Gioco
Gallanti resta in sella Ecco i 5 rebus da risolvere subito
Altri sei mesi al timone del porto (salvo il varo della riforma) fra maxi-Darsena, Porto 2000, bacini, interporto e ro-ro
LIVORNO. Giuliano Gallanti resta al timone del porto di Livorno per decisione del ministro Delrio, come segnalato nell’edizione di ieri. In linea con le aspettative, visto che pochi giorni prima erano stati confermati ai loro posti altri due commissari come Basile a Napoli e Guerrieri a Piombino.
Così come nei due casi precedenti (e al pari di quanto era avvenuto per lo stesso Gallanti in occasione dei decreti di nomina commissariale del maggio e del novembre dello scorso anno), l’incarico ha una durata massima di sei mesi ma il ministro si riserva di concluderlo anticipatamente per nominare il nuovo presidente. Solo che stavolta non si tratta semplicemente del successore: è a metà del guado la riforma che accorpa Livorno e Piombino, dunque – a meno di colpi di scena – il prossimo presidente sarà quello che unificherà in una sola poltronissima la guida degli scali livornese e piombinese. A tal riguardo, c’è una sottolineatura: dal ministero si ripete che questa svolta della portualità italiana arriverà a fine giugno o comunque prima della pausa estiva. Era la stessa cosa detta l’anno scorso per preannunciare la riforma: va detto che adesso il premier Renzi potrebbe esser tentato di dare davvero una accelerata anche a costo di strappi pur di mostrare un volto decisionista in vista del referendum di autunno.
I tempi della riforma sono sì l’incognita-chiave ma è come se fossero la scenografia entro la quale si muoverà Gallanti, che si tratti di tutti e sei i mesi o di una manciata di settimane.
La riforma della portualità è una vicenda che segue logiche tutte di rango nazionale: invece l’Authority ha sul tavolo almeno cinque rebus da risolvere per conquistarsi un po’ di futuro.
Il primo problema riguarda la privatizzazione della Porto di Livorno 2000, la società pubblica che gestisce lo scalo traghetti e crociere: quattro cordate si sono fatte avanti, il 7 giugno scadono i termini per la presentazione delle offerte definitive ma par di capire che, di fronte a una sfilza di richieste di chiarimento, si possa arrivare a una nuova proroga.
Poco più avanti, a fine giugno, è in pista la scadenza del bando con cui l’Authority, contando anche sui soldi del governo (50 milioni) e della Regione (200 milioni), va a caccia di un privato che realizzi la maxi-Darsena, l’unica possibilità che il porto ha di non esser tagliato fuori da tutto perché le navi sempre più grandi non ce la faranno più a entrare.
In ballo in questi giorni è anche una svolta per il terzo bando: sul fronte dell’affidamento dei bacini c’è da arrivare al dissequestro (dopo la tragedia sul lavoro di agosto): per riparare il bacino galleggiante danneggiato e arrivare alla fase-clou delle offerte economiche.
Il quarto tassello del puzzle è anch’esso in cantiere: l’impegno dell’ Authority (da 10,6 milioni di euro) per diventare l’azionista-chiave dell’interporto di Guasticce c’è già, ora si tratta di concretizzare gli atti.
Infine, il quinto rebus: è la guerra dei ro-ro, cioè dei camion spediti via mare. Alle patate bollenti in sede locale (a cominciare dal caso Lucarelli Terminal) si somma il fatto che Livorno è il terreno-chiave dello scontro fra Grimaldi e Onorato.
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