Gioco
Gli ortodossi del grillismo «Deve dimettersi subito»
La prima crepa nel movimento si apre a Rosignano, nella città natale del sindaco La consigliera M5s Mancini: «Incarichi e consulenze agli amici, Nogarin peggio del Pd»
LIVORNO. «Andiamo sotto le finestre degli indagati del Pd a gridare “dimissioni dimissioni” e con un indagato in casa nostra facciamo finta di niente, anzi lo sosteniamo. Questa si chiama incoerenza, questo danneggia il movimento». Il richiamo alla compattezza in difesa di Filippo Nogarin lanciato da Beppe Grillo agli attivisti del M5s, inizia a fare acqua. La prima crepa compare a pochi chilometri da Livorno, paradossalmente proprio nella città natale del sindaco, a Rosignano, per bocca della consigliera comunale M5s Serena Mancini, che fu scelta come candidata grillina alla guida del Comune battendo proprio le ambizioni di Nogarin e che due anni fa superò il 17% dei consensi.
«Stiamo scherzando? - attacca Mancini -. La procura ipotizza il reato di bancarotta fraudolenta per un nostro amministratore e noi aspettiamo di vedere gli sviluppi dell’indagine? Mi dispiace constatare che a livello nazionale non ci sia attenzione nel salvaguardare la parte sana del movimento, gli attivisti e le persone che si impegnano per il bene del paese e delle loro comunità seguendo i principi con cui siamo partiti alcuni anni fa. Tutti noi dedichiamo impegno, tempo, lavoro e ci vuole coerenza con i valori e le regole che ci siamo dati. In questo caso la regola è chiara: vanno cacciati coloro che danneggiano il movimento e Nogarin ci sta danneggiando».
Va detto che tra Serena Mancini e il sindaco di Livorno da tempo i rapporti sono burrascosi, ma mai lei (a parte sulla nomina degli assessori due anni fa) aveva esternato le sue accuse fuori dai recinti insonorizzati del movimento. Ora però ha deciso di non tacere, a rischio di essere espulsa: «Nei Cinque Stelle tutti sanno, ma nessuno parla: qualcuno aspetta il contentino, tanti hanno paure di essere espulsi. Ma il distintivo di onestà non si regala: chi non lo merita come Nogarin deve essere cacciato a calci nel culo subito. Grillo ha buttato fuori persone per motivi più futili per interviste, guardate De Franceschi a Parma. Qui alla fine butteranno fuori me».
La Mancini ripercorre la storia politica di Nogarin. «A Rosignano lo conosciamo bene - racconta la consigliera M5s -, prima di venire nei Cinque stelle aveva provato a candidarsi col Centro, poi col Pd e quando venne nel M5s, prima spaccò il meetup, e poi quando il movimento decise di candidare me, si buttò su Livorno, dove in questi due anni al governo ha gestito tutto con arroganza, sgretolando il movimento. Lui e chi gli è andato dietro».
«E’ una figuraccia, una figuraccia», ripete. «E purtroppo - aggiunge - tutto si ripercuoterà a livello di voti. Ripeto: serve coerenza, abbiamo lasciato la politica dei piccoli passi, fatta selezionando le persone che ci devono rappresentare e non accettando chi veniva dalla vecchia politica proprio come Nogarin: gli altri partiti non lo volevano e l’abbiamo preso noi. Ditemi dove sta la differenza tra lui e il Pd, sono la stessa cosa. Anzi, il Pd avrebbe gestito meglio certe scelte».
La lista delle contestazioni dell’ex candidata a sindaco di Rosignano è lunga e molto dura, soprattutto se ascoltate con la sensibilità grillina. «Ho iniziato a contestarlo due anni fa, quando fece la scelta degli assessori - ricorda -. Nel bando per selezionare la sua giunta evidenziava una serie di caratteristiche, arrivarono 800 curriculum e invece chi scelse? Gli amici: a cominciare da Alessandro Aurigi, che aveva lo studio con lui, ma che disse di non conoscere, ad arrivare ai candidati di altre liste violando il regolamento che era stato fatto dal movimento. E poi l’amico-attivista Leone direttore del Goldoni, l’amico-attivista Dutti consulente al Goldoni, l’amico-attivista Morini come portavoce. Dove sono le loro competenze specifiche? Dare incarichi agli amici è in linea con i valori dei Cinque Stelle?»
Mancini continua: «Quando ci furono da scegliere i membri dell’Anci, Pizzarotti convocò una riunione con tutti i consiglieri eletti, in Toscana Nogarin ha scelto chi mettere, chiamando al telefono gli amici e contravvenendo a tutti i principi del Movimento. Tra l’altro non ne ha indovinata una visto che su quattro nomi scelti, tre hanno abbandonato il M5s».
Su Aamps l’accusa è dura e molto circonstanziata: «Nogarin dice di aver portato i libri in tribunale? Doveva portarceli due anni fa - attacca Mancini -. Io dichiarai che se fossi stata eletta avrei portato i libri di Rea con 17 milioni di debito, Aamps ne aveva 40 e abbiamo fatto finta di niente per un anno e mezzo. Nel frattempo Nogarin ebbe la buona idea di nominare Steve Jobs (Marco Di Gennaro, ndr), come lo definì lui, un attivista di Massa: i meetup si scatenarono, tutti gli dicemmo che doveva scegliere tra le competenze. E invece fece l’ennesimo errore. Mi chiedo dov’è la politica dei rifiuti-zero del programma Cinque Stelle. Dov’è il porta a porta dopo due anni di amministrazione? Nogarin non ha fatto niente. Eppure nel movimento criticano Pizzarotti che ha portato la differenziata a Parma al 70%, lo martorizzano perché non ha spento inceneritore. A Livorno l’inceneritore brucia esattamente come due anni fa, nonostante tante promesse di spegnimento. E’ un po’ come con l’Esselunga: Grillo girava con le carote e le zucchine sotto braccio coltivate dai contadini locali e Nogarin cosa fa: apre l’Esselunga. Probabilmente ha sbagliato programma».
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