Gioco
Livorno a una svolta: Nogarin affronta il consiglio comunale. M5S: sospeso Pizzarotti
Clima avvelenato, il sindaco indagato ha i numeri risicati. I fuoriusciti dal movimento ne chiederanno le dimissioni. Intanto, a Parma il Movimento di Grillo ha sospeso Pizzarotti
LIVORNO. A Livorno c’è stato un sindaco di centrosinistra che girava in città con un corno in tasca e non ne faceva troppo mistero. Chissà se anche il pentastellato Filippo Nogarin è superstizioso. O se guarda gli horror-splatter tipo “Friday the 13th” con lo stesso divertimento con cui legge i fumetti di Tex. Certo è che stasera, venerdì 13, il consiglio comunale di Livorno si riunirà per chiedergli il conto. Per chiedere spiegazioni sull'avviso di garanzia che anche il sindaco del Movimento 5 Stelle - insieme al suo assessore al bilancio Gianni Lemmetti - ha ricevuto con l’ipotesi di bancarotta fraudolenta nell’ambito della maxi inchiesta su Aamps, la municipalizzata dei rifiuti. Un’inchiesta intricatissima, che mette insieme carte e denunce incrociate dal 2012 al 2016, e che per ora vede diciotto indagati a vario titolo, tra ex amministratori Pd (ex sindaco compreso) e attuali amministratori M5S, più dirigenti pubblici e manager della società. Così mentre il Livorno Calcio corre verso una tristissima retrocessione in Lega Pro, le tifoserie da stadio rischiano di spostarsi fuori e dentro il Municipio: fuori la manifestazione dei grillini in difesa del sindaco, dentro gli ex grillini (prima ancora del Pd e di Forza Italia) che gli chiederanno le dimissioni.
L'invito al flashmob #iostoconnogarin circola in rete da due giorni. Primo a creare l’evento è stato il gruppo consiliare, che poi deve aver ritenuto più politically correct togliere il suo marchio. La pagina Fb è stata rilanciata da un certo “Jack Torrance”, da non confondere con quello di Shining. Alla fine è arrivato il marchio del Meet up, che ha invitato i livornesi a «manifestare, in maniera pacifica e al di là dell’appartenenza politica, sostegno a Filippo», oggetto a loro dire «di una campagna diffamatoria e di linciaggio mediatico». La chiamata a raccolta è per venerdì 13 alle 18,30, un’ora prima della seduta del consiglio dove appunto, all’ordine del giorno, c’è la comunicazione del sindaco sull’avviso. Si sa che nell’aula i primi ad alzarsi per chiedere al sindaco di andarsene saranno gli espulsi dal M5S: Sandra Pecoretti, Alessandro Mazzacca, Giuseppe Grillotti. Quello che a dicembre, prima di essere allontanato, disse al microfono - e, ahi ahi, in diretta streaming - che se fosse potuto tornare indietro avrebbe evitato Nogarin «come la peste». I tre, per la verità, sono sempre stati considerati più grillini dei grillini. Il loro rapporto con la giunta è scoppiato proprio per la decisione di spedire Aamps al concordato in continuità. Scelta che è costata anche la rottura con l’ex assessore Giovanni Gordiani: «Frena, Filippo, frena», disse al sindaco.
Gli ex puntano il dito contro Nogarin non tanto perché ha ricevuto un avviso di garanzia, ma per come ha gestito la città: hanno inviato segnalazioni alla prefettura e scritto allo stesso direttorio M5S chiedendo - un film nel film - di essere riammessi e di buttare fuori tutti gli altri. Due giorni fa hanno lanciato una mozione di sfiducia che è stata firmata anche da un altro ex grillino, Marco Valiani, che davanti al Municipio ha già portato cartelli e medaglie di cartone con la scritta “onestà”. In difesa dell’amministrazione, il gruppo M5S sembra invece compatto. Anche se ridotto all’osso. Dal 2014 ha dovuto piangere due colleghi scomparsi, mentre altri tre sono stati cacciati. Se si conta che nel frattempo è entrato Valiani, la maggioranza è rimasta con un solo voto di scarto: 17 a 16, sindaco compreso. In tutto questo c’è un eletto M5S che si divide tra i consigli comunali a Livorno e il lavoro in Spagna, dove si è già trasferita la famiglia: si chiama Federico Agen e non può dimettersi, perché al suo posto entrerebbe la compagna di Valiani, e allora addio maggioranza…
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Rese dei conti tutte locali, che complicano un caso diventato tutto nazionale. Con M5S e Pd che ai massimi livelli se le danno a colpi di comparsate in tv e tweet. In questi giorni l’hashtag preferito dai grillini è #iononcomproiltirreno per i servizi pubblicati dal nostro giornale sull’inchiesta giudiziaria.
A ridosso delle elezioni romane, e con la grana degli avvisi scoppiata anche a Parma, il caso Nogarin è prima di tutto politico. I grillini scoprono che quando si governa ci si può anche sporcare le mani, il Pd grida al giustizialismo a targhe alterne. A Livorno i 5 Stelle provano a uscirne appuntandosi una “medaglia sul petto”. La linea è: saremo anche indagati, ma è perché abbiamo stabilizzato 33 precari e abbiamo portato i libri di Aamps in tribunale dopo una disastrosa gestione Pd. Dalle opposizioni ribattono che i libri sono stati sì portati in tribunale, ma fallimentare, per chiedere il concordato, e non è da qui che è partita l’inchiesta che abbraccia tutti. E già che ci sono sollecitano Nogarin ad agire davvero «in nome della massima trasparenza» pubblicando tutto l’atto ricevuto. Data compresa.
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