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Nogarin è indagato «Abbiamo portato noi i libri in tribunale»
Si allarga ancora l’indagine sull’azienda dei rifiuti La Procura ipotizza reati finanziari tra il 2012 e il 2016
LIVORNO. Due sindaci, quello in carica e il suo predecessore, l’attuale assessore al Bilancio e due esponenti della vecchia giunta, tutto il consiglio di amministrazione in carica. E ancora: ex manager di Aamps, dipendenti della stessa azienda, dirigenti e funzionari del Comune. Con l’informazione di garanzia ricevuta ieri da Filippo Nogarin si allarga ancora di più la maxi inchiesta “Città pulita” aperta dalla Procura lo scorso anno sulla gestione della società dei rifiuti partecipata al 100% dal Comune di Livorno tra il 2012 e il 2016 e che oggi ha 35 milioni di euro di debiti e una richiesta di concordato preventivo in continuità depositata al tribunale fallimentare.
Una valanga giudiziaria di sospetti che investe il Partito democratico come il Movimento Cinque Stelle. «Ho lasciato i conti di Aamps in ordine», assicurava l’ex sindaco Alessandro Cosimi. «Abbiamo solo scomperchiato la pentola», ribatteva il primo cittadino grillino facendo riferimento ai danni fatti da chi lo aveva preceduto.
Oggi i nomi di entrambi compaiono tra quelli iscritti nel registro degli indagati. Diciassette, in tutto, le persone finite nei guai. Anche se c’è chi giura che il numero sia destinato a salire. E comunque il sindacato pentastellato non si mostra affatto sorpreso. «È evidente che ci siano ancora indagini in corso - scrive - tra l’altro promosse da noi stessi, visto che siamo stati noi a portare i libri in tribunale chiedendo ai magistrati di passarle ai raggi X. Speriamo di poter accedere agli atti il prima possibile per capire la condotta che ci viene contestata».
Certo è che le accuse ipotizzate dai pubblici ministeri Arianna Ciavattini e Massimo Mannucci, che hanno iniziato a lavorare con il nucleo tributario della Finanza dopo il dossier Ministero dell’Economia del 2013 che individuava dieci punti oscuri nella gestione dell’azienda, sono pesantissime. Vanno dal falso in bilancio alla bancarotta fraudolenta, passando per l’abuso d’ufficio, le false comunicazioni sociali, il peculato e la malversazione ai danni dello Stato fino all’indebita induzione a dare o promettere utilità.
Negli ultimi giorni alla lista dei primi undici indagati si sono aggiunti altri sei nomi: i componenti del consiglio di amministrazione di Aamps in carica (Federico Castelnuovo, Massimo Talone e Paola Petrone), l’ex presidente dell’azienda Aldo Iacomelli, la sua vice Francesca Zanghi e il sindaco pentastellato Nogarin che ieri dopo aver ritirato l’informazione di garanzia con l’accusa di bancarotta fraudolenta in concorso ha annunciato di essere indagato su Facebook scatenando una bufera più politica che giudiziaria.
Intanto però l’indagine della guardia di finanza va avanti. Proprio l’ex presidente Aldo Iacomelli, silurato a gennaio perché accusato dal sindaco di essere contro il concordato, nei giorni scorsi ha chiesto e ottenuto di essere interrogato dai magistrati per chiarire la propria posizione. Come lui anche altri dei protagonisti finiti nei guai hanno fatto la medesima richiesta alla Procura.
@fedelazzotti
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