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Livorno

Mezzo quintale di coca sequestrata in porto

Mezzo quintale di coca sequestrata in porto

Era nascosta in numerose scatole all’interno di un container di una nave in Darsena Toscana. Indagini di Finanza e Dogane

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LIVORNO. Un grosso carico di cocaina sequestrato in porto, pronto per essere ritirato e immesso sul mercato nazionale. Livorno si conferma crocevia di traffici importanti di stupefacenti. Ma questa volta siamo di fronte a un carico davvero molto consistente: oltre mezzo quintale di cocaina.

Il sequestro è stato fatto mercoledì dagli agenti della guardia di finanza del gruppo di Livorno e dagli operatori dell’antifrode delle dogane, in un’operazione congiunta. Sotto sequestro sono finite numerose scatole che erano nascoste in mezzo ad altra merce, in un container da poco sbarcato in porto, nella Darsena Toscana. Un’operazione non facile che apre una finestra importante sul traffico di droga in città, soprattutto di cocaina: sembra che la roba sequestrata sia di ottima qualità. Ma su questo punto sono in corso nuovi accertamenti: la droga infatti è stata inviata, come avviene di prassi in questi casi, in un laboratorio ad hoc dove sarà analizzata.

Da tempo gli investigatori del gruppo della finanza e delle dogane stavano dietro ai flussi di stupefacenti che sfruttano lo scalo livornese per poi approdare non solo in città, ma su tutto il suolo nazionale, e a volte anche nel nord Europa. Ed è proprio durante uno di questi controlli - diventati sempre più frequenti negli ultimi giorni - che fiamme gialle e addetti delle dogane si sono imbattuti nel grosso carico. Individuare le scatole con all’interno la “sorpresa” non è stato facile: è stato necessario un grosso lavoro di selezione che ha richiesto l’impiego di molte risorse e di molti uomini. Ma alla fine, il carico illecito è spuntato. E con non poco stupore si è constatato che stavolta non si parlava di un quantitativo qualunque, ma di decine di chili di polvere bianca.

Questa sarebbe la punta di un iceberg di un’indagine che è ancora in corso, su cui c’è riserbo, e che potrebbe riservare altri colpi di scena. Sono tante le domande ancora senza un perché: da dove viene quella roba? E soprattutto, a chi era diretta? In base a quanto appreso, in Darsena Toscana nessuno s’è fatto vivo per ritirare i “plichi” e non ci sarebbero stati ulteriori movimenti sospetti. Tuttavia, solo le indagini della finanza e delle dogane potranno fare chiarezza sull’episodio e potranno essere decisive per dare una risposta quegli interrogativi che per ora sono rimasti in sospeso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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