Il Tirreno

Livorno

Sindacati in guerra contro l'Asl: altolà alle prestazioni extra

Alessandro Farulli
Da sinistra: Simone Assirelli, Massimo Ferrucci, Paolo Camelli, Emilio Chierchia (Pentafoto)
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Da sinistra: Simone Assirelli, Massimo Ferrucci, Paolo Camelli, Emilio Chierchia (Pentafoto)

Il fronte di Cgil Cisl Uil con Fials e Rsu proclama lo stato di agitazione di tutto il personale: sospesi il lavoro straordinario e la “pronta disponibilità”. «Con i soldi dei dipendenti si finanziano i servizi»

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LIVORNO. Stato di agitazione di tutto il personale della ex Asl 6 di Livorno (che significa anche la provincia). Immediata sospensione delle prestazioni richieste in pronta disponibilità (immediata reperibilità del dipendente con l’obbligo di raggiungere la struttura nel più breve tempo possibile dalla chiamata) e in lavoro straordinario. Lo hanno proclamato tutte le organizzazioni sindacali, Cgil- Cisl e Uil, insieme a Fials e Rsu.

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Da mesi la vertenza con la direzione della Usl Nord Ovest va avanti (unica in Toscana perché nelle altre l'accordo è stato trovato) e a nulla è servito lo sciopero del 12 febbraio. I successivi confronti con la direzione, a fronte anche dell’aiuto da parte della Regione che ha stanziato per trovare un accordo 305mila euro per il 2014 e altri 305mila per il 2015, non hanno portato ad alcun risultato tangibile. Anzi.

«Dopo sette anni di contratto integrativo non rinnovato – dice Paolo Camelli (Uil) – che ha tolto 3mila euro a testa ad ogni lavoratore e con un piano assunzioni totalmente scollegato dalle reali necessità, quello che chiediamo è che la direzione non sfugga al confronto sui livelli produttivi: dal 2012, nei 4 ospedali, servizi e prestazioni hanno portato ad un aumento dei livelli produttivi del 15% a parità di personale, ovvero 2.976 lavoratori. A nostro avviso, quindi, ne servono almeno altri 100».

Una situazione limite, aggravata secondo i sindacati da un altro atteggiamento «incomprensibile e inaccettabile»: la direzione aziendale – affermano – risulta a tutt'oggi gravemente inadempiente sulle disposizioni contrattuali che la impegnano a presentare e concertare fabbisogno e motivazioni del Piano delle Pronte disponibilità e il ricorso allo straordinario nonché contrattare l'utilizzo delle risorse dei fondi contrattuali». Ma «a fronte di tale inadempienza permane un utilizzo improprio di tali istituti in numerosi servizi tra i quali i pronto soccorso, l'area psichiatrica, le aree mediche nei quali, tra ricorso a straordinari e pronte disponibilità, si attinge ai Fondi contrattuali per finanziare il bilancio aziendale. In altre parole – rileva Massimo Ferrucci (Fials) – con i soldi dei dipendenti si finanziano i servizi ed il bilancio».

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Si parla di «un prelievo forzoso nei primi mesi del 2016 dai Fondi pari a circa 200mila euro su base annua». Se però i problemi economici riguardano solo i lavoratori, le condizione di lavoro – sottolineano Francesco Redini (Cisl) e Angelina Ibelli (Cgil) – hanno dirette conseguenze sui cittadini. I servizi ovviamene ne risentono e si aumenta il rischio sicurezza. Il cosiddetto “rischio clinico”, ovvero la probabilità di errore.

A tal riguardo Redini denuncia anche «il silenzio delle istituzioni»: sia del sindaco di Livorno («non si è più visto dopo lo sciopero del 12 febbraio quando promise mari e monti») sia della Regione, in particolare l'assessore Saccardi («si è tirata indietro quando le abbiamo chiesto di farci da interlocutore»).

Ibelli ribadisce che «vogliamo salvaguardare i servizi ma non solo». Un esempio? «Si potrebbero aprire altre due sale operatorie, ma non si può fare perché manca l'operatore socio sanitario che accompagna il paziente nella sala. Così si allungano le liste di attesa e non si dà neanche occupazione».

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Un'altra situazione preoccupante causata dalla cattiva organizzazione del personale l'ha poi raccontato Daniela Boem (Fials): «I pronto soccorso sono ormai polveriere. Ma vorrei segnalare cosa accade in psichiatria: i nuovi turni lavorativi lasciano un buco di un'ora durante la quale nel reparto non ci sarebbe nessuno. Una pezza la mettono i lavoratori che aspettano il turno successivo, ma è chiaro esempio di come stiano le cose e come siano insostenibili».

Per Emilio Chierchia, Rsu ex Asl 6, «serve anche un interlocutore all'altezza dei problemi, una controparte affidabile e legittimata a portare a termine la vertenza per il bene dei lavoratori e della città».
I sindacati quindi hanno annunciato che promuoveranno entro fine mese un presidio dinnanzi al consiglio regionale richiedendo un incontro con il presidente della Regione e l'assessore al diritto alla salute e, separatamente, ai capigruppo in consiglio regionale. Inoltre, diffidano l'Asl Nord- Ovest ad assumere iniziative coercitive nei confronti degli operatori in stato di agitazione e invitano il direttore generale a convocare urgentemente il tavolo per riprendere le trattative.

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di Redazione web