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I livornesi di Uappala conquistano l'hotel Palazzo: da novembre la nuova gestione col marchio Sofitel
Livorno, Peiani: anche Marriott si è fatta avanti, è il segno che questa città ha potenzialità nel settore turistico. Ecco che cosa cambierà
LIVORNO. «Quando ho chiesto il contatto dei referenti europei di Hilton un collega mi ha riso in faccia: davvero credi che Hilton metta il suo brand su un albergo di Livorno?». Un mese dopo la catena alberghiera più conosciuta al mondo non solo aveva inviato per tre volte i suoi responsabili italiani, europei e americani in città, ma aveva pure firmato il precontratto per dare il suo nome all’Hotel Palazzo, inserendolo nella collezione Curio, il top per Hilton. E così alla fine il «no, grazie» ha dovuto dirlo Mirco Peiani, fondatore e proprietario di Uappala Hotels, la società livornese che dal primo novembre avrà in gestione la storica struttura sul viale Italia tornata negli anni scorsi all’antico splendore grazie alla ristrutturazione del proprietario Andrea Bulgarella.
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«Tra i requisiti che volevano imporci c’era quello di tenere le finestre chiuse, secondo gli standard degli States - racconta Peiani -. Ci siamo guardati in faccia e ci siamo chiesti: è possibile che un cliente del Palazzo non possa aprire le finestre e inebriarsi dell’aria salmastrosa che ci regala il libeccio?». Peiani ha detto no a Hilton e ha respinto pure le advances di un altro colosso del turismo di lusso mondiale: Marriott. «Anche loro volevano firmare subito», racconta. «Quando i responsabili di queste catene sono venuti a Livorno, sono rimasti sbalorditi dalla bellezza dell’albergo ma anche da tanti angoli della città e dalla sua storia: in Venezia sono rimasti a bocca aperta. E’ la conferma delle potenzialità di Livorno e della sua incapacità di valorizzarsi. Purtroppo siamo un po’ respingenti - fa polemica Peiani -. Solo in questa città abbiamo quattro padroni che hanno chiuso il mare agli abitanti e pensiamo che con una sagra del cacciucco si possano attirare visitatori. Poi arriva Fiorello e con un po’ di autoscatti ci ricorda che abbiamo scorci unici e che magari qui Marconi ha inventato il radar».
Alla fine il titolare di Uappala e il suo staff hanno deciso per un brand europeo: Sofitel, catena di albergi di lusso francese gestita dalla Accor, quotata alla borsa di Parigi, 190mila dipendenti su 92 paesi, 3900 hotel, 42 milioni di clienti. Dopo l’estate, quando scadrà il contratto tra Bulgarella e gli spagnoli di Nh, sulla facciata del Palazzo apparirà dunque l’insegna Sofitel MGallery, la galleria di hotel storici di lusso, sparsi per il mondo del gruppo francese, molti dei quali hanno ospitato personaggi storici o poeti e autori famosi.
«Per darci il brand ci hanno chiesto un’altissima qualità del servizio - racconta il direttore di Uappala, Leonardo Piagneri -. Ed è ciò che noi volevamo quando abbiamo preso il Palazzo: fare una vera gestione cinque stelle».
Se gli standard saranno francesi, la nuova vita dell’Hotel Palazzo sarà però livornese: «Vogliamo aprire l’hotel alla città, perché questo albergo incarna la storia di Livorno - continua Piagneri -. In questi anni non è stato così. Il ristorante sarà aperto sempre a tutti, le colazioni per i clienti si faranno sui terrazzini, serve un contatto tra l’albergo, la gente, la passeggiata, il mare. Ci apriremo ai meeting e ai matrimoni: nell’ultima gestione quanti ne avete visti? E quanti livornesi invece sognano di sposarsi qui?».
«Sarà stravolto il modo di gestire la struttura - aggiunge Marco Palermi, nuovo direttore city hotel division di Uappala, proveniente proprio da Hilton -. Sofitel ci ha chiesto requisiti molto alti, dallo chauffeur in divisa all’entrata ad un pacchetto di investimenti sulle nostre 123 camere ad un’attenzione per la cucina che noi soddisferemo facendo venire apposta l’executive chef dagli altri hotel del gruppo».
Cambierà anche il modo di gestire il personale: «Bulgarella ci ha chiesto di subentrare nelle sei unità ereditate da lui - spiega Piagneri -, ma serviranno tra le 70 e le 80 unità almeno. Finora Nh lavorava a chiamata, con gli interinali. Noi no: faremo contratti veri».
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