La protesta
CASO AAMPS»IL MOVIMENTO E LA CITTÀ
LIVORNO. Dispiacere e delusione. Sono queste le due parole ripetute ieri dall’entourage del sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, di fronte alle dichiarazioni rilasciate dal collega pentastellato di...
LIVORNO. Dispiacere e delusione. Sono queste le due parole ripetute ieri dall’entourage del sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, di fronte alle dichiarazioni rilasciate dal collega pentastellato di Livorno, Filippo Nogarin, sulla sospensione dal Movimento 5 Stelle. Contattato nel pomeriggio, l’amministratore dell’Emilia Romagna non ha voluto commentarle direttamente. Ma chi gli è più vicino ha parlato di «grande dispiacere per l’atteggiamento del sindaco di Livorno».
Pizzarotti è stato scaricato dopo avere ricevuto un avviso di garanzia per una nomina al teatro Regio di Parma, reo secondo lo staff di Grillo di avere tenuta nascosta l’indagine per tre mesi. A Parma non è piaciuto il Tweet scritto da Nogarin appena la notizia si è diffusa: «#Pizzarotti nel nascondere per settimane l’avviso di garanzia ha commesso un grave errore. La trasparenza è la stella polare del #M5S».
Peccato che proprio il giorno prima, questa volta su Facebook, Nogarin avesse sostenuto con forza Pizzarotti con un post di incoraggiamento.
Uno smarcamento che ha fatto arrabbiare il web. «Vergognati, rimanere fedele alla linea non ti salverà e ti molleranno quando avrai bisogno di loro», gli hanno scritto. E ancora: «Stai giudicando un tuo collega vittima di un trattamento opposto al tuo da parte del padrone». Sono piovute anche frasi forti - mai da sottovalutare per i riflettori grillini puntati sulla Rete - tanto che ieri Nogarin ha dovuto riprendere in mano la tastiera.
«Fascista, leccaculo, servo, venduto. Sono solo alcuni degli epiteti con cui sono stato definito sui social network dopo il mio tweet sulla vicenda di Federico Pizzarotti», ha scritto: «In molti mi hanno accusato di aver fatto marcia indietro rispetto a 24 ore prima, quando su Fb ho dato il mio appoggio al sindaco di Parma. A questo punto è necessario fare chiarezza. Sono fermamente convinto di entrambe le cose che ho scritto: secondo me Federico Pizzarotti è un buon amministratore. È stato lui il primo del Movimento a rompere gli schemi consolidati della vecchia politica, vincendo a Parma, e di questo gli do merito e gli sono riconoscente». Detto questo, «Federico ha anche commesso un errore, un grave errore. Il fatto di non aver detto immediatamente ai suoi cittadini di aver ricevuto un avviso di garanzia in merito ad alcune nomine al Teatro Regio è stato un errore. Punto».
Allo stesso Nogarin, però, i consiglieri comunali espulsi dal M5S hanno chiesto «maggiore trasparenza» proprio rispetto all’avviso di garanzia che Nogarin ha rivelato il 7 maggio con l’ipotesi di bancarotta fraudolenta nell’ambito della maxi inchiesta su Aamps (il suo assessore al bilancio, invece, lo ha ricevuto tre settimane prima, come molti degli altri 16 indagati): perché ha pubblicato il contenuto ma non la data? A questo, almeno venerdì sera in consiglio, il sindaco non ha risposto. Mentre ha ripetuto che non lascerà, sottolineando di avere «la coscienza pulita».
Dal punto di vista politico, però, la fase resta delicatissima anche per il sindaco di Livorno. Grillo fino a oggi lo ha sostenuto, a differenza di quanto ha fatto con Pizzarotti, che per la verità era già in rotta dal M5S da tempo. Ieri, in diretta su Skytg24, Luigi Di Maio ha risposto che il caso Parma e il caso Livorno «sono molto diversi», ma ha detto che anche che «su Nogarin non abbiamo ancora deciso». Per la serie: uomo avvisato...
Per ora Di maio chiude mettendo in evidenza che Nogarin «è stato trasparente», mentre l’inchiesta su Pizzarotti sarebbe stata «nascosta per tre mesi».
Juna Goti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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