Gioco
Iren pronta a investire 85 milioni Il Pd spiazza i soci: ok ma al 49%
L’azionista privato di Asa conferma il progetto: aumento di capitale per avere governance e dividendi Da Bacci e Franchi la controproposta della gestione duale che potrebbe metter d’accordo anche Nogarin
LIVORNO. I residenti di via Forte San Pietro, via del Pallone, via dei Bagnetti, piazza dei Legnami e di tutta la Venezia da trent’anni hanno un sogno: svegliarsi una mattina e scoprire che il Rivellino non c’è più.
Ora, come ha anticipato Il Tirreno nei giorni scorsi, c’è un progetto di Asa per spostarlo nella zona dell’ex Trw, liberando l’area delle vecchie mura medicee dal depuratore e restituendola alla città. Ci sono anche 10 milioni a disposizione. Ma all’azienda di via del Gazometro ne servono altri venti. Dove saranno trovati? Una soluzione c’è, ma è la politica che deve decidere se perseguirla o abbandonarla.
Si può partire da qui, da questa storia che riguarda centinaia di famiglie ma in generale il decoro di una città, il suo rilancio urbanistico e anche il rinnovamento di un’infrastruttura fondamentale, per leggere la partita in corso sul socio privato di Asa. Dove Iren - oggi al 40% - ha posto un aut-aut molto netto: raggiungere la maggioranza della società con un importante aumento di capitale oppure vendere la sua partecipazione ad un altro privato (sul tavolo c’è già un’offerta della romana Acea, che sta diventando monopolista in Toscana).
Ieri pomeriggio l’assemblea dei soci di Asa si è riunita ed è stata l’occasione per i sindaci dei Comuni azionisti per ascoltare la proposta della multiutility piemontese, già espressa in una lettera di fine aprile indirizzata a tutti i primi cittadini, e per fare le proprie controproposte.
Iren ha confermato la volontà di dare un senso alla propria partecipazione in Asa, arrivando al 51% in modo da poter avere la governance e incassare i dividendi sugli utili. Sul tavolo ha messo un aumento di capitale da 25 milioni per consentire ad Asa di partecipare alla gara delle reti-gas e acquisire il 25% del residuo di rete che oggi è posseduta da altri soggetti sul bacino dell’azienda. Si tratta di una cifra più alta del reale valore della rete residua, nella quale sono inclusi anche investimenti nel settore. Rispetto all’ipotesi che c’era fino a poco tempo fa di abbandonare la partita del gas, si tratta di un ribaltamento delle prospettive che rafforza il valore infrastrutturale dell’azienda e offre una potenzialità di investimento, perché Asa diventerà affittuario unico per i fornitori commerciali di gas.
Ma Iren ha annunciato l’intenzione di un investimento totale sul territorio di 85 milioni. Nel caso in cui il progetto di aumento di capitale andasse in porto, il socio privato metterebbe altri 28 milioni come extra piano d'ambito, rispetto al piano già previsto fino al 2018: si tratterebbe di liquidità aggiuntiva per il sistema idrico integrato che andrebbe a coprire richieste presentate dai territori ma non rientranti negli investimenti fissati ad oggi. E’ da questo pacchetto che arriverebbe anche una parte dei milioni mancanti per il trasferimento del Rivellino.
Altri 32 milioni giungerebbero invece da un autofinanziamento da investimenti sia sul fronte del gas che su quello idrico: l’ottimizzazione delle attività produrrà - secondo i conti di Iren - 32 milioni in sei anni che saranno rigettati nell'azienda.
C’è anche un rovescio della medaglia rispetto a questa pioggia di liquidità che la multiutility ha annunciato di far cadere su Asa. E’ la guida dell’azienda: con i 25 milioni di aumento di capitale la quota di Iren salirebbe al 51-52%, mettendo i Comuni in minoranza. Un aspetto che nei giorni scorsi era stato contestato dal sindaco di Livorno Nogarin (36% di Asa) e da quello di Suvereto Parodi (0.4%), che lancia in resta avevano intonato la battaglia per l’acqua pubblica rigettando le offerte di Iren, mentre il Pd aveva evidenziato l’ipotesi di una gestione duale col socio privato: i Comuni alla guida dei piani strategici, Iren nelle condizioni di poter incassare i benedetti dividendi - discrimen tra la sua permanenza in Asa o la sua dipartita - era la posizione dei sindaci dei Comuni Pd.
Che cosa è successo ieri? Chi si aspettava una presa di posizione di Nogarin o una controproposta - anche senza rilanciare l’utopistica ipotesi dell’azionariato popolare con cui rilevare le quote di Iren - è rimasto deluso.
La controproposta è invece arrivata dal sindaco di Collesalvetti Bacci (2.2% di Asa) che ha tentato un blitz inaspettato su cui Iren non ha chiuso le porte: ok all’aumento di capitale - è stata in sintesi la proposta di Bacci, poi appoggiata dal rosignanese Franchi - ma il socio privato si accontenti di restare al 49%. Il che gli consentirebbe comunque di presentarsi col controllo del bilancio e di incassare i dividendi. Ma lascerebbe ai Comuni il controllo delle scelte strategiche industriali, cioè il pallino del gioco su dove, come e quando investire.
Iren non ha chiuso la porta alla proposta del sindaco di Colle, ma non ha neanche detto sì. Così come non si è espresso Nogarin, che potrebbe non essere contrario alla proposta del Pd ma su questo si troverebbe a dover convincere la base. Se il piano-Bacci rappresenterà la svolta della partita che dovrà decidere del futuro di Asa, ma anche della gestione dell’acqua sul territorio, lo scopriremo il 26 maggio quando l’assemblea si riunirà di nuovo.
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