Gioco
«Nogarin non confonda le acque gli avvisi non legati al concordato»
Il Pd attacca: «Gli indagati del M5s ora sono 10, ma lui deve dimettersi perché non è capace di governare» Bacci, Bellandi e Caruso: «Se ha fatto denunce le porti in consiglio e mostri alla città gli atti della procura»
LIVORNO. «Filippo Nogarin si dovrebbe dimettere per come ha gestito la città in due anni in cui non ha fatto niente, non per l'avviso di garanzia. Ha dimostrato a più riprese di non essere in grado di fare il sindaco». I segretari del Pd Lorenzo Bacci e Federico Bellandi e il capogruppo consiliare Pietro Caruso riportano lo scontro tra maggioranza e opposizione sul livello politico anziché giudiziario.
«Il problema di coerenza all'interno del suo movimento è palese - continua Bellandi -, continuano a chiedere dimissioni per chiunque, anche per chi non è indagato o sfiorato da indagini come il ministro Boschi, dovrebbero spiegarci perché a Livorno vale una regola diversa. Comunque se hanno scoperto il garantismo siamo contenti. Il problema vero è come governano».
Bacci aggiunge: «Potrebbe essere l’occasione di maturazione dei Cinque Stelle sulla base di un'esperienza vera di governo come quella di Livorno. Certo, se contiamo gli indagati cominciano a essercene un po’ tantini provenienti dai Cinque Stelle: il sindaco, l'assessore al bilancio, sei membri del cda nominati da Nogarin, l’ex consulente voluto anch’esso dal primo cittadino».
Ma non sono le indagini a muovere l’offensiva del Pd. Casomai è come i grillini, a livello nazionale e locale, «si stanno rivendendo i fatti», dicono Bacci, Caruso e Bellandi.
«Non è più accettabile sfruttare la buona fede dei cittadini con la storia di aver portato le carte in tribunale. Nogarin confonde il tribunale civile di via De Larderel, con quello penale di via Falcone e Borsellino - sostiene Pietro Caruso -. La procedura di concordato riguarda questioni contabili ed è stata presentata molti mesi dopo che le indagini partissero. La procura della repubblica sta indagando su Nogarin, Lemmetti e gli amministatori di Aamps per cose fatte nel loro ruolo, dal primo giorno di questo mandato amministrativo fino ad oggi».
Il capogruppo chiama Nogarin a rispondere del suo operato in consiglio (proprio stamani la conferenza dei capigruppo deciderà la convocazione dell’assemblea): «Chiediamo che venga a spiegare in consiglio quel che sta accadendo, quella è l’unica sede deputata - dice Caruso -. E invece il rischio è che diventi più importante convincere l'elettorato grillino che venire in consiglio comunale a spiegare. In consiglio chiederemo gli atti di tutto ciò che il sindaco sta dicendo e che non conosciamo: dunque l'avviso di garanzia e le denunce che dice di aver fatto. Ma è bene chiarire una cosa: gli atti che sono stati notificati non sono dovuti ai problemi di chi c'era prima ma a scelte che lui ha fatto».
E Bellandi aggiunge l’argomento: «Non c’è legame tra le denunce e gli esposti, che tra l'altro non risultano, e l’indagine della procura - dice il segretario comunale -. Nogarin continua a raccontarci la novella che l'avviso di garanzia gli deriva dagli atti di coraggio del salvataggio dell’azienda e dell’assunzionedei 33. Non è così, anche perché Aamps è lungi da essere salvata».
Sul ritorno dell’ipotesi di ristrutturazione del debito - ieri definita “non percorribile” da Aamps - il Pd è convinto che sia l’unica strada da percorrere, a prescindere dal fatto che farebbe decadere l’ipotesi di bancarotta fraudolenta per il sindaco: «Leggiamo che si vuol tornare a una proposta delle opposizioni - dicono Bellandi e Bacci -. Premesso che avremmo dovuto andare alla ristrutturazione perché è la cosa migliore per l’azienda città e l’indotto, non perché è conveniente per i guai giudiziari del sindaco, noi siamo d’accordo. Anzi, chiedevamo la ristruturazione anche per fare le assunzioni dei precari. Continuiamo ad essere favorevoli alla ristrutturazione: sarebbe la prima scelta razionale e se anche fosse accompagnata dall’imbarazzo del M5s, vedrebbe soddisfazione da parte del mondo reale, a partire dai creditori e dall’indotto. L'avevamo detto fin da subito. Certo, che con una retromarcia in questo senso non si capirebbe la defenestrazione di Gordiani e del cda Iacomelli. Se avessero ristrutturato fin dall’inizio, avremmo risparmiato un milione di euro in consulenze, tanto tempo e qualche avviso di garanzia, forse».
Giulio Corsi
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