Il Tirreno

Livorno

I crediti Tia inesigibili sono 22 milioni

di Giulio Corsi
I crediti Tia inesigibili sono 22 milioni

Nel bilancio 2014 (nel mirino della procura) figurano invece 11 milioni già riversati in Tari

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LIVORNO. I livornesi si preparino: l’aumento della Tari fino al 2017 - decretato l’anno scorso per coprire 11 milioni di Tia inesigibile - potrebbe prorogarsi a lungo. Non sono 11 infatti i milioni di crediti Tia inesigibili, ma sarebbero addirittura 22.

22 milioni e 260mila euro, per l’esattezza: lo si scopre dal dossier che il collegio sindacale di Aamps ha presentato al tribunale di Firenze insieme alla denuncia per gravi irregolarità contro l’attuale cda.

Quel maxi-credito che Aamps aveva maturato nei confronti dei livornesi negli anni 2006-2012 risulta così suddiviso: 12,286 milioni di crediti verso utenti già dichiarati inesigibili da Sorit, la concessionaria del servizio di riscossione coattiva. Altri 4.9 milioni di crediti verso utenti cessati, falliti o soggetti a procedure concorsuali. Altri 5.032 milioni di crediti verso utenti che non avevano mai pagato la tariffa.

Si tratta di crediti caratterizzati «dal requisito previsto dal codice civile per cui si può ragionevolmente affermare che la somma che si ritiene di poter incassare è pari a zero», scrive Francesco Carpano, presidente del collegio sindacale.

Va detto che - per quanto il sistema di riscossione di Aamps dal 2006 al 2012 abbia palesemente fatto acqua - la morosità rispetto al servizio di igiene ambientale non è affatto cambiata neanche quando dal 2013 la riscossione è passata al Comune attraverso la Tares e poi la Tari: basti pensare che negli ultimi tre anni (equamente divisi tra Pd e M5s) all’appello nelle casse comunali mancano 23.4 milioni di Tares (il record nel 2015 con 9 milioni).

Va anche detto che pure il sistema di dichiarazione delle inesigibilità dei crediti Tia non è che abbia brillato: basti ricordare gli articoli del Tirreno lo scorso dicembre in cui evidenziavamo una serie di palesi casi incongruenti, in cui il credito Tia era stato dichiarato oramai perso: un esempio su tutti i 9mila euro della motorizzazione civile o gli 8mila del consolato tedesco. Ma soprattutto il consorzio agroalimentare - società viva e vegeta - a cui sono stati abbonati 235mila euro.

Resta il fatto che secondo uno studio che il cda Iacomelli aveva commissionato ai suoi uffici, i crediti inesigibili ammontavano a 22 milioni e rotti. Che tra l’altro nella prima stesura del bilancio (quello fatto a giugno con 21 milioni di perdite) figuravano tutti.

Nel bilancio definitivo - quello approvato dal sindaco a fine novembre ma bocciato dai sindaci revisori e finito anche nel mirino della procura - invece quei 22 milioni di crediti inesigibili di colpo diventano 11.4.

E’ uno dei motivi per cui il collegio sindacale definisce “falso” il bilancio 2014 firmato dal sindaco e chiuso con 11.7 milioni di perdita (10 in meno rispetto alla prima stesura).

Perché la bocciatura dei sindaci? «Sia perché il mantenimento, sia pure parziale dei crediti Tia, non consentiva una rappresentazione reale e corretta della situazione patrimoniale della società, sia in quanto doveva ritenersi venuto meno il presupposto del going concern (cioè la continuità aziendale, ndr)». Per questi motivi - secondo l’organo terzo preposto al controllo contabile - «il bilancio doveva essere redatto secondo crtieri di liquidazione, dal momento che gli interventi finanziari ritenuti indispensabili per il mantenimento della continuità aziendale, pur essendo stati preannunciati da parte del socio unico (peraltro in misura patentemente inadeguata, non sono mai stati eseguiti».

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