Gioco
Nogarin in consiglio, una difesa che sembra un tramonto
Dal sindaco un intervento breve, quasi un copia-incolla delle dichiarazioni già rilasciate alla stampa e sui social, ma nessun chiarimento ulteriore sull'inchiesta Aamps
Nel giorno della sospensione dal M5s di Federico Pizzarotti, il sindaco Filippo Nogarin rimane in sella e ci resterà fino a quando lo vorrà il grande capo Beppe Grillo. Ma per lui non è stata una serata affatto facile quella di venerdì 13 maggio in consiglio comunale. Un po' perché il pubblico assiepato dietro la balaustra del salone consiliare era per la maggior parte a lui sfavorevole, e quindi si è trovato a giocare quasi fuori casa, ma soprattutto perché per la prima volta in pubblico ha dato qualche segnale di logoramento.
Chi si aspettava un Nogarin all’attacco, pronto a fare piena chiarezza sulla questione dell'indagine su Aamps che lo riguarda (insieme ad altre 17 persone) e a rilanciare la sua azione amministrativa, è così rimasto deluso. Il suo breve intervento, una cinquantina di righe appena, altro non è stato che una sorta di copia-incolla delle dichiarazioni rilasciate alla stampa o postate su facebook negli ultimi giorni.
Per esempio ha ribadito di aver sempre detto «che occupandomi della questione Aamps fosse praticamente inevitabile “sporcarsi le mani”» e ha affermato di aver ricevuto «un solo avviso di garanzia, e non tre come ha invece scritto qualcuno» (ma chi è che l’ha scritto?).
Se l’è poi presa col Pd per i «debiti accumulatisi negli ultimi venti anni di gestione scriteriata dell'azienda»: vero, ma è il solito ritornello da due anni a questa parte. E a proposito dell’inchiesta per bancarotta fraudolenta ha rivendicato la scelta di stabilizzare i 33 lavoratori di Aamps, ricordando che l’atto di indirizzo era «condiviso da tutte le forze politiche». Ha poi detto perché non intende dimettersi: «Perché non ho rubato, perché non sono un evasore, perché non ho distratto fondi per scopi personali». Insomma, è per questo che resiste. «Voglio tornare a occuparmi della città e dei suoi problemi reali», ha concluso il suo intervento. Già, nel giugno 2014 aveva promesso la rivoluzione ma per ora, a Livorno, si è vista solo tanta confusione.
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