meno costose che per i container.

È stato il direttore di Confindustria Umberto Paoletti a battere il tasto della straordinarietà: lo è il fatto che sono in campo due accordi che portano il governo e la Regione a mettere «soldi importanti» su Livorno e su Piombino. Ma è straordinaria anche la gravità della crisi: «Talvolta si ha l’impressione che non tutti abbiano adeguata consapevolezza di quanto sia urgente dare una accelerata».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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