Gioco
«L’incarico a Lanzalone elude la legge»
Sul tavolo del tribunale di Firenze la denuncia ( 59 pagine) dei revisori. «Consulenze spacchettate per non fare le gare»
LIVORNO. La consulenza da 150mila euro complessivi che Aamps ha affidato all’avvocato genovese Luca Lanzalone e al suo studio finisce sul banco del tribunale di Firenze. A portarcela è stato il collegio dei sindaci revisori dell’azienda, composto dal presidente Francesco Carpano e da Patrizia Del Tredici.
Secondo la denuncia dei revisori di Aamps, il maxi-affidamento di incarichi a Lanzalone (l’avvocato che, senza una consulenza formale del Comune, aveva scritto la revoca del cda Iacomelli poi firmata dal sindaco Nogarin e per la quale è in corso un’indagine della procura di Livorno per abuso d’ufficio) è una delle «gravi irregolarità» effettuate dall’attuale consiglio di amministrazione dell’azienda.
Che ora - in un dossier di 59 pagine redatto dall’avvocato Andrea Bartalena, docente di diritto commerciale all’università di Pisa - il collegio chiede al tribunale di eliminare d’ufficio, anche disponendo la revoca del cda in carica.
«PER LANZALONE SERVIVA UNA GARA». I sindaci evidenziano «la disapplicazione da parte del cda di Aamps della normativa prevista in tema di appalto di servizi legali, che invece avrebbe dovuto trovare applicazione».
In altre parole - secondo quanto ora è all’attenzione del tribunale di Firenze - lo studio Lanzalone è risultato «affidatario di una pluralità di incarichi di differente natura» per assistere su diversi fronti e costantemente Aamps. E quell’affidamento doveva essere dato in un pacchetto unico e essere oggetto di gara, anziché con incarichi divisi come è accaduto: 90mila euro per l’assistenza al concordato, 7mila euro per quella penale, consulenza nel diritto al lavoro per 34.500 euro. «E’ forte - scrive l’avvocato Bartalena - il sospetto che si sia in presenza di un unicum relativo a prestazioni di qualità identica, che è stato spacchettato in tre distinti affidamenti». E ancora: «Forte è l’impressione che l’ingente e complessa attività di assistenza legale sia stata opportunamente spacchettata in tanti servizi che singolarmente esaminati appaiono estranei all’applicazione prevista in tema di appalto di servizi legali e che conseguentemente possa essere stata elusa la procedura dettata per l’affidamento dell’appalto di servizi legali».
PERCHE’ I PRECARI NON POTEVANO ESSERE ASSUNTI. La denuncia del collegio sindacale al tribunale di Firenze intreccia altri fatti di attualità in questi giorni, come l’assunzione dei 33 precari per la quale il sindaco Nogarin è indagato per bancarotta fraudolenta dalla procura.
Il cda Iacomelli - ricorda il dossier - non aveva proceduto alla stabilizzazione «non soltanto per coerenza con il percorso del concordato preventivo, ma anche per la necessità di assumere preventivamente un parere legale in merito alla compatibilità dell’operazione con la situazione pre-concorsuale in cui versava Aamps».
Secondo il professor Bartalena il nuovo cda - nominato il 22 gennaio 2016 - «avrebbe senz’altro dovuto procedere ad un’attenta valutazione ed analisi delle pregresse vicende finanziarie». Il cda ha invece «deciso l’assunzione a tempo indeterminato di 33 lavoratori senza acquisire le informazioni attinenti alla situazione di conclamata crisi in cui versava la società».
Ricorda il dossier di Carpano che il 28 luglio 2015 il piano elaborato dal Comune per l’uscita dalla crisi prevedeva - oltre ad interventi finanziari - il risanamento aziendale mediante una serie di atti volti alla razionalizzazione e al contenimento dei costi.
«L’atto di indirizzo relativo all’assunzione dei cosiddetti precari andava invece nella direzione diametralmente opposta e soprattutto non era inserito in un piano industriale che potesse giustificare e renderne plausibile la stabilizzazione: né su di esso era stata elaborata alcuna analisi di compatibilità con la situazione di insolvenza e con l’accesso imminente alla procedura concorsuale».
Tra l’altro - aggiunge il dossier - il parere reso dall’avvocato Lanzalone è stato redatto il 25 gennaio e acquisito dagli amministratori solo il 2 febbraio, quindi dopo le assunzioni fatte il 26 gennaio.
Nel ricorso all’attenzione del tribunale fiorentino il professor Bartalena parla di «illegittimità o comunque inopportunità della stabilizzazione dei 33 dipendenti, quanto sino a che non fosse inquadrata in un piano industriale. E porta a conferma della posizione la lettera dei revisori dei conti del Comune del 9 febbraio e di 4 dirigenti del Comune in cui viene «rappresentata la gravità della situazione venutasi a creare in Aamps a seguito delle assunzioni con l’evidenziazione della nullità dei contratti di assunzione già sottoscritti».
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