Gioco
Tanti volti labronici per il film di Virzì che ha trionfato a Cannes
Nel film “La pazza gioia” i livornesi sono un po’ un cast nel cast: fieri di aver calcato il set di un film che al Festival di Cannes ha strappato a una platea internazionale 10 minuti di applausi
LIVORNO. Alcuni, come Simone Lenzi che con un gesto riavvolge tutto il film, come il “tassista sensibile” (che è Emanuele Barresi) sono persino citati nella prefazione scritta da Concita De Gregorio del libro che è un po’ la bomboniera raffinata del film che raccoglie alcune delle foto di scena più belle scattate da Paolo Ciriello.
Ma gli attori livornesi, collaudati o alle prime armi, che si aggirano tra le scene del nuovo affresco moderno di Paolo Virzì “La pazza gioia” - emozionante storia di una fuga alla ricerca della felicità di due “matte” amiche per caso e poi meno matte di gran parte del mondo che incontreranno - brillano tutti di luce propria, fosse anche il lampo di una battuta. O il lampo di un gesto volgare, come quello di Bobo Rondelli, che in poche parole e qualla faccia un po’ così confeziona alla grande la figura di quello stronzo che per quasi tutto il film si aspetta di conoscere.
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Professionalmente impeccabili, in perfetta sintonia con le protagoniste (Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi) con le quali si trovano a interagire, i livornesi de “La pazza gioia” sono un po’ un cast nel cast. Fieri di aver calcato il set di un film che sabato al Festival di Cannes ha strappato a una platea internazionale 10 minuti di applausi, ansiosi che il film esca nelle sale (martedì 17) e venga presentato in anteprima a Livorno (sabato 21) ai 4 Mori. Eccoli quindi, nei titoli di coda (ma in certi casi anche di testa), i volti labronici del film di Virzì. Lo scrittore e musicista Simone Lenzi che Virzì ha fortemente voluto per una parte drammaticamente importante nell’evoluzione della storia di una delle due protagoniste, la tenerissima e intensa Donatella (Micaela Ramazzotti).
Nei panni di sua moglie un’attrice livornese come Isabella Cecchi, pure lei come molti dei suoi compagni di avventura labronici, presenza fissa dei film di Virzì, anche in ruoli decisamente significativi. E poi Emanuele Barresi che incontrerà sulla sua strada Beatrice (Valeria Bruni Tedeschi) e la accompagnerà con empatia per un breve tratto del suo complicato cammino. Sempre Beatrice avrà a che fare con un inflessibile direttore di banca interpretato da Marco Conte, con il cassiere che è Michele Crestacci, con il direttore del ristorante interpretato da Giorgio Algranti. Insieme le due amiche in fuga saliranno sul pulmino guidato da Fabrizio Brandi, sull’autobus dove troveranno Enrico Rosteni.
In Versilia si ritrovano Claudio Marmugi e Eleonora Zacchi, “casualmente” coinvolti in uno degli episodi chiave del film. Il camice assai appropriato di psichiatra lo indossa invece Lamberto Giannini (insegnante ma anche scrittore, pedagogista e regista della compagnia Von Frinzius) mentre il cantautore Enrico Nigiotti è uno dei volontari di Villa Biondi, la struttura per donne con disturbi psichici dove sono “ospitate” le due protagoniste prima della fuga.
Nel cast livornese anche un habitué dei film di Virzì, Paolo Vivaldi meglio conosciuto come il Basola, altra faccia più volta scelta da Virzì, questa volta impegnato nel ruolo di infermiere. E poi, padre bugiardo e anaffettivo di Donatella, c’è Marco Messeri, livornese con una lunghissima carriera cinematografica e televisiva, attore ma anche sceneggiatore e doppiatore. Il capofila della pattuglia insomma e per lui un personaggio per niente facile.
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