Il Tirreno

Livorno

Rebus Asa: o Iren prende il 51% o vende le sue quote ad Acea

di Giulio Corsi
Rebus Asa: o Iren prende il 51% o vende le sue quote ad Acea

L’attuale socio disposto a investire 80 milioni in cambio della maggioranza. Nogarin conferma il no Ma il Pd lo incalza: «Usi il suo ruolo per portare a casa opere per il territorio da questa trattativa»

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LIVORNO. Non è un bivio soltanto politico, ma soprattutto strategico-industriale, quello che attende Asa da qui alle prossime settimane. Perché il socio privato rappresenta il motore dell’azienda di via del Gazometro e in ballo in questa partita che entrerà nel vivo martedì prossimo con l’assemblea dei soci (sempre che non venga rinviata come ha chiesto Nogarin), c’è la governance ma ci sono anche gli investimenti sul territorio.

E così sullo sfondo della battaglia ideologica sull’acqua pubblica, i comuni-soci, in primis Livorno col suo 36%, devono decidere: dire sì all’offerta di Iren di un aumento di capitale, dunque di un’iniezione di soldi freschi in Asa, che porterebbe le quote private dal 40% al 51%? Oppure rifiutarla e a quel punto accettare l’uscita della stessa Iren e l’entrata di un altro colosso delle multiutility, la romana Acea (presente già in quasi tutte le altre aziende toscane) al 40% dopo un esborso verso la stessa Iren di una cifra tra i 25 e i 35 milioni di euro?

Di fatto Iren da tempo punta ad aumentare la partecipazione in via del Gazometro per dare un senso alla sua presenza in Asa. Con la possibilità così di incassare i dividendi, ma con la disponibilità annunciata di discutere della governance e di lasciare ai Comuni un ruolo decisivo nelle linee strategiche, nella scelta degli investimenti e dei piani operativi. In sostanza accettando una gestione duale. Sul tavolo l’azienda torinese sarebbe disposta a mettere 80 milioni, di cui 25 per la gara delle reti gas.

E’ qui che si gioca la partita: i territori serviti da Asa accetteranno l’aumento di peso del socio privato in cambio di investimenti (a Livorno è in ballo la partita dello spostamento del depuratore del Rivellino, 30 milioni di euro di costo) o preferiranno tenere la maggioranza dell’azienda in mano pubblica in nome di un fattore ideologico da rispettare per non «tradire - dice il sindaco di Suvereto Parodi - il mandato che 5 anni fa 27 milioni di italiani hanno dato alla politica, ossia la gestione del servizio idrico integrato deve rimanere solidamente sotto il controllo degli enti locali»?

I fronti sono divisi: da un lato c’è Nogarin - appoggiato proprio da Parodi (0.4% di Asa) - che ha dichiarato che «l’acqua non può essere privatizzata» e che «non permetteremo l’aumento di capitale di Iren», finendo per accettare tuttavia lo status quo, accantonando la famosa idea dell’azionariato popolare («1 euro a cittadino per riprendersi Asa» fu la sua proposta sei mesi fa) e lasciando la maggioranza relativa comunque in mano al socio privato.

Dall’altra ci sono i sindaci del Pd, che invece ritengono la richiesta di Iren un’opportunità per il territorio, vedono con favore gli investimenti del privato in Asa e chiedono a Nogarin - in quanto socio pubblico più forte - di giocar bene questa partita a favore dei cittadini anziché restare a bordo campo e limitarsi ad un no a prescindere.

«Noi auspicavamo che il ruolo istituzionale del sindaco di Livorno, principale azionista tra i Comuni soci, emergesse sotto forma di un coinvolgimento costruttivo nei confronti dei sindaci degli altri comuni, anche in considerazione dei tre incontri che il sindaco Nogarin stesso ha avuto in queste ultime settimane con i vertici di Iren: un modo dunque per approfondire insieme analiticamente la proposta del partner industriale, nell'interesse delle comunità locali. Ci saremmo aspettati altresì dal sindaco del comune capoluogo un ruolo attivo dal punto di vista progettuale, invece né gli altri comuni, né tanto meno i cittadini, hanno vuoto modo di conoscere una proposta alternativa vera, sostenibile economicamente e forte industrialmente, da parte dell'amministrazione comunale di Livorno. Purtroppo invece dobbiamo prendere atto che il sindaco di Livorno ha preferito ancora una volta abdicare al proprio ruolo di player istituzionale, per indossare la casacca di capo partito», attaccano Lorenzo Bacci e Valerio Fabiani, i segretari dei democratici di Livono e della Valdicornia-Elba.

Bacci e Fabiani rimandano al mittente anche le accuse di Nogarin di incontri separati con il socio privato di Asa. Non negandole, ma ribattendo che proprio il sindaco di Livorno «ha incontrato più volte il socio industriale che non i sindaci degli altri comuni, a proposito di ruolo del pubblico...».

Insomma il Pd chiede a Nogarin di «discutere laicamente di prospettive così rilevanti per il nostro territorio, con l'obiettivo di portare a casa risultati concreti in investimenti e opere. Le sole affermazioni di principio non bastano: sono ombrelli gratuiti che non riparano neppure dalla pioggia di maggio».

«Non possiamo sottovalutare - aggiungono - la proposta che il consiglio di gestione di Asa sottopone a tutti i soci e che programmaticamente sviluppa un progetto di ulteriori investimenti necessari a tutti i cittadini dell'area per mantenere e migliorare i livelli del servizio idrico. Stiamo parlando di un'azienda che in soli sei anni ha investito oltre 130 milioni di euro in opere infrastrutturali, e su questo vorremmo che responsabilmente tutti i livelli istituzionali si concentrassero: non su tesi demagogiche, ma sulle irrinunciabili necessità infrastrutturali che possano contribuire a rendere competitivo e comunque più vivibile il nostro territorio per i cittadini, le imprese, gli agricoltori, gli operatori turistici».

Dal Pd arriva anche una risposta sul referendum: «Il risultato positivo del referendum sull'acqua del 2011 è stato il risultato del sostegno maggioritario del Pd al referendum stesso - dicono Bacci e Fabiani - La battaglia referendaria ha portato a disciplina a livello nazionale del servizio idrico integrato sotto l'autorità di Aegsi, la creazione dell'Autorità Idrica della Toscana con competenze rigorose nei confronti delle aziende di servizio, compresi livello degli investimenti, tempi di realizzazione degli stessi, determinazione delle tariffe, la conferenza territoriale dei sindaci per la definizione del cosiddetto piano d'ambito.

In questo e con questo si determina il controllo pubblico nel settore acqua: in nessuno dei tre livelli sono presenti le aziende che effettuano il servizio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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